Sventurata la terra che ha bisogno di eroi

19590607

Il farmaco salvavita che non arriva per mancato dialogo tra #pa: la vita salvata con intervento @LineaAmica @salutelorenzin chiama 803001

Questa è una brutta storia: è una storia in cui si vincono le battaglie ma si perde la guerra.

La storia è quella di un ministro (questo o un altro non fa nulla) costretto ad attivare una linea telefonica cui i cittadini, vessati dalle strutture metastatiche della PA, devono rivolgersi per ottenere quanto è loro.
Bene, il numero funziona, c’è una persona che sopravvive grazie a questo numero.
Battaglia vinta, la più bella battaglia che si possa vincere, quella in cui si salva una persona.

Però c’è la guerra, e questa guerra è persa.
Se una PA deve rallegrarsi del fatto che un struttura della PA riesca a far pervenire a chi ne ha diritto Il farmaco salvavita che non arriva per mancato dialogo tra PA, c’è qualcosa di allucinante.
C’è il totale smarrimento del significato autentico di PA.
La PA non è qualcosa che di tanto in tanto e per pura buona volontà di un singolo o di un gruppo, o per una coincidenza fortunata deve dare al cittadino quello che gli spetta di diritto, è proprio per dare al cittadino quella redistribuzione di risorse che deriva dalla forma di stato che ci siamo dati, che esiste (almeno dovrebbe) la PA.
È assurdo ed aberrante che si debba ricorrere ad una pur meritoria struttura di una PA per ovviare al mancato dialogo tra PA.
No, la PA, tutta la PA deve stare lì per quello.

Quindi io avrei criticato Linea Amica per aver risolto, grazie alla buona volontà del singolo, un problema tanto grave?
Premesso che ho rispetto per chi legge, ho detto tutt’altro: ho detto che questa NON è una bella storia.
Non è bello che i problemi li risolva la buona volontà e non coloro che, sebbene dovrebbero stare lì per evitarli (un cittadino malato, non ha certo bisogno che qualcuno glieli crei, i problemi, ne ha in quantità industriale di suo), in più glieli crea.

E se alla fine del “mancato dialogo tra #pa” non è responsabile la politica, e se tutto si è svolto in maniera formalmente corretta da parte di tutte le amministrazioni, e il cittadino trova occupato? E poi: da oggi quelle strutture della PA che non si parlavano e rischiavano di far mancare farmaci salvavita al cittadino, si parlano? E si parlano per tutti i cittadini e per sempre, d’ora in avanti?

L’amico del Jacquard

La_tela_di_Penelope_HR

Ho letto questo libro1, di ben 555 pagine, qualche giorno fa.
Farne una recensione è difficile, e non lo farò. Farò alcune considerazioni a lato del libro.

La storia dell’Alfa Romeo è stata accompagnata da due costanti: propaganda e fallimenti.
La prima, parte ai tempi del fascismo e dell’epica futurista, la seconda le è coeva; Alfa divenne statale. Erano dello stesso segno ed originavano nelle stesse stanze; l’Alfa non faceva utili, ma era utile a costruire un’immagine.
Poi, la propaganda dopo la II GM divenne comunista e il fallimento fu evitato (temporaneamente) grazie al Piano Marshall con i soldi del quale furono approntate le catene (novità, ottimo bersaglio sindacale) della Alfa 1900 (la prima a scocca portante – altra novità); solo che quella comunista fu contraria alla fabbrica, vista come un mezzo di sfruttamento e non per dare lavoro. Come che sia, la fine è ben nota.

Qui nessuno nega che la rivoluzione industriale abbia portato con se anche lo sfruttamento in fabbrica, è solo che, come ben sappiamo oggi, anche senza industrie in senso stretto ed i relativi impianti, è possibile la schiavitù a fini lavorativi. Sappiamo bene come nei paesi del Terzo Mondo ci siano persone che lavorano in condizioni di abbrutimento perché sono più convenienti dei costosissimi macchinari che servirebbero per sostituirli. E sappiamo bene cosa significhi nei nostri campi il caporalato, oggi.

Quello che sto dicendo è che la propaganda comunista dell’epoca non aveva come fine l’operaio ma il combattere il padrone2.
Questo libro ne è ulteriore prova: le rivendicazioni sindacali che hanno accompagnato l’Alfa per 30 anni (quelli coperti dal libro) l’hanno portata all’ennesimo fallimento (quello definitivo) e, sopratutto, hanno avuto come esito la chiusura degli stabilimenti del nord (Portello, Arese ed i satelliti). Prima di leggerlo (e anche considerando che è di parte, ma non di parte padronale), evitate di dare risposte preconfezionate. Leggetelo, poi vi sarete fatti un’idea.
Come che sia, se appunto l’idea era quella di distruggere l’industria, quella del sindacato è stata una vittoria piena.
Ed in questo ha avuto un aiuto fondamentale dalla politica.
Ma se per caso qualcuno pensasse che lo scopo del sindacato debba essere difendere gli interessi dei lavoratori, allora una fabbrica che chiude non è mai nel loro interesse.

Certo, nessuno nasconde (non l’autore) che ancora nel 1987 quando Alfa passa alla gestione FIAT ci sono “problemi di esalazioni nel reparto verniciature di Arese“; solo che in uno dei satelliti, un impianto nuovo di zecca e con criteri costruttivi innovativi in quanto se non sopratutto in merito alle condizioni di lavoro, lo sforzo del sindacato l’ha portato alla chiusura. Perché il personale doveva essere riassorbito ad Arese. Certo, era una questione di principio; i tumori al polmone tutto sommato appartengono alla medicina, non alla lotta proletaria.

Bene, leggendo il libro si capisce che le garanzie che oggi avremmo a livello lavorativo nascono e muoiono (donde il condizionale presente) lì.
Partono da lì, dallo Statuto dei lavoratori e vanno via via morendo.

Ovvio, non tutte le colpe stanno da una parte, non è mai così; infatti ho detto e ripeto che la politica ha messo sull’altro piatto della bilancia non un argine a queste derive, come sarebbe stato bene nell’interesse collettivo, ma uno spalleggiamento (poi rinnegato – mavà – al terrorismo) da un lato e clientelismo dall’altro.
Infornare per un trentennio, e fallire ben caldo.

Ecco perché oggi è così facile far passare l’idea che quelle garanzie siano il vero limite allo sviluppo, perché ci si dimentica sempre che, chi pure le ha promulgate, ne abbia poi abusato per primo.

* * *

Dicevo che non ho intenzione di recensire nulla.
Devo solo mettervi in guardia sul fatto che in maniera sentita ma completamente inutile di tanto in tanto l’autore ci ficca dentro il cattolicesimo.

* * *

Quello che invece intendo fare è alcune riflessioni che partono da dove il libro finisce.

Il libro finisce nel settembre del 1987, dopo 9 mesi di gestione FIAT, e dopo un anno (1986) di retroscena che portano la politica romana (anche qui, romana e si parla dei craxiani e dei demitiani, ce ne fosse uno romano…) e quindi IRI con Prodi a preferire FIAT a Ford.

L’idea che ci si fa, e probabilmente è corretta, è che i mesi di lavoro con Ford siano solo serviti a dare un capitolato a Fiat.
Leggendo quel poco che si sa dell’offerta Anglo-tedesca, parrebbe che l’idea di Ford sarebbe stata berlinone sportive, coupé e spider al Nord (Arese) e Fiesta al Sud (Pratola Serra).
Per gli alfisti questa è musica per le orecchie.
D’altro canto Romiti (l’unico romano, a parte quello padano con la maiuscola) andava dicendo (mai smentito da Ghidella che lo accompagnava), che l’interesse per Alfa era solo per il marchio, e tutti il resto era da buttare.
Come poi è stato.

Però, c’è un fatto che molti dimenticano.
Ford non aveva alcun interesse specifico in Alfa; i novanta furono quelli in cui tutti compravano tutto, così, tanto per fare massa critica.

  • BMW che compra Mini e Rover, poi Rolls. Rover: fallita.
  • Ford che compra Jaguar, Land Rover (e quindi Range): poi fa le Mondeo con scritto Jaguar, la manda (giustamente) fallita e infine rivende tutto agli indiani. Forse oggi Alfa sarebbe indiana. Intanto compra Volvo e controlla Mazda, ed anche qui la storia aiuta a capire: Mazda se l’è cavata per un pelo (usa ancora il 1.6 Ford, ma a breve nemmeno più quello) e Volvo ai cinesi.
  • Fiat che fa monnezza, Lancia presenta la K e sprofonda a livelli da speleologia nelle vendite; Alfa fa 156 147; in Lancia le ricoprono con una reinterpretazione della Trabant chiamate Lybra e Delta. Della K c’è anche una versione furgonata coupé Pininfarina, che la manda in bancarotta. Poi l’eutanasia della Thesis.
  • GM che compra Fiat, attraverso il famoso put, ma non ha i soldi per esercitarlo. Rischia il collasso per pagare la relativa penale (1,5 miliardi USD) e poi chiude Saab. Chiuderebbe pure Opel se non ci si mettesse lo stato tedesco attraverso i Länder. È di questi giorni la ritirata di Chevrolet dall’Europa.
  • Daewoo (tanto per guardare un po’ più lontano) che “fabbrica dallo stuzzicadenti alla portaerei senza soluzione di continuità”, fallisce3.
  • PSA si regge per ancora vent’anni sullo stato francese, e poi in questi mesi finisce per il 33% ai cinesi. Per ora.
  • Renault si salva grazie a Nissan. Curioso, quest’ultimo fatto, perché Alfa con Nissan aveva iniziato prima, con l’ARNA – Alfa Romeo Nissan Automobili e con la macchina omonima. Da molti considerata, forse non a torto, la peggiore macchina che si sia fregiata del logo Alfa4
  • Mercedes, ha comprato Crhysler, dando vita A Daimler – Crhysler; se non l’avesse abbandonata sarebbero fallite entrambe, vittime di un salasso continuo da parte della seconda nei confronti della prima. Invece MB uscì e Chrysler finì in bancarotta controllata; Mercedes, beh, la storia è nota. Curiosamente Chrysler è destinata a fare da secondo nome nelle fusioni, come è accaduto quest’anno in FCA – Fiat Chrysler Automobiles, ma in questo caso, alla fine è lei che ha “annesso una provincia debole™” top management a parte, che è simpatico ad Obama, e vedremo che fine fa alla scadenza del mandato di costui.

Insomma, è chiaro il perché molti abbiano preferito Fiat (compresi i sindacati che pensavano di poter continuare la rivoluzione proletaria, anche se Fiat fu probabilmente preferita proprio per aver assicurato la fine di un certo sindacalismo), ma non mi è chiaro perché avrebbero dovuto preferirle Ford, che avrà fatto piani di acquisizione più consoni ai blasoni dei marchi che acquistava, ma li ha sempre rigorosamente disattesi e mandati falliti. Una 164 su meccanica Mondeo non sarebbe andata meglio di quella che abbiamo conosciuto.

Quello che ci dice la storia è che, paradossalmente, le case automobilistiche del nord hanno chiuso tutto o quasi al nord ed hanno ristrutturato gli impianti del centro-sud.
Questi, che all’epoca della loro costruzione (e guarda caso erano quasi tutti Alfa, perché FIAT attraverso il lungimirante Avvocato aveva sempre sostenuto la completa inutilità dell’industria al sud, un po’ come Gates che parla dei 640 kb…) erano considerati ingestibili, sono diventati il modello industriale del WCM tanto caro a Marchionne.

Chissà com’è.

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  1. Immagine da a href=’http://www.fucinaeditore.it/it/libri/alfa-romeo-la-tela-di-penelope’>Alfa Romeo: la tela di Penelope | Fucina Editore.
  2. Volkswagen Italia festeggia i 60 anni. Ma pochi sanno che… | Il blog.
  3. Intendiamoci, non tutti vanno male: Toyota va alla grande (e forse per quello viene osteggiata in Cina); VAG e Mercedes vanno bene; BMW va bene, ma non a caso, per dirne una “BMW si dici non interessata ad Alfa.” nel 1986. E, non a caso, Marchionne insiste che Alfa non è in vendita, se dall’altra parte c’è VAG
  4. eDue – Dovrei odiarlo

Piumaggio autunnale

In questi giorni parte l’adeguamento dei cartelli per il costo del parcheggio che passa da 1 €/ora a 1,5 e come se non bastasse non è più possibile pagare a giornata o mensilmente.

Marino dall’Apple Store sulla V strada annuncia di essersi accordato con Jim per il nuovo stadio della Roma mentre questa città che sprofonda peggio di Venezia dopo anni di sindaci assolutamente inadeguati a tutto (con punte di ridicolo e di vergogna).

Abbiamo un trasporto pubblico da vergognarsi, una manutenzione stradale da sterrato Adventure di TopGear, ed aumentiamo il costo dei parcheggi, che restano terra di nomadi stanziali e parcheggiatori abusivi.

Può capitare, invece, che il parcheggio lo trovi ma costa un bel po’ di soldi. Anche in questo caso l’auto diventa un bel problema. Non parliamo poi se diventi ostaggio di bande di parcheggiatori abusivi a cui devi per forza pagare il pizzo oltre il conto del parcometro.

(…)

In un Paese dove sull’auto si pagano le più alte tasse d’Europa una situazione del genere è molto di più del cosiddetto “danno e la beffa”. L’idea per ridurre il traffico? Basta scoraggiare l’uso dell’automobile alzando i costi di gestione. Semplice no? Mentre il trasporto pubblico, proprio a Roma, resta il peggiore d’Europa. Della terza linea di metropolitana se ne parla dal 1990 ma per vederla finita (forse) si dovrà attendere fino al 2025. Si tratta di 35 anni, gli stessi che sono stati necessari per ricostruire quasi completamente una città come Berlino. Roma è così, prendere o lasciare. Vai fuori qualche giorno in agosto, torni in città e ti ritrovi a dover pagare il 50 per cento in più per sostare sulle strisce blu. A raddoppiare le tariffe basta una notte, a riasfaltare una strada o ricoprire una buca ci vogliono dei mesi. E figurarsi cosa può importare se per trovare un posto impieghi un’ora e lo paghi il doppio, pizzo compreso. L’auto? Lasciatela a casa che è meglio …

Il mio pensiero va al dopo Marino, che sarà un qualcosa che oggi non possiamo immaginare, ma pagheremo carissimo.
Come se fino ad oggi ci avessero regalato qualcosa, o ci avessero almeno restituito in servizi quello che paghiamo di CATIS, ovvero le tasse che buttiamo al cesso.

Intanto la politica nazionale dopo le asfaltature elettorali continua coi proclami e fa, per dirla con qualcun altro, un cazzo di niente.

Il futuro ci riserva, dopo il bagno di pece, una bel tuffo nelle piume.
E via a testa alta.

Da: Auto, nemico pubblico numero 1 a cominciare dalla capitale   – Repubblica.it.

* * *

P.S.: STRISCE BLU: RICORSO COLLETTIVO DEL CODACONS AL TAR DEL LAZIO: tutto bello, a parte il fatto che sul sito cercano

GRUPPI EMERGENTI MUSICALI
CABARETTISTI E CARATTERISTI
CHE VOGLIANO ESIBIRSI NELLA NS. TV

AVETE FILMATI PARTICOLARI O DOCUMENTARI INNOVATIVI EMERGENTI PER LA TV?

INVIATE LE VOSTRE PROPOSTE CON UNA EMAIL

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  1. eDue – Embè?! (Sono una bravissima persona)
  2. eDue – San Lorenzo (PUP)

Penis Report

Calcoliamo che ogni terapia innovativa e di sicuro successo per l’accrescimento del pene porti seco un accrescimento dimensionale in volume dell’1%.
Ricordo che se una superficie raddoppia le misure non raddoppiano, e analogamente il volume.
Per dire che non è lineare il rapporto tra volume e misure, ed è sfavorevole verso le misure.

Ok, calcolando lo spam che ricevo in materia, ed i presupposti suddetti, ad oggi le dimensioni stimate di circonferenza in sezione e lunghezza che avrei conseguito sarebbero circa quelle di un’autocisterna.

Senza rimorchio.
Pun intended.

iPhone 5 Battery Replacement Program

Apple has determined that a very small percentage of iPhone 5 devices may suddenly experience shorter battery life or need to be charged more frequently. The affected iPhone 5 devices were sold between September 2012 and January 2013 and fall within a limited serial number range.

If your iPhone 5 is experiencing these symptoms and meets the eligibility requirements noted below, Apple will replace your iPhone 5 battery, free of charge.

Replacement process

As of August 22, 2014, the replacement process will be available in the U.S. and China. In other countries, it will be available as of August 29, 2014.

Da iPhone 5 Battery Replacement Program – Apple Support.

Non più con la tuta integrale nera e la mascherina

Si vestono come i turisti o come gli abitanti del posto, scelgono i luoghi più affollati e hanno mani veloci e leggere che quasi non si sentono. Sono i pickpocket, i borseggiatori che rovinano le giornate di visitatori e abitanti di alcune delle vie più note al mondo. Alcuni scelgono l’autobus e altri preferiscono mercatini o spiagge. Da Londra alla Bulgaria, ogni città ha i suoi luoghi più pericolosi.

Che mondo, signora mia…

Da Borseggi, le strade più pericolose del mondo | Repubblica Viaggi.