La nuova buttmarklet fa meno cose e le fa male

Nell’ottica di migliorare il fantastico prodotto che è WordPress e renderlo merdaviglioso ogni giorno di più, hanno cambiato la bookmarklet “Pubblicalo”.

Nella nuova versione, non solo il codice della versione solo testo è in font proporzionale (e non monospaziato come dovrebbe, dai tempi di COBOL, CICS e DB2), ma la fonte (ripeto la fonte, OK?!) da cui avete tratto il pezzo che volete citare per la pubblicazione viene

  • circondata con un <P>aragrafo inutile
  • prefissata non più da “via” senza spazio come la precedente versione, bucata e più volte segnalata, ma da Sorgente che pare una traduzione fatta da un cinese dall’inglese source

Non contenti, nella nuova merdlet non funziona più la condivisione automatica.

La procura indaghi anche sulla qualità dell’aria

Dinamica da chiarire

Sul posto sono giunti i vigili del fuoco, il 118 e la polizia municipale. I pompieri hanno dovuto segare la carrozzeria della Porsche, da poco immatricolata, per liberare il conducente. Ma le sue condizioni sono apparse subito disperate. I vigili urbani hanno chiuso al traffico un tratto della Colombo. Le indagini puntano ora a ricostruire la dinamica dell’incidente. Sarà analizzato anche l’asfalto prima del punto di impatto contro l’albero per trovare conferme su una presunta disconnessione sulla strada che potrebbe aver fatto deviare il percorso della vettura. Ma si tratta solo di ipotesi.

Della velocità che serve a ridurre una macchina in quel modo diciamo niente?

Da Claudio Salini muore in un incidenteSchianto nella notte sulla sua Porsche – Corriere.it

Grazie Matteo

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Vince con Rossi la nuova Italia di Renzi, l’uomo che ha risolto i problemi dei lavoratori, ha alleviato il peso delle tasse, contenuto le migrazioni di massa. Solo i gufi possono negare che questa nuova Italia risplende nel mondo con un un nuovo fulgore. E tutto per merito della lungimiranza del PD e del nostro Premier, in barba ai razzisti salviniani e ai buffoni grillini. Grazie, Matteo, per questo ennesimo trionfo della nostra Italia! Se non temessi di apparire retorico, cosa che repelle alla mia natura, al mio DNA, direi che Renzi ha supervisionato il motore di Valentino, dandogli nuova linfa!

Un giorno incontrerò la fata, che esaudirà ogni mio desiderio con l’uso della bacchetta magica.
Ma qualunque desiderio davvero?
Davvero.
Allora, voglio sapere, nel 2015, a cosa cazzo servono i commenti agli articoli di “giornale”.

Il virgolettato su giornale dovrebbe essevi chiaro leggendo l’articolo Motogp, capolavoro di Rossi a Silverstone, poi Petrucci e Dovizioso – Repubblica.it

Dateci un maledetto buco

Vincono gli smartphone. In tutto questo ce n’è anche per CarPlay e Android Auto, appena sbarcati su alcuni modelli (Audi, Chevrolet, Hyundai) e in arrivo su molti altri (Audi, sulla nuova Opel Astra): ebbene, stando a J.D. Power un quinto degli intervistati non è interessato ai sistemi di mirroring per smartphone, un dato che farà inarcare qualche sopracciglio dalle parti di Cupertino o Mountain View. Stessa sorte per l’assistenza a bordo (OnStar, per fare un esempio) e i comandi vocali per dettare testi, con una percentuale di disinteressati che sale al 23 per la Generazione Y, quella dei millennial. La spiegazione, come detto, c’è: “In molti casi gli automobilisti preferiscono usare il proprio smartphone o tablet – sottolinea Kristin Kolodge, direttore del progetto J.D. Power – I dispositivi mobile rispondono ai loro bisogni, sono precisi e garantiscono una certa familiarità”. La traduzione in soldoni è una vera tegola per le Case: in pratica, i Costruttori “stanno investendo miliardi di dollari per funzionalità che non vengono utilizzate” dalla loro clientela.1

Sono anni che lo dico, e non solo qui, ma anche™ a qualcuno che conosco e che lavora nelle case automobilistiche.
Tutto quel ciarpame elettrico che popola le autovetture moderne, non serve ad un cazzo.
E non parlo della sofisticatissima provvidenziale benedetta elettronica applicata alla dinamica del veicolo ed ai motori, ma di tutte quelle colossali stronzate di cui sono infarciti gli abitacoli.

Intanto perché sarebbe vietato parlare al cellulare tenendolo in mano mentre si guida, ma non pare sia vietato programmare in assembler su un touchscreen da 5″ per alzare la temperatura del climatizzatore. Non è che è vietato parlare al telefono mentre si guida perché lo Stato ci vuole meno pettegoli; è per autoevidenti motivi di sicurezza.
Bene, quel che sfugge è perché tutte le stronzatone, che non siano telefonia cellulare mi raccomando, in auto sono non solo permesse ma perfino cool.
Premium.

E quando dico stronzatone lo dico per una serie di fatti:

  • manca il feedback tattile, quello che ad esempio ti può dare una manopola che gira, un pulsante che indietreggia a seguito di una pressione, ecc. Questi feedback ti consentono di non staccare lo sguardo dalla strada, ovvero una maggior sicurezza
  • sono fatti di tecnologia vecchia, obsoleta, per motivi imprescindibili: deve durare, vivere in condizioni estreme (macchina lasciata sotto al sole nel parcheggio di Catania-Fontanarossa per dieci giorni, hai presente? Sauris d’inverno, ecc.) e quindi deve avere dietro le spalle un lungo, dimostrabile record di affidabilità. Non è un caso se sulle stazioni spaziali si usano ancora i PowerPC G3
  • impossibilità di aggiornare con la frequenza necessaria; un po’ perché appunto è vecchiume, un po’ perché le case vogliono avere il controllo di chi sei e che fai e quindi ti costringono ad andare in officina. E però non vogliono che si sappia che fanno schifezze e quindi se va bene fanno di nascosto le migliorie in occasione dei tagliandi; che sono sempre più rari perché nel frattempo la tecnologia della meccanica – state per leggere una frase forte – evolve con più rapidità
  • le case vogliono farci i margini che non fanno sul resto; quindi ti fanno pagare questa immondizia come fosse oro
  • le case non hanno NESSUNA cultura informatica, nessuna attitudine all’usabilità ed all’ergonomia (spesso in generale ma in particolare nell’ambito dell’) informatica. Comprata da fornitori preoccupati solo di dimensioni DIN e CAN Bus, al ribasso
  • la virtualizzazione delle interfacce è un risparmio per chi fabbrica l’auto, ma è un costo addossato alla collettività.

Tutta questa merda è non solo inutile, non solo è la fonte principale di problemi delle “moderne” autovetture, non solo è pericolosa, ma sopratutto: è merda.
E nessuno vuole toccare la merda.
E nessuno, che magari ha sputato sangue per imparare tre cose sul telefono, perché non tutti sono informatici, nessuno vuole leggere trecentonovanta pagine del comodo manuale dedicato all’infotainment della macchina.
Io non faccio il DJ, io uso la macchina per andare da A a B.

Ma tutti siamo variamente innamorati dei nostri smartphone.

Bene, lo ridico per l’ennesima volta: tolte tutte le cose che DEVONO avere un feedback tattile come clima, fari, volume e preselezioni radio, ecc., cortesemente dateci un buco al centro del cruscotto, DIN per l’amordiddio DIN, nel quale possiamo mettere come accessorio una cornice dotata di un connettore di alimentazione per il nostro stracazzo di telefono, di iPad, di iPad mini, cazzi nostri, ok?!
Lì sopra abbiamo tutto, compreso il navigatore che non sembra un bancomat, la connessione cellulare, il WiFi, la musica, la rubrica, i comandi vocali, le foto del pupo, le app per il traffico, la collezione di sise, tutto quello che vogliamo avere sempre appresso.
E sapete cosa?
Ce lo portiamo sempre appresso.

Pensa che bello, invece che perdere tempo a progettare ed integrare cazzate nei cruscotti, noi vi chiediamo un buco.
Sul quale non dovete fare manutenzione, non dovete fare richiami, non rischiate di trovarvi davanti al ventilatore qualora si venisse a scoprire una falla di sicurezza e fate pure soldi perché quando cambio telefono, devo venire a cambiare il buco.

Se le case non lo capiscono e buttano soldi, cazzi loro; ma che il legislatore non capisca che tutta questa merda in macchina va vietata almeno quando essa è in movimento sono sonorosissimi cazzi nostri.

* * *

  1. Il rapporto J.D. Power – Flop Per La Tecnologia Di Bordo: “Gli Automobilisti Non La Utilizzano” – Quattroruote

Rewriting the enormous theorem

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“This was an attempt to produce something that was analogous to the periodic table for the elements, for all the groups,” explains Solomon. “But the special challenge in maths that you don’t have in chemistry, is that in chemistry no one tries to prove you’ve discovered every possible element. Next year someone might discover a new element and nobody would be embarrassed. But if next year somebody discovers a new finite simple group, a lot of us will be somewhat embarrassed because we claim we can actually prove we know them all!”

Da Rewriting the enormous theorem | plus.maths.org da cui è tratta l’immagine.

Le offerte PTSN

Le offerte PTSN – Poi Te Se’Nculamo – dovrebbero, credo, nelle intenzioni di chi le concepisce (o forse dovremmo dire le caca) invogliare un potenziale cliente a diventare un cliente.

Forse funzionano, ma personalmente, le offerte a tuttoincliso per i primi 6 mesi, tuttogratis per il primo anno, nonpaghilattivazione fino al 30 settembre, 12mesiaprezzofisso e il primo semestre è gratis, un mese di domeniche e i festivi tutto al 50%, ecco io le offerte PTSN no.

Dice, ma mica è detto che poi.
Ma manco che no.

Il primo, di tutti

Il candidato alla redazione vaccate, oggi, si cimenti in un titolo ad effetto sull’informatica

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Announced in January 1986, the Mac Plus was the answer to complaints that the original Mac was not expandable. It doubled the ROM of the 512k from 64 kB to 128 kB, and increased the RAM to 1 MB (expandable to 4 MB). It was the first Mac to include a SCSI port, allowing for a variety of external peripherals, and was the first mac to use the now familiar platinum case color (although it initially shipped in beige). The Mac Plus originally sold for $2600, and was sold to educational markets as the Mac Plus ED.

Da apple-history.com / Macintosh Plus.

P.S.: tralascio per pietà lo ZX 81, gli ZX Spectrum 16 e 48K, i Commodore VIC 20 e C64, il Sinclair QL JM, JS e MGI, lo ZX88 della Cmbridge, l’Olivetti M10, il Nec V20 (overclockato, eh?!)…

Fammi spazio

  • Nero cor vino
  • La nave Alvaro
  • Tozzetto Alvino
  • Gas ner vino
  • Camera ar dente
  • Bionda con turbante
  • Acido l’attico
  • Che dio tassista

Altre note biografiche

Sono nato e cresciuto nell’ufficio di mio padre, almeno per quella parte della giornata in cui non ero dalle suore tedesche. Un giorno mio padre divenne capoufficio e io transitivamente bersaglio di squittii e carezze; il tutto finì presto, perché una cogliona complimentosissima che diceva “Madonna com’eè cresciuùtoo” ogni volta che mi vedeva si è sentita rispondere “me l’hai detto anche un quarto d’ora fa e da allora sono solo andato al cesso”.
Io divenni quel mostro del figlio del capoufficio e vissi in beata tranquillità.

Nido dalle suore svizzere, asilo e elementari in scuola bilingue di suore tedesche; finii dalla Superiora per aver detto tra me e me, ma con volume udibile “e chissenefrega” quando Madre Ruth mi disse che il lavoro a uncinetto era un skifo. La superiora mi ripeteva “ma ti renti konto?! ti renti konto?!”.
Tornai a casa e lo raccontai a mio padre che si cavava il sangue per mandarmi a scuola lì. Il giorno dopo, in perfetto silenzio com’era uso quando era davvero incazzato al calor bianco, mi accompagnò a scuola, mi lasciò in classe poi si diresse con passo fiero verso l’ufficio della Superiora. Entrò senza bussare (mi dissero poi con sconcerto) e sciabolò il repertorio di bestemmie e bassezze da caserma che la lunga militanza politica gli aveva dato, a volume da Caruso.
Ancora adesso se incontro qualcuno dei miei coevi che frequentarono la scuola allora mi dicono di quale scandalo fece papà e che la cosa fece il giro delle mamme che ci marchiarono come poveri (quello sempre) e lebbrosi.

Da allora fui molto fiero di mio padre. Però non mi accettarono dai preti (il che mi salvò la vita, credo, perché o finivo nella nera romana come quasi tutti lì dentro o avrei posato salutando romanamente e nella nera ci sarebbe finito papà, con trascorsi da pugile e buttafuori al Teatro dell’Opera). Si disse che lo scandalo di cui sopra ed il rifiuto dell’iscrizione non fossero proprio scollegate.

Alle medie, scuola pubblica finalmente, imparai la quarta lingua, il romano, quella di cui vado fiero.

There’s a GAC For That

At Appbot we get to see a lot of app icons while providing insights into app reviews.

In the past I have studied everything from app descriptions, to screenshots, to names, to countries. The one that has always really interested me most was app icons, but I never came up with an idea on how to really study what is effective.

Recently I stumbled across a cool Ruby library called Miro that extracts the dominant colors from an image.

Finding the dominant colors of apps shows some really interesting results.

In questi giorni gira molto la notizia che Apple stia imponendo a coloro che vogliono vendere prodotti nel suo Retail Store, non solo il colore, ma anche angolazione delle immagini sulle confezioni. Adesso si scopre che i colori delle app sono quasi sempre gli stessi un po’ ovunque.
Ma va?!
È talmente tanto #GAC che l’applicazione per la lettura delle news che sostituirà Edicola finora ha ricevuto una sola critica: che colore del cazzo per l’icona.

Da The Colors Of An App Icon — It’s An App World — Medium.