Condivisione Web (Preferenze di Sistema)

Dice Massimo Mantellini, con il quale condivido l’argomento del penultimo post:

Deve essere così. Apple è circondata da una sorta di zona franca di comprensione costruita dai suoi stessi utenti. Una sorta di reputazione magica contro la quale non c’è molto da fare.

Non è proprio così, ma è vero nella maggior parte dei casi.

Parte 1: Non è proprio così

Avendo ormai qualche pelo bianco (e qualcuno sulla panza) ricordo dire che mi avvicinai al Mac per calcolo e non per amore.

Il mio primo computer fu lo ZX Spectrum (e quello sì che fu amore) e, con l’aiuto di un amico, ci tirammo fuori perfino un programma di grafica pittorica usabile (usabile vabbeh…) col joystick.

Una pausa Commodore.

Poi fu il Sinclair QL e con quello iniziai (–ammo, sempre con lui, l’amico di sopra) a programmare.
Ovvero a comprare libri come la serie McGraw-Hill per il 68xxx, studiare (mai smesso da allora) e quindi programmare. Sembra scontato, ma non lo è nemmeno oggi, che programmare significhi cose così.

Poi venne l’età del lavoro e vennero l’8088, l’8086, e via compitando.
Venne un Contratto Formazione Lavoro in una concessionaria Olivetti Sistemi di Gestione e vennero i primi gestionali sull’M20 e poi (perché ero stato bravo) l’M24; macchinette che nel 1986 costavano 5.000.000 di lire.

Ero talmente bravo che quando uscì l’M30 (80386) l’azienda pensò di mandarmi a fare in culo per evitare di pagarmi proporzionalmente.
E benché mi fossi convinto che la programmazione non sarebbe mai stata il mio lavoro, devo dire che un pensierino per allora avevo cominciato a farcelo.

A quel punto (altrove) chiesero uno che fosse bravo a disegnare, e magari col DTP, e mi ficcarono in una stanza con una che ti sembra una cuginona simpatica, due Macintosh IIfx ed una LaserWriter II, un coso della Canon ricarrozzato a Cupertino in modo che si potesse poggiare sui IIfx creando un tutt’uno visivo.

Il giorno ero lì ad impazzirmi con questi cosi con le iconcine e il mouse ad un tasto, e la sera tornavo al mio cantuccio, al PC che già allora dovevo svecchiare una volta l’anno.

Avendo su scrivanie diverse sia Mac che PC, fare dei raffronti fu naturale: ero molto ma molto più produttivo sul Mac.

Ma sul PC si poteva programmare, sul Mac?

Comprai CodeWarrior.
Non solo ero molto più produttivo sul Mac, ma programmare sul Mac era programmare; non avevi la sensazione di bucare schede Hollerith.
Ai tempi la stessa cosa sul PC significava Borland turbo Pascal (poi Turbo C), ovvero una specie di quadrato testuale con i menu a caratteri negativi.

Da allora per lavoro usai OS/2 Warp (2.x, 3.x e anche 4.x – perché ero stato bravo ed ero simpatico al capoprogetto), COBOL, CICS e DB-2, Seer HPS Mainframe e Windows®, che intanto aggrediva il mercato solo con la retrocompatibilità.

E quella era la chiave, a lavoro: se l’avevi scritto ai tempi del DOS 2.x girava ancora. In ambito aziendale, se usavi OS/2 lo facevi in emulazione terminale, se usavi Windows 3, lo usavi in emulazione 3270.
Produttività? Innovazione? Amichevolezza? Interfaccia utente?
Costa meno fare i corsi agli operatori.

Per casa presi un Plus e ci volli 4 MBytes di RAM; il negoziante fece l’incasso mensile in un pomeriggio ed io un buffo triennale. All’epoca il ricarico dei rivenditori su Apple era del 20 – 25%. Poi (maggio 1994) un Macintosh PowerBook Duo. Una macchina che ancora oggi dopo 13 anni si accende e fa quello che faceva allora.

C’era una cosa che mi colpiva nelle due comunità Mac e PC: la prima discuteva sul come fare qualcosa dando per scontato che il sistema fosse un alleato nello sforzo; la seconda quasi sempre su come convincere il sistema a funzionare, a rivedere un mouse che non si vedeva più, una nuova scheda grafica che senza driver andava peggio della vecchia, e con i driver più aggiornati spariva dalla configurazione.

Mi dissi che questo era il mondo dell’informatica come lo intendevo io, un posto in cui la macchina fosse un qualcosa che estendeva le mie capacità, non un qualcosa che minasse la mia pazienza alla fondamenta.

Ancora oggi è vero.
Ancora oggi sulla stessa scrivania ci sono un PC e qualche Mac. Sul PC ci sono sempre almeno due sistemi, un Linux ed un Windows®. Posso fare raffronti. Li faccio.

Parte 2. Ma è vero nella maggior parte dei casi

Durante il mio periodo COBOL, CICS e DB-2 in Apple ebbero lo stesso periodo di Fiat: idee zero, macchinacce come i Performa e persino i cloni, che spesso andavano meglio degli originali.

Cosi che nessuno avrebbe potuto amare e di cui nessuno mai si è dichiarato non dico appassionato, ma nemmeno simpatizzante. Ma, come Fiat, non c’era più nulla salvare, solo tutto da buttare.

Quello che fecero è storia: buttarono tutto.
Mentre altrove cambiavano la scatola e le icone e lasciavano il resto, a Cupertino buttavano tutto.

In quel momento Apple divenne un’azienda, lo spazio per l’amore e la passione non c’era più.

Da quel momento fare Mac divenne una professione, l’obiettivo era crescere ed il modello di crescita è uno.
Momentaccio, dunque, per fondare uno UserGroup; momentaccio per almeno due motivi.

Primo.
Apple ha delegato per anni agli AMUG (Apple Macintosh User Group) il marketing virale, l’evangelizzazione dicevano loro.
Se facevi quello e lo facevi senza nulla chiedere indietro, ogni tanto ti arrivavano pacchetti di adesivi e magliette; ma se provavi solo ad adombrare una critica, ai bambini cattivi niente adesivi.
Per uno abituato a fare raffronti una specie di condanna.

Secondo.
Se Apple cresceva non poteva farlo all’interno della sua comunità nativa, ma doveva farlo all’interno dei non informatizzati o tra gli utenti delle altre piattaforme.
In questo secondo caso (attraverso cavalli di Troia come iPod) era guerra e si dovevano fare prigionieri.

Però farli era compito tuo ma nel gestirli, i prigionieri, nulla doveva essere lasciato al caso, a partire dalla formazione dei carcerieri.

Se da un lato c’è gente che si fa tatuare il logo dello Zune sul braccio, di qua ci dovevano essere persone che sulla propria macchina dovevano mettere delle mele morsicate di 1,3 per 1mt, gente che doveva sapere controbattere con naturalezza ma con rigore aziendale a qualunque opposizione. Efficaci, ma on poca creatività, meglio niente.
Apple lanciò l’ASTO – Apple Sales Training Online per gli Ambassador dei gruppi di utenti.
Che ci fossi a ci facessi non era importante, quella era la linea.

Lo User Group chiude, aprono i primi Retail Store aziendali.

Confrontando, oggi un Mac è come sempre una macchina costruita in Cina ma con una ingegnerizzazione assai migliore di qualunque altra. L’azienda è più profittevole di Dell, che pure ha aperto la strada verso oriente. Portatile o desktop che sia in genere si apre e si aggiorna o si espande solo con l’uso delle mani, senza cacciaviti, Torx, Phillips.
Ha il miglior Unix in circolazione, una robustezza applicativa incredibile e le spalle abbastanza larghe da poter chiudere definitivamente col passato. In Leopard, Classic non c’è nemmeno per i PPC e questo pone una diga. O di qua o di là.

E questo è ancora il momento per fare raffronti.
Per amore non c’è più motivo per comprare un Mac.
Ma ancora una volta per calcolo, non c’è motivo per non farlo.

I Mac costano di più? Non sempre, se nel calcolo mettiamo il fattore tempo e quello di forma.
I Mac si rompono? Certo sono tanti in giro, una percentuale di fallimenti è fisiologica e, a parità di percentuale, il loro numero aumenta.
Sì, ma si rompono? Sì, e adesso Apple li ripara e se ne libera mettendo sul mercato i Ricondizionati (una cosa che solo due anni fa avrebbe destato espressioni di schifo) e tutti possono avere un Mac al prezzo di mercato che più gli aggrada. Quelli che vogliono la scatola a colori li prendono nuovi; gli altri nuovi, ma con la scatola brutta e il 20% in meno.

Non c’è più una comunità di MacUsers; c’è una moltitudine di singolarità che non vuole discutere e non vuole scegliere.
C’è gente che fa nottate davanti ai negozi per i Midnight Sales per poi rivendere su eBay (i meglio), per poter finire in tivvù o su YouTube (i peggio), esattamente come per la PlayStation.
Gente che non avrebbe avuto modo di raccontare nulla ai nipotini se non fosse stato per questo. Gli stessi che salutano da dietro il cronista di nera in televisione.

Ecco Apple nel III millennio.
Puoi accettarla come qualunque altra cosa si possa tatuare su un braccio o su una chiappa, ma puoi ancora sceglierla conti alla mano. Ad esempio come azionista.

Ora, preferiremmo che Apple fosse ancora un coacervo di autistici informatici sull’orlo del tracollo o la preferiamo in perfetta salute come sembra essere oggi?

Per me è meglio che esista ancora.
Basta solo lasciarsi alle spalle il sogno di un’azienda che abbia successo sul mercato ignorandone le regole.

7 thoughts on “Condivisione Web (Preferenze di Sistema)”

  1. L’articolo, pur essendo di qualche anno fa, è condivisibile ma contiene un’inesattezza non da poco: “Portatile o desktop che sia in genere si apre e si aggiorna o si espande solo con l’uso delle mani, senza cacciaviti, Torx, Phillips”. Un iBook o la generazione di Macbook Pro precedenti agli Unibody erano impossibili da aprire senza cacciaviti, l’iBook poi era particolarmente infernale. Se poi aggiornare ed espandere significano “aumentare la Ram” allora sono d’accordo con te.

    1. Non è inesatto è solo un po’ vecchio.

      Il PowerBook Lombard (o il Pismo), ad esempio poteva essere aggiornato in tutto, ovvero RAM, HDD, DVD e batterie, solo usando le mani.

      Ovviamente oggi non è più così per i portatili, ma è ancora così per il Mac Pro. Immagino che se Apple finalizzasse il suo intento di uscire dal mercato Pro per restare in quello Prosumer e Consumer, sarebbero sempre meno le macchine aggiornabili dall’utente, perché non è quello il target e perché la robustezza non si concilia con l’aggiornabilità.

      Purtroppo.

      Infine sulle rogne emerse nel tempo per l’aggiornamento dei portatili, beh… non dirlo a me :)

      http://www.roam.it/inst/hard/powe/g4al/g4al.html

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