Rilasciata Debian 7.0 “Wheezy”

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Dopo mesi di costante sviluppo, il progetto Debian è orgoglioso di presentare la propria nuova versione stabile 7.0 nome in codice “Wheezy”.Questa nuova versione di Debian comprende svariate caratteristiche interessanti come il supporto multiarchitettura, vari strumenti specifici per la creazione di cloud private, migliorie nell’installatore e un set completo di codec e programmi multimediali che eliminano la necessità di usare repository di terze parti.

Il supporto multiarchitettura, uno dei principali obiettivi per il rilascio di “Wheezy”, consentirà agli utenti Debian di installare pacchetti creati per architetture diverse sulla stessa macchina. Quindi ora si può, per la prima volta, installare sulla medesima macchina pacchetti creati per le architetture 32 e 64 bit e avere le relative dipendenze risolte automaticamente nel modo corretto.

Il processo di installazione è stato ampiamente migliorato: Debian può ora essere installata usando la sintesi vocale, utile per le persone affette da disabilità visive che non usano un dispositivo Braille. Grazie al lavoro congiunto di un gran numero di traduttori, il sistema di installazione è disponibile in 73 lingue, delle quali più di una dozzina è disponibile anche sotto forma di sintesi vocale.Inoltre, per la prima volta, Debian supporta l’installazione e l’avvio usando UEFI per i nuovi computer a 64-bit amd64, nonostante non sia ancora disponibile il supporto per “Secure Boot”.

Da: Debian — Notizie — Rilasciata Debian 7.0 “Wheezy”.

Adesso bagnati

Come sapete entrambi, non compro e non leggo più Il Fatto Quotidiano1,2,3, e ho invece purtroppo comprato e letto Adesso Basta di Simone PERROTTI4.

Uno dei due, cattivo, mi segnala la sua nuova fatica, recensita nel braccio femminile del giornale in argomento5.
Il nuovo libro si propone di spiegare il maschio italico, dando finalmente voce alla frustrazione femminile6:

O vanno a puttane oppure sono gay: il vecchio, trito stereotipo sembra amaramente corrispondere sempre più al vero. E allora “sono davvero condannate alla solitudine le donne che hanno un progetto in cui credere?”. La risposta è negativa solo se si sceglie la strada del compromesso, quello che le donne, a volte con rabbia, a volte con ironica saggezza, cercano di mettere in pratica: alcune diventano bisessuali per necessità; altre si accontentano di un uomo condiviso con altre, senza però la malinconia delle amanti di un tempo; altre ancora, al contrario, scelgono una poligamia che non riversi troppe aspettative su uno solo; altre infine – le cougar – scelgono ragazzi più giovani, soprattutto perché più romantici. Quasi tutte, in attesa della tanto invocata rivoluzione maschile, si consolano con dei giocattoli erotici (“è raro trovare una donna tra i trenta e i quarant’anni, e forse anche oltre, che non abbia il vibratore”). Un modo per archiviare non solo l’invidia del pene, ma soprattutto l’indicibile e frustrante fatica di cercarlo.

Almeno questa volta invece che recensirsi da sé hanno affidato il compito ad una femmina, che a quanto pare non aspettava altro per sfogarsi del fatto che le batterie si scaricano sempre il sabato sera ed i festivi.
Mi sento di anticipare alcuni titoli prossimi venturi:

- Melchiorre P. Cento colpi di tegola prima di andare a dormire.
- Avanti tetta. Manifesto per una rivolta sessuale.
- Poi ti spiego perché. Storia di Massimo detto Batacchio.
- Ufficio di scollacciamento. Una proposta per ricominciare a vivere.
- Adesso bagnati. Lasciare lo stronzo e cambiare vita. Filosofia e strategia di chi ce l’ha fatta.

* * *

  1. eDue – Informati(ci)
  2. eDue – Distrattorama™
  3. eDue – Adesso basta
  4. eDue – Adesso piantala
  5. eDue – Cretina display
  6. Il Fatto Quotidiano.it – “Dove sono gli uomini?”: nel libro di Perotti ‘quello che le donne ci dicono’

sudo call -Vf -casa < mamma.pho

Schermata 2013-01-03 alle 12.59.25

for x in rubrica . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libalpha/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libalpha\/include/\/include\/libalpha/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libbravo/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libbravo\/include/\/include\/libbravo/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libcharlie/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libcharlie\/include/\/include\/libcharlie/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libdelta/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libdelta\/include/\/include\/libdelta/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libecho/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libecho\/include/\/include\/libecho/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libfoxtrot/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libfoxtrot\/include/\/include\/libfoxtrot/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libgolf/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libgolf\/include/\/include\/libgolf/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libhotel/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libhotel\/include/\/include\/libhotel/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libindia/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libindia\/include/\/include\/libindia/’ $x; fi; done; for x in find . -name mamma; do grep -e “-I\$.HOME./libjuliet/include” $x; if [ $? == 0 ]; then sed -i ‘s/\/libjuliet\/include/\/include\/libjuliet/’ $x; fi; done;1

Ubuntu for phones. The superphone that’s also a full PC.
Non so perché ma mi ricorda tanto “Novoz™, il primo detersivo per i piatti che è anche un ottimo digestivo”.

* * *

  1. Libero adattamento NON funzionante da Longest dumbest bash command ever :)

Debian Testing 7.x sull’HP 620

Nota

Questo non è un post, direbbe Magritte: sono solo appunti, potete ignorarli. Li metto qui perché sono tutt’altro che segreti, ma sono rivolti ad una persona e questo è il modo più veloce per farlo.

Installazione

Da CD netinst del Debian-installer; poi abilitare contrib e non-free in /etc/apt/source.list.

Poi installare (eventualmente con apt-get install o da GUI dopo aver installato Synaptic, oppure con Installa Applicazioni di serie col sistema) i seguenti package:

arduino
build-essential
docky
exfat-fuse
exfat-utils
firmware-ralink
gnome-tweak-tool
ia32-libs
ia32-libs-gtk
synaptic
ttf-mscorefonts-installer

Poi:
Firefox 64 bit: http://releases.mozilla.org/pub/mozilla.org/firefox/releases/11.0/linux-x86_64/it/
Google Chrome Debian 64 bit: http://www.google.it/intl/it/options/
Google Earth Debian 64 bit: http://www.google.it/intl/it/options/
TrueCrypt: http://www.truecrypt.org/downloads

Se tutto è andato come deve, riavviate e

Oops ;)

Vedi anche

  1. eDue – Sta arrivando… (u) per eventuali problemi di audio; vedi anche bibliografia
  2. eDue – Stampare su una stampante USB condivisa con Apple AirPort Express 2011 con Debian 6.x

Stampare su una stampante USB condivisa con Apple AirPort Express 2011 con Debian 6.x

Lanciare Synaptic1

cercare “bonjour

installare

libavahi-compat-libdnssd1

aprire un browser

andare su http://127.0.0.1:631/

aggiungere la stampante, connessa alla porta USB della AirPort Express2 che risulta come “di rete”.

Funziona.
Provato sul famoso HP 6203.

* * *

  1. Wikipedia.it – Synaptic
  2. Apple.it – AirPort Express
  3. eDue – Sta arrivando… (u)

Sta arrivando… (u)

Eccolo:

HP 620

Modello WT243EA T6670 2GB 320GB 15.6 (Win7 Pro ma presto, molto presto, verrà piallato a favore di una Debian 6.x1)

Processore Intel Core 2 Duo T6670 @ 2,2 GHz2
Memoria RAM 2 GB (8 GB Massima)
Hard disk 320 GB
Card reader 2in1
Display LCD 15.6" 1366 x 768 LED (16:9) Antiriflesso
Scheda video Intel GMA 4500MHD
Memoria VRAM dedicata No
Webcam Si
Scheda audio integrata
Supporto ottico DVD±RW DL
Porte di comunicazione 3 USB 2.0; 1 HDMI; 1 ingresso microfono stereo; 1 uscita cuffia/linea stereo; 1 alimentazione CA; 1 RJ-45; 1 monitor VGA esterno
USB 3
VGA esterna Si
HDMI Si
Scheda Ethernet 10/100 MB
Standard WiFi 802.11/N
Bluetooth 2.1
Prezzo € 265,00 + IVA = € 320,653

Sostituisce il vecchio HP 5304.

Problemi con l’audio

Di tanto in tanto Debian aggiorna qualcosa lato ALSA subsystem, di cui nella Squeeze sono forniti i driver 10.0.23* che NON vanno bene per questa macchina.

La soluzione è banale: quando sparisce l’audio ed ogni periferica che faccia riferimento all’audio dai vari pannelli di configurazione, basta reinstallare (dai sorgenti) i driver ALSA.

Si fa così5:

  • si scaricano i sorgenti del driver ALSA dal sito dell’ALSAProject
  • si va nella cartella espansa e si dà ./configure
  • se configure s’incazza, si installano le linux-headers per la propria configurazione con sudo aptitude install linux-headers-`uname -r`
  • si ricomincia|continua con l’installazione:
  • ./configure --enable-dynamic-minors
  • make
  • sudo make install-modules
  • in coda al file /etc/modprobe.d/alsa-base.conf si aggiunge options snd_hda_intel model=hp
  • si riavvia

Per stampare su una stampante USB condivisa attraverso una Apple AirPort Express, si fa così6.

* * *

  1. Debian – 6.x “Squeeze” amd64
  2. Intel™ Core 2 Duo T6670 – Specifications
  3. Syspack.com – WT243EA T6670 2GB 320GB 15.6 Win7 Pro (è un sito commerciale, NON è un consiglio, lo cito e basta)
  4. Roam – Windows Vista e Linux Ubuntu 7.04 su un HP 530
  5. CrunchBang Linux Forums » Help & Support (Stable)
    [SOLVED] No sound through speakers ma il link ad ALSA non funziona, usate quello che trovate qui sopra nel post
  6. eDue – Stampare su una stampante USB condivisa con Apple AirPort Express 2011 con Debian 6.x

I am what I am because of who we all are

Sempre a proposito di Linux e dintorni, leggevo stamattina di un utente che torna a Debian da Ubuntu.

Ricordate che Ubuntu era una Debian, ma una Debian senza nessuno dei vantaggi delle Debian.
Oggi continua a dire di essere una Debian, un po’ come alcuni giornali dicono che in Italia non c’è alcun pericolo per la democrazia.
In realtà Ubuntu dovrebbe avere dei parametri di default conservativi e rivolti all’utente che non sa nemmeno cosa sia un SO.

Quindi l’utente root esiste ma non è attivo a livello di shell e quindi l’utente di default, che è una specie di admin impotente, fa parte dei sudoers e basta.
Volendo abilitare root gli si attribuisce una password come in
sudo passwd root
E da quel momento si può fare su invece di sudo.
Pochi caratteri in più e root ha anche accesso all’interfaccia grafica.

Ora, se questo fosse il problema, non è che non si dovrebbe usare Ubuntu per questo.

Il post che citavo all’inizio parla di libertà, di free as in freedom e non free as in free beer, e alcune cose free as in gnente perché si pagano.
Parla di copyleft e copyright, parla di delusione delle community verso una corporation, che mi pare una cosa abbastanza ridicola.

In realtà il problema vero di Ubuntu è che ad ogni aggiornamento (che è semestrale, malgrado tutto e cascasse una pannocchia…) infilano nella distro una quantità di regressioni e soprattutto una infinità di pacchetti instabili, alcuni nelle prime fasi di beta, solo per poter avanzare la versione/il rilascio e sembrare freschi, in modo da convincere orde di onanisti a sdraiare i server della distro non appena annunciata, infilando ogni volta qualche cavalluccio di Troia come ultimamente UbuntuOne.

Stranamente, se gli onanisti hanno melucce luminescenti e si spellano i ditini a predire il nome del futuro tablet, sembrano bambini deficienti perché Apple vende e non regala; se invece sono ubuntiani e fanno il record di download nella prima mezz’ora son cose belle.

Accadde con Firefox 3.x beta che aveva delle vulnerabilità di sicurezza da paura, accadde con OpenOffice 3.x che era in realtà la prima beta, accade con i driver video (è accaduto anche a questo giro con le NVidia).

In sintesi la distro che si è eletta (alla maniera di Arcore, per acclamazione) come quella destinata all’utilizzatore finale e non ai power users, è quella che periodicamente li espone alle peggiori inchiappettate.

Quando col tempo i buchi vengono chiusi, esce una nuova versione con un nome del cazzo di due parole che cominciano con la stessa lettera, tipo Vera Vulvia o Piso Pisello, Lince Lucida o Minchia Metallica, ecc. e tutto da capo.

A ben vedere è esattamente l’opposto della Debian da cui deriva, che quando è Stable significa che al massimo vedi cambiare il patchLevel, ovvero da 5.0.4.12 a 5.0.4.13.

Comunque sì, Ubuntu va evitata.
Evitatela per un ragione o un preconcetto a piacere, ma evitatela.

E non la deve evitare l’utente scafato che la evita già o evita di usarla per cose serie, ma va evitata proprio da parte dell’utente sprovveduto, che assume rischi senza saperlo.

Per il resto sulla maturità dei sistemi operativi e sull’evitare l’installazione precoce, ho già detto in più occasioni.

P.S.: Il titolo del post è la traduzione ad sensum di Ubuntu in inglese, tratta dal loro sito.