Lemmi(ngs) da salvare

Apprendo di una iniziativa spagnola tesa al salvataggio delle parole che, per disuso o sostituzione con termini stranieri, rischiano di essere dimenticate.

Ottima cosa.

Ma quando senti dire che la performanza del mezzo è matchata dalla sua reliabilità, quando mi scrivi due righe (di minchiate) in posta elettronica e mi chiedi un feedback, quando della cena non si sceglie il locale ma la location, quando non conosci il pizzettaro ma il pi-ar del ristorante, quando di una vettura usata ti dicono che dopo la firma del contratto e la toelettatura la ritiri, quando leggi pizza take-away, quando alla iu-es-el paghi il ticket, quando esibisci il voucher, quando t’insozzi al self-service ‘ché i guanti monouso son finiti, quando il giravite ha una affordance chiara e l’iPod no, quando partecipi all’election-day, rifuggi il tax-day, quando chiedi ai nostri ragazzi che giorno è la Liberazione e ti dicono il 4 luglio, quando hai le sise calate e metti un push-up, quando chiami le figlie Deborah e Jamila, quando chiedi lo spelling del nome del farmaco, quando sui libri italiani trovi scritto orgogliosamente “.” come separatore dei decimali e “sin x” come ordinata del punto in circonferenza goniometrica, quando flegghi un valore per il debug, quando gli amici shiftano per lasciarti il posto di corridoio, beh quando penso a questi ed altri orrori, la via della salvezza per quei termini la vedo prerutta.

Tanto più che il correttore ortografico di Firefox me la sottolinea…

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Servizi a valore assurdo (L’Espreço)

E-Mail che inizia con Gentile Utente, segue con il tuo abbonamento alla rivista sta per scadere e termina con clicca qui per rinnovare.

Il tutto ebbe inizio un semestre fa, quando stufo di stipare i secchioni della carta con copie lette solo parzialmente di riviste, decisi di sottoscrivere, laddove possibile, abbonamenti in formato immateriale, comodi, a ingombro nullo e impatto molto minore per l’ambiente.

Ma così come sono un lettore di riviste (per non dir dei quotidiani) assai incostante (e un po’ scostante), parimenti lo sono per le stesse in qualunque stato di aggregazione della materia.

Morale.
Delle due possibilità, ovvero abbonamento a tempo e abbonamento a scalare, preferisco di gran lunga la seconda, in modo che solo quando voglio e posso mi dedico alla lettura.

Ma nella letterina che inizia con gentile non si faceva menzione di una piccola variazione contrattuale intervenuta nel frattempo e che cito:

# A partire dal primo accesso, ogni venerdì alle 08:30, data e ora di rilascio delle nuove edizioni, verrà scalata una copia dall’abbonamento.

Questo comodo servizio, consente a noi occidentali sempre troppo presi ed affaccendati di usufruire di un abbonamento che si scarica da solo anche se non fai un cazzo.

Dopo un tot di ottettrenta di venerdì, hai comodamente esaurito il credito senza fare nulla.

Quindi l’abbonamento a scalare, va inteso come una abbonamento al servizio di scalare, e non come all’antica s’intendeva, ovvero una abbonamento che andava a scalare a fronte del consumo che si faceva di un bene o servizio.

Se a quanto sopra aggiungiamo che se dovesse passare anche al Senato la proposta di legge Mastella i giornali sarebbero ufficialmente ridotti a chiacchiera da fermata dell’autobus su umidità, tempo atmosferico e frutta (ve-le-no, signora mia) non vedo proprio il motivo per continuare lo spreco di soldi.

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