Arduino: per saperne di più.
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Immagini da http://arduino.cc/en/Main/ArduinoBoardUno e http://arduino.cc/en/Main/ArduinoEthernetShield
Arduino: per saperne di più.
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Immagini da http://arduino.cc/en/Main/ArduinoBoardUno e http://arduino.cc/en/Main/ArduinoEthernetShield
Il sindaco di Adro1 incarna perfettamente quello che dicevo qui2:
non posso riconoscermi in nessun partito che consideri i cittadini come un blocco uniforme, indicandoli con dei singolari: la gente, il popolo.
Semmai i cittadini, le persone.
Curioso, d’altro canto, che “i preti” non siano “il clero”.
Chissà quanti cittadini adesso gli scriveranno per dire “non siamo tuoi”.
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Allure of The Seas
La Allure of The Seas, insieme alla gemella Oasis of The Seas, è la nave da crociera più grande del mondo. Varata alla fine del 2012. può ospitare 6.400 passeggeri. E’ in servizio per compagnia crocieristica norvegese-usa Royal Carribean
Da http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/31312712
Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori.
Poeti ed artisti in questa storia si possono benissimo identificare con gran parte della stampa scritta, parlata o televisiva.
Eroi e santi, a targhe alterne, ne sono venuti fuori una certa quantità.
Di navigatori ne abbiamo almeno tre tipi: quelli che vanno per mare, quelli che vanno per terra pur stando in mare, e quelli che stanno davanti ad un browser.
Di pensatori e di scienziati, s’è sentita la mancanza.
Con la scusa che lo scopo dell’informazione è informare ma il fine è venderla, i giornali per giorni hanno rilanciato qualunque cazzata volasse; l’hanno condita con ogni dettaglio irrilevante e squallido1, che fosse o meno tecnicamente plausibile non importa, ed hanno alimentato il solito tifo tra fazioni di non informati sui fatti.
E giù tutti ad esternare fino a Bertolaso2.
Ecco perché non ne ho detto prima, e non ne dico adesso.
Ho come la sensazione che di tutta questa vicenda l’unica cosa che resterà saranno le parole “cazzo” e “moldava”.
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Immagine da http://www.house42.com/wp-content/uploads/2009/12/civilta.jpg
Invece di riproporre il carillon sotto forma di e-Book…
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Da http://www.macrumors.com/2012/01/23/multi-touch-page-flipping-ebook-concept-shown-on-an-ipad/
Sento in giro un certo parlare dell’evento Apple di New York.
Come sempre accade per le confessioni, si fronteggiano estremismi opposti per cui alcuni non vedono le indubbie positività che iBooks Author e iTunes U propongono ed altri non vedono gli indubbi limiti che l’ecosisitema Apple e gli strumenti in sé non fanno altro che ribadire.
C’è una cosa indubbia, che mi pare di aver già detto chiaramente in un post precedente1: ad Apple dell’istruzione in sé non frega assolutamente nulla; l’unica cosa che le interessa è il giro di soldi che c’è dietro. Ora, ci sono molti modi per sostenere questa tesi.
Quasi tutte le aziende hanno dei programmi per l’istruzione che vengono chiamati Educational ed all’interno dei quali si trovano una serie di iniziative volte a trattare gli studenti e gli insegnanti in modi diversi (spesso vantaggiosi) rispetto all’utente/cliente generico. Spesso le aziende hanno degli Store dedicati in cui è possibile, previa identificazione come studente o docente ed in alcuni casi anche come ente no profit (come le nostre ONLUS), acquistare a prezzi inferiori.
Inferiori quanto?
Molto, abbastanza o poco.
Ora, se i primi sembrano voler marcare una netta, decisa tendenza a favorire gli studenti e gli insegnanti, e se i secondi comunicano ai clienti Edu una certa intenzione di venire loro incontro, cosa ci dicono quei prezzi che differiscono poco da quelli dedicati al pubblico generale?
Ci dicono che l’azienda che li pratica fa marketing senza badare realmente ai clienti del settore istruzione.
Tra queste aziende, da sempre, c’è Apple che pratica degli sconti al limite del risibile nel suo Store Education e solo marginalmente migliori negli store dedicati all’interno delle istituzioni educative. Potete verificarlo da voi andando sul sito.
Ora, se veramente quella annunciata da Apple fosse una rivoluzione, ma anche solo una evoluzione, del suo approccio verso il settore istruzione e se iPad dovesse davvero diventare la chiave di volta di quanto sta costruendo con iBooks 2 e iBooks Author, iPad 2 dovrebbe essere proposto a prezzi decisamente diversi a coloro che vorrebbero usarlo a fini formativi.
Quello che vedete nella foto in testa a questo post è il raffronto tra i prezzi normali e quelli Edu dell’iPad 2:
| Normale | Education | ||
|---|---|---|---|
| 16 | 484,00 | 16 | 484,00 |
| 32 | 584,00 | 32 | 583,99 |
| 64 | 685,00 | 64 | 685,01 |
| 16 + 3G | 605,00 | 16 + 3G | 605,00 |
| 32 + 3G | 705,00 | 32 + 3G | 704,99 |
| 64 + 3G | 806,00 | 64 + 3G | 806,01 |
Come si nota in alcuni casi i prezzi sono più alti.
Non di molto, di quel tanto che basta a ribadire il concetto.
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Se volete sapere come nasce una polistoria:
Progettare puzzle in un ebook1
“Pensavo che avresti avuto qualche idea brillante”
[Jean in Locusta Temporis2]Narrativa e interazione
Verso la fine del 2008, quando Fabrizio Venerandi mi parlò del suo progetto di dare vita a una Casa editrice specializzata in ebook e dell’idea di creare una collana di storie a scelte multiple (le “Polistorie”) iniziai a pensare alle nuove possibilità offerte da questa forma di pubblicazione.
Mi affascinava in particolare l’idea di creare una forma di racconto fortemente interattiva che, pur mettendo in primo piano l’aspetto narrativo, contenesse nella vicenda stessa situazioni complesse o enigmi simili a quelli dei giochi di avventura: una sorta di ibrido paritario tra romanzo e gioco.
Confesso che sulle prime pensai sarebbe stato difficile realizzare all’interno di un ebook, sostanzialmente costituito da un insieme di pagine immutabili, dei meccanismi che potessero risultare interessanti e non banali.
Fortunatamente mi sbagliavo.
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Parliamo dei libri scolastici.
Parliamo della legge che non consente di fotocopiarli se non in misura minore o uguale al 15%, del fatto che anno dopo anno cambiano la copertina ed i professori te li fanno ricomprare.
Parliamo del fatto che se ne usa, quando va bene, un 5% e del costo di trasportarti, stamparli e di energia e materie prime buttate al cesso.
Sembra la versione ottocentesca dei DRM.
E finiamo col parlare di COME sono scritti e di cosa c’è scritto dentro.
Ecco, i libri scolastici vanno bene così come sono?
No: http://www.ibs.it/code/9788838743153/tonzig-giovanni/cento-errori-di-fisica.html. Per esempio.
Parliamo dell’accordo quadro tra M$ e il MIUR?
Parliamo del fatto che, guarda caso, i professori in genere adottano il proprio testo? O I propri testi, buona parte dei quali restano intonsi?
Ricordo un professore di Geometria che adottava 5 suoi libri di testo, e faceva lezione sugli appunti che bisognava andare a comprare dietro Viale Ippocrate in copisteria.
Più che reprobo, reprografo.
Parliamo anche di un fatto: il libro è ancora lo strumento migliore d’apprendimento? Ovvero: è il libro che consente l’apprendimento o è l’esercizio, la montagna di esercizi, che lo consente? E i professori che ci stanno a fare? Bastano i libri, i computer, Internet per imparare? Perché ho come la sensazione che si guardi il dito.
Scuola Radio Elettra è stata l’università del futuro o la CEPU del passato?
Vogliamo parlare dell’evento Apple di ieri?
Bene, parliamo del fatto che Schiller ha detto quello che tutti noi sappiamo bene: la scuola statunitense è uno schifo. Gli statunitensi a livello mondiale hanno un livello d’istruzione che fa pena.
Probabilmente perché nessuno insegna loro il ragionamento, nessuno sforzo, nessuna fatica: della vita devi solo guardare le figure; tutto è televisione, tutto è videogioco.
Continuare a pensare che gente così ignorante, anche se magari tecnicamente preparata, ci venga ad insegnare qualcosa che non sia il modo più efficiente di produrre (in Cina) e avvitare una lampadina1, beh è questo che mi ferisce di più.
Per quanto mi riguarda, dopo la meraviglia e la magia di iWork.com, probabilmente questo resterà l’ennesimo annuncio senza seguito2, 3 fatto da Apple nella migliore delle ipotesi; nella peggiore contribuirà all’annientamento mentale dei suoi connazionali.
A quello dei nostri, invece, sta contribuendo da decenni una classe politica che vede nell’istruzione un costo sempre comprimibile, non certo Apple.
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Sulla EULA4, infine, vorrei ricordare che non è (era?!) possibile usare prodotti M$ (tipo Word, per dire) per parlare male di M$, tipo un giornalista (per dire). Ma il fatto che se vendi qualcosa, Apple voglia una parte del guadagno, considerato il costo infrastrutturale e quello di sviluppo del software, mi pare semplicemente un’ovvietà.
Finisco dicendo che ho fatto esami universitari i cui docenti mettevano a disposizione il loro testo in PDF. Non tutti i libri che scrivono, si badi, ma solo quelli necessari e sufficienti a sostenere l’esame con profitto. Se questo fosse un obbligo per i docenti che lavorano nello Stato, vivremmo in un paese migliore. E, come si nota, Apple in questo non c’entra, come non c’entra M$, Amazon, ecc.
Apple punta un mercato, molto, molto redditizio; nei paesi dove la scuola pubblica è un valore suppongo dovremo pensare a qualcosa di profondamente diverso dal mercato dell’istruzione.
E il perché ce lo dice Schiller: perché NON funziona.
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