Colpa o merito tuo

La scherma non è uno sport, è uno strano stile di vita. Non c’è un arbitro cornuto, non c’è un bastardo che ha comprato l’incontro o che l’ha venduto, non c’è un riflettore messo male che t’ha abbagliato, non c’è un avversario che ti guarda male, insulta un tuo parente o fa le smorfie per distrarti. Non c’è la neve troppo soffice o troppo dura, non c’è un meccanico coglione che non ha stretto la fascetta o una giapponese che ha sbagliato la mescola. Non c’è uno del pubblico che tossisce quando batti e non c’è quella zoccola dell’avversaria con la gonna troppo corta e tu che non sei indifferente lì a distrarti. Non c’è troppo sole o troppo freddo e non piove mai. Non c’è la prova tivvù e non c’è la moviola. Non ci sono chiappe al vento né sise che sfuggono al trattenimento, non ci sono impennate da brivido né sorpassi al calor bianco, non ci sono fenomeni, apparentemente, ma non arrivi a certi livelli se non lo sei davvero, qualcuno.

Ci sei tu e ce n’è un altro dall’altra parte, nelle tue stesse condizioni.
Se hai vinto non hai avuto culo; se hai perso non meritavi di vincere.
E dopo, comunque sia andata, sei sempre tu, anche un po’ di più di prima.
E se hai vinto sei non solo bravo, ma sei stato bravo da solo.

Nulla che possa piacere in televisione, fortunatamente.

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Immagine da http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/sport/vezz/afp69192470910214010_big.jpg

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