Filtra ‘sta Ming

C’è un gran parlare in rete sulla decisione di Google di non filtrare più le occorrenze trovate nella sua versione cinese.

Commentando un post del solito Mantellini, mi sono detto preoccupato.
Forse dovrei essere contento, ma scuserete, non mi viene.

Facciamo alcune premesse.

1) Google è una corporation, un qualcosa che da noi potrebbe essere una SpA; chi compra le sue azioni lo fa per guadagnarci; per guadagnarci l’azionista deve guadagnare, o almeno distribuire dei dividendi, la società. Voi direte che è ovvio. Bene.

2) Google è una società americana. Internet non ha borders e non ha walls, ma ha nazionalità; non una, ma ce le ha. Così come ce l’hanno le sedi delle società che ci fanno soldi.
Ora, il fatto che Google sia americana di per sé non è che significhi molto, ma il fatto che controlli l’80% del traffico internet che genera cassa, ovvero della pubblicità, significa che controlla l’80% del comportamento dei cittadini che accedono alla rete. Se una mattina alla sede in vetro della società si presentano dei signori che dicono di essere della CIA (che è americana pure lei) e chiedono di vedere alcune elaborazioni, io non penso che Google dica, con un post sul suo blog, che li ha mandati a fare in culo e che non si permettessero di chiedere ancora una cosa del genere.
Non lo penso perché il modello di business di Google è opaco, ovvero non trasparente. Di quello che dice devi fidarti.

3) Io non sono religioso, e quindi tendo a non credere a priori. Sono pragmatico e quindi tendo a credere alle dimostrazioni. Se lasci una palla cento volte, e cento volte cade a terra, inizio ad intravvedere una legge per la quale una palla lasciata cade a terra. Me questo è il fenomeno, non il meccanismo; se tu mi dicessi che la palla cade perché dio lo vuole, tu ti staresti appropriando di un fenomeno verificabile dandogli una spiegazione finta. Quindi in genere io tendo a constatare e se m’interessa ad indagare e non a credere.

4) Google regala tutto quanto serve per comunicare: Gmail per la posta, Blogger per i blog, Google Docs per il lavoro, Wave per chissà cosa, Picasa per le foto, GDrive per i cazzetti nostri, un telefono per parlare, una navigatore turn by turn con le foto, non con le mappette, e tutto gratis. Una volta che io avessi in mano cosa cerco, cosa scrivo, cosa fotografo, cosa elaboro, cosa ondo (ondi in edicola! ©), e cosa dico, siete avvertiti, e tutto questo di milioni persone, beh… mi farei un sacco di cazzi loro.
Io, non loro… badate.

Con queste premesse, magari lette al contrario, la situazione attuale è la seguente:

1) Stiamo parlando di una dichiarazione di Google che riguarda dei fatti di cui non siamo a conoscenza, messi in relazione con qualcosa che non c’entra apparentemente molto. Ricevo degli attacchi da degli hacker, e per contromossa comunico di contravvenire ad una legge. Chessò, ricevo degli attacchi da un gruppo di hacker italiani e per contromossa fucilo dieci italiani ogni tentativo di intromissione che dichiari di scoprire. Che c’entra? Eh, non lo so ditemi voi.

2) Se io fossi cinese, io non manderei la CIA nella sede a mattoncini, perché non vorrei la CIA sul mio territorio, ma potrei mandarci degli agenti cinesi, questo sì. E non è mica detto che gli agenti cinesi mi chiedano di sapere i cazzi di un sacco di cinesi, ma magari potrebbero volere sapere i cazzi di un po’ di tutti. Perché se tu controlli fino all’80% della pubblicità e tutte le altre cose come la posta, i documenti, le foto, e dove vanno in giro turn by turn, ed altro, tu di cazzi di un po’ di tutti ne sai parecchio.

3) Se questo accadesse, io se fossi patriota americano ti direi a te che sei una società americana, che dalla Cina tene vai e pure di corsa. Ma io sono americano e tu in Cina fai business, quindi se ti dicessi una cosa del genere non farei gli interessi degli investitori; OK.

Giriamo la prospettiva; io amministro una società che fa business. Badate che la cosa sembra facile, ma non lo è; a parte l’idea del One Man Gang, One Man Band, ed altro One Man tipicamente statunitense, un amministratore di una società sta lì non per sé, ma per chi ce lo ha messo. Deve amministrare, e lo deve fare nell’interesse degli azionisti.

OK. Se io che amministro una società grossa che fa tanto business, una mattina sul mio blog scrivo che lo sai che c’è? Diminuiamo il business! fico, eh?! Beh, gli azionisti ti impalano sul pennone.
E tu quello stai dicendo, che avverso alla tua contromossa un po’ fuori fuoco, il governo cinese potrebbe decidere di sbatterti fuori dal paese.

Allora le cose sono due: se sei lì per fare business, non fai più business. Se non facevi business, che ci stavi a fare lì?

4) Allora, vista così, guardando solo ai fatti, siamo davanti ad una società che per fare business in un paese ne deve accettare le leggi. Che ne accetta le leggi e fa business. Ma che un giorno scrive sul blog aziendale che ha deciso di non accettare più le leggi di uno stato.

Attenzione, questi sono i fenomeni; io non riesco a vederci una legge dietro, e quindi non sono tranquillo.
Scuserete.

* * *

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il parere di The Register in merito.

Aggiornamento

Una della parti più controverse di questo post è stata certamente la parte dedicata al rapporto tra uno che sa tanti cazzetti nostri ed i governi; anzi con i servizi segreti dei governi. In particolare alcuni commentatori (che non leggete qui, ma con i quali la discussione si è svolta in altre sedi, persino a voce, alla faccia del Web 2.0™) alzano subito gli occhi al cielo appena leggono “servizi segreti” e cominciano a coglionarti con “see, gomblotto, gomblotto”. Altri, e non è che aggiungano segnale alla discussione, partono con la politica imperialista, il grande fratello, e compagnia.

Beato chi vive di certezze.
Come dicevo nel post originario, sono portato al ragionamento e non agli sforzi di memoria; quindi quello che aggiorniamo oggi non imprime una svolta al tutto, aggiunge solo un elemento, che sarà bene tenere presente per cercare di inquadrare il fenomeno.

Riporto da Mantellini o da Quintarelli un link alla CNN (che come sappiamo non è vergine da bufale anche colossali nel rapporto col suo governo) secondo la quale (e qui un “ovviamente” ci sta tutto) non è possibile che un attacco hacker tout court come ce ne saranno svariati al minuto abbia fatto decidere Google Inc. per lo schierarsi contro il governo cinese.

La CNN sostiene che il realtà l’attacco aveva come bersaglio non tanto una backdoor che tecnicamente è un po’ diversa, quanto la funzionalità che Google mette a disposizione dei governi (plurale) per l’osservazione del traffico relativo alla posta dei suoi utenti. Da questo punto di vista la sfida maggiore fatta verso la Cina non sembra essere il rifiuto paventato (e non ancora realizzato) di applicare filtri alle ricerche, quanto l’annuncio quasi contemporaneo dell’uso della connessione cifrata per il trasporto della corrispondenza tra i client e Google stessa come metodo di trasporto di default.

Se a tutto quanto sopra aggiungiamo che il governo degli USA sta rischiando una crisi diplomatica con la Cina, e non pare intenzionato ad evitarla a monte, per questi accadimenti si deve definitivamente scartare l’ipotesi, che pure è stata quella maggiormente urlata nei primi giorni, che Google Inc. abbia voluto fare da apripista nel portare l’attacco ai governi oppressori.

E, detto ancora una volta, è meglio che ciò non sia, perché il fatto che una azienda possa decidere una mattina contro quali leggi nazionali di uno stato scelto su Maps muovere, nel bene e nel male, mi spaventa davvero.

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