Qui lo dico e qui lo credo

Eccone un altro.
Un altro di che?
Di quelli che credono di essere il messia.
Credono o dicono?
E che cambia?!
Lui dice di esserlo, gli altri ci credono…

Topo Ragno

Pare che la Disney dopo la Pixar abbia acquisito la Marvel.

Grande Capo, come commenta la recente acquisizione di Marvel da parte di Disney?

Mistero Boffo

Marco TRAVAGLIO ieri si prendeva gioco dei berluscones impegnati, malgrdo o forse a causa della calura estiva, a denunciare e denigrare conto terzi chiunque si opponga. Ma alcune cose al giornalista non dovrebbero sfuggire, se non vuole trasformare la sua collaborazione con il Fatto Quotidiano in un qualcosa di molto simile all’amaca di Michele SERRA su la Repubblica.
Scrive:

Il Giornale spara in prima pagina un vecchio patteggiamento di Dino Boffo, direttore di Avvenire, per aver molestato la fidanzata del suo ex fidanzato

La notizia data in questi termini parrebbe questa: il Giornale tira fuori vecchie pendenze e languide tendenze di una persona al fine di intimidirlo.

Non è così, se quello che scrive Giuseppe D’AVANZO è vero, ovvero che quei fatti non sono affatto contenuti in una sentenza, ma in una informativa passata a il Giornale da qualcuno.
A quel punto la notizia è che qualcuno usa informazione e servizi a suo piacimento, e forse conosciamo qualcuno che li possiede entrambi, fino ad arrivare a qualcosa che non dovrebbe sfuggire a nessuno:

Scrive il Giornale: “Il Boffo – si legge nell’informativa – è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla onde lasciasse libero il marito con il quale Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione.

Ovvero che, secondo quanto leggo, il Giornale sostiene che la Polizia di Stato attenzionerebbe le persone in base alle tendenze sessuali.

Mud + Snow

Apple ha iniziato la spedizione dei DVD di Mac OS X 10.6 Snow Leopard.

A breve quindi ci apprestiamo a cambiare la gommatura delle nostre macchine sostituendo i pneumatici vecchi ormai di due anni con un treno di gomme nuove. A David POGUE la cosa piace.

A leggere in giro, dovrei essere ansioso.
In effetti lo sono, per due motivi:

1) In genere non istallo un SO fino al primo aggiornamento, ma per Leopard feci un’eccezione ed attesi il 10.5.2. Quanto ci vorrà prima che esca il 10.6.1?

2) Adobe ha subito detto che la CS3 non va con Snow Leopard, e potrebbe anche essere vero. Potrebbe anche non esserlo ed essere questo un modo di vendere la CS4 sull’onda emozionale. Purtroppo ho la CS4 solo su una macchina, e la CS2/3 sulle altre.

Apple, come già detto tante altre volte, fa pagare poco l’upgrade [1] per semplificarsi la gestione del parco macchine, ma a me con queste cose lo complica assai. Sarà il tempo che passa, ma non vedo più gli aggiornamenti di sistema come un evento ma come rogne.

Se tra voi ci fossero aggiornatori impazienti non mancate di farci sapere come va con l’uso quotidiano delle vostre applicazioni.
Magari prima fate un giro su http://snowleopard.wikidot.com/.

* * *

Anzi, facciamo tre:
ho la Stylus Photo R200 il cui supporto passa dal driver nativo a Guntenprint, esattamente come accadde con il 10.5 e la Stylus Photo 750, rendendola di fatto inservibile se non come (costosa) stampante di bozze…

[1] TidBITS; Opinion, 21 Apr 2009: Why Snow Leopard Should Be (Almost) Free ENGST; Adam, C.

Orbo in terra di ciechi

Ecco un esempio di giornalismo semplice ed asciutto, quasi sorprendente per Repubblica.

L’ipotesi sembra troppo cretina perfino per gli elevati standard di autolesionismo del centrosinistra. Ma Antonio Di Pietro, per esempio, ci crede e dà una mano ad addossare alla sinistra la colpa dell’epurazione voluta da Berlusconi.

Naturalmente ai tre candidati alla segreteria del Pd, Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, basterebbero dieci minuti per smontare la vicenda. Il tempo di prendersi un caffè insieme e annunciare il via libera alle nomine di RaiTre. Ma evidentemente i tre non sono in grado di prendere insieme neppure un caffè, oppure non capiscono la portata della minaccia.

Mailsmith 2.2: Freeware and Closed Source

Mailsmith
Mailsmith

Ecco un esempio perfetto della differenza tra Free Software e Freeware.
Il primo è “free as in freedom”, ovvero Libero, il secondo è “free as in free beer”, ovvero gratis.

L’occasione è data dall’uscita di Mailsmith 2.2 una versione di aggiornamento che arriva quattro anni dopo l’ultimo rilascio (2.1) d un programma di posta che avrebbe dovuto essere essere il BBEdit dei client di posta ma ha finito per esserne l’Eudora nel suo periodo calante.

Non c’è davvero nessun motivo per usarlo che non sia il gusto e la simpatia, ma se proprio siete tra coloro che non ne possono fare a meno, sappiate che BareBones non vuole saperne più nulla, avendolo ceduto alla Stickshift Software, LLC, ma sappiate anche che è diventato freeware.

Solo freeware, però.

Pippone estivo

L’avreste detto che un periodico che si chiama Self avrebbe inserito la masturbazione al vertice della piramide del sesso?
È tutto il resto della piramide che è duro da inserire.

Tangenziale Est Est Est

Un principio fisico della fluidodinamica che si studia da bambini è che dimezzando la sezione di un tubo, il fluido che lo percorre raddoppia la velocità.
Quindi velocità e sezione sono proporzionali secondo una legge lineare.

Un principio che non si studia da nessuna parte ma s’intuisce dopo una decina d’ore di patente di guida è che per strada, dimezzando un flusso la velocità del traffico diminuisce esponenzialmente.

Sulla Tangenziale Est, molti romani ritengono che sia un’espressione latina, all’altezza di ponte Lanciani, hanno dimezzato la carreggiata in direzione S.Giovanni chiudendo una corsia.

Ma come l’hanno chiusa?
Con una riga gialla.

Magari in Lussemburgo, forse in Svezia, oppure in Lapponia, una corsia viene considerata chiusa con una striscia continua; ma a Roma, ma anche a Bolzano, in Italia, quella riga significa solo buttarsi di colpo sulla corsia libera mandare affanculo quello che ti suona perché non hai messo la freccia e rioccupare subito dopo il cartello (che fisicamente sta in mezzo alla strada, sennò stigrancazzi continuerebbero dritti) la corsia chiusa.
Meglio se con fare e mimica minacciosi.

Sfiga vuole che di queste strettoie, con i relativi cartelli, ce ne siano tre, prima che un bel Jersey in cemento armato chiuda definitivamente la corsia e le velleità degli autoctoni.

Accade dunque che in questi giorni di agosto, di agosto, su quel tratto di Tangenziale Est, ci sia il traffico dovuto non già alla strettoia, ai vaffanculi, a li mortacci tua, sua e de ‘sto fio de ‘na mignotta, ma al fatto che ovviamente, il traffico si blocca tre volte in cento metri.
Perché gli italici, zigzagando, rioccupano la corsia “chiusa” finché possono e tagliano la strada con sguardi di sfida a coloro che già alla prima segnalazione si sono curati di rispettare le segnaletica orizzontale.
Finché non trovano un’europeo-per-un-quarto che avendo rispettato le indicazioni pretende che costoro le rispettino a loro volta tentando di farsi giustizia da sé (italiano-per-tre-quarti, dunque) bloccandoli al loro tentato rientro nella corsia corretta.

Le prossime settimane, quando agli sparuti cacciatori di froci rimasti in città si assommeranno gli altri indigeni cazzuti e suvdotati rimessi in forze dalle vacanze e con la doratura solare d’ordinanza, in quel tratto sarà guerriglia urbana.

Eppure per evitarla, basterebbe semplicemente chiudere davvero la corsia con un impedimento fisico, per tutta la sua lunghezza, in modo che tutto il teatro del genere umano urbano avvenga una sola volta invece che tre, provocando gli inevitabili disagi, ma limitandoli a quelli inevitabili, appunto.

Ombre Ross

Sono ancora qui a chiedermi perché la Ferrari abbia cacciato Barrichello per preferirgli Massa. Forse oggi se lo chiedono anche loro.

P.S.:
Per coloro che ancora nutrissero dubbi sul titolo del post, Carlo CAVICCHI lo spiega perfettamente.

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Diminuire il livello di accettabilità di un inserzionista è un segno della crisi.
Tutto sta a decidere se del mercato o del giornale.

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