O narici di ciranO

Nel libro di Mario LIVIO del 2005 (L’equazione impossibile. Come un genio della matematica ha scoperto il linguaggio della simmetria) si cerca di dare una spiegazione del fatto che pare che l’universo prediliga la simmetria.

Sembra che la riproduzione prediliga la simmetria come forma di ridondanza e di attrattiva
Ecco perché due pallucce e due ovaie.
Ecco perché un soggetto asimmetrico non attira: potrebbe essere malato, ma sopratutto potrebbe essere fallato geneticamente e questo non è bene per la specie. Può sembrare cinico, ma la natura è cinica e amorale.

Infatti noi umani abbiamo opposto la morale alla naturalezza, ma la natura non lo sa, e continua a programmare il firmware dei viventi in maniera da prediligere alcune forme.

Pare anche che la simmetria permetta ad alcune specie di cavarsela meglio in condizioni di emergenza, perché le aiuta a distinguere istintivamente i falsi positivi dalle reali situazioni di pericolo.

Sembra infine che la riconoscibilità di alcune forme si debba alla simmetria.

Come spesso accade in casi come questo, si scomodano psicologi cognitivisti, biologi evolutivi e tanta tanta matematica.
Ognuno dal suo punto di vista, offre un’interpretazione convincente del perché pare che tutto sia simmetrico in condizioni naturali.
Il problema è che se tutte le spiegazioni sono convincenti e almeno due tra queste sono incompatibili, la logica matematica insegna che nessuna è verosimile.

Siccome io per mestiere mi occupo di informatica, una spiegazione ce l’ho.
Non convincerà nessuno a parte il sottoscritto, e non ha fondamento scientifico; eccovela.

Dicevo che sembra che la riconoscibilità dei alcune forme si debba alla simmetria.
Riconoscere significa ri-conoscere, ovvero presuppone che prima uno conosca.

Conoscere è memorizzare + ritrovare in memoria; solo memorizzare è sgabuzzino.
Memoria, dunque, più logica di ricerca.

La memoria ha un limite; ammettendo che tutti i componenti di una massa possano memorizzare informazione, la possibilità di memorizzare ha un limite fisico.
Ma la capacità reale di memorizzazione è molto inferiore al limite fisico, perché il supporto va intanto creato con parte della massa che ne diviene struttura e poi formattato in modo che vi si possa accedere in ricerca utile senza effetto sgabuzzino. E sto tralasciando la memoria a breve termine, che è la RAM di noi animali, che va scalata dal totale. Infine il programma che serve a fare ricerca va scritto in memoria, e ne occupa una parte.

Il cervello non fa eccezione, ed ha una capacità di memorizzazione che compete con il firmware che serve a fare ricerche.
O intelligentissimi, ma a cercare sul nulla o tronisti con una memoria enorme, ma vai a sepere a cosa serve; nel mezzo sta la realtà, ovvero parte del cervello fa logica e parte fa memoria.

Vi siete rotti i coglioni di leggere?
Quasi finito, su…

Bene, se invece di memorizzare un volto, ne memorizziamo metà e aggiungiamo un tag come ribaltare orizzontalmente, abbiamo la stessa informazione in metà spazio. Quindi possiamo metterci il doppio del contenuto o quasi (il quasi è per lo spazio occupato dai tag).

Vale anche per l’asimmetria temporanea e moderata.
Un volto = metà + ribaltamento orizzontale + occhio destro chiuso (perché ammicca).

Ancora.
Cirano: un volto + naso mooolto lungo.

Il volto è il solito, e l’eccezione sono pochi byte in più.
Ecco perché la natura, per uno che sta in miniera e cava codice e documenti di analisi come me, privilegia la simmetria; perché si può esprimere con la metà dell’informazione e un po’ di note.
Quasi raddoppia la capacità di memorizzazione.

Finito.

P.S.: leggete il libro, che merita.

Il titolo deriva da questo palindromo.

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