Ti spiego (Atto II)

Lo scorso anno ai primi di dicembre abbiamo impostato un sistema di n equazioni in n variabili ed abbiamo passato una ventina di giorni-macchina a determinarne i coefficienti ed i termini noti.

Alla fine avevamo definito i pranzi e le cene delle feste, la partecipazione ed il rifiuto che avemmo opposto ad alcuni, e con alcune applicazioni della Teoria dei giochi, il miglior modo di tenere sani i coglioni di tutti.

Ma alla fine il pranzo di natale arrivò.
Dico “ma”, perché malgrado tutta l’analisi, finimmo col dover ammettere infinite soluzioni per questo evento, e tutte una peggio dell’altra.
Rassegnati sedemmo a tavola.

Lui, prima del primo ci spiegò che antipasto viene inteso in senso latino e quindi l’etimo deriva da ante-, ovvero prima in ordine di tempo, ma non dai ristoratori.
Ossia, questi lo intendono secondo l’etimo greco antí-, ovvero avverso, contro.
E quindi ti saziano con quello, che a loro costa poco, pochissimo, e poi ti fregano con le portate restanti.
Ti fregano nel senso che tu ti alzi sazio, soddisfatto e paghi senza troppo conteggiare e soppesare; ma se andassi a vedere, t’avranno portato sì e no un terzo della roba che hai pagato.
Capìto, mortacci loro?!

Due primi, e naturalmente spiegò che il primo era troppo al dente e il secondo era scotto.
Eccerto, disse, tipico di chi non sa organizzarsi. Non che fosse terribile, eh, solo che un pranzo di natale è un pranzo di natale, uno non dovrebbe tirare via.
Tiriamo già via tutti i giorni che cristo mette in terra, ma si può tirare via anche il giorno di natale?
Ossia, intendiamoci: non dico che uno non sappia organizzarsi con una persona in mente e non parlo a suocera perché nuora intenda, dico che il tran tran quotidiano porta ad agire per stimoli e non per intenti.
Ecco, diceva peccato, insomma; potevano essere due primi perfetti con solo un minimo d’attenzione.

D’altronde tu hai visto che ormai i marciapiedi non vengono nemmeno più bordati in travertino?
Macché! Col cemento li bordano. Hai presente quello con quella sezione pentagonale orrenda, stretto ed alto.
Ecco, stretto ed alto, quanto dura? Con quella base così misera, bsta un ragazzino che gioca a pencolarsi sui tacchi e viene giù.
Maddico: dai tempi dei Romani i marciapiedi (inutile far presente che ai tempi non c’erano i marciapiedi e le fogne scorrevano al centro delle strade; mi taccio) li bordavamo coi blocchi a sezione rettangolare, più profondi che alti.
Bah. Guarda lo fa così incazzare il menefreghismo…

Passiamo l’arrosto.
L’arrosto l’ha fatto lui. Essendo suo, speriamo di riposare le orecchie almeno per la seconda portata.
Allora?!
Lui prima andava al PAM, che c’aveva un banco carne che era una cosa incredibile.
Ma poi un natale gli arriva un SMS di un suo vecchio cliente che aveva una macelleria a Piazza Vittorio.
Beh, gli fa, hai chiuso lì a Vittorio, no?!
Ma lui per alcuni clienti “storici” ha uno a Frosinone che macella solo per lui e solo quando l’animale merita.
Ossia, lui non è che puoi dirgli per quando ti serve la carne; puoi dirgli cosa ti serve, ma quando lo decide lui.
Anzi lo decide il frusinate.
Insomma la senti che cos’è.

La sento, lo sento.
Patate?!
No prende un po’ di insalata.
Senza aceto. L’aceto ce lo mette poi lui per sé, quello sotto il lavello, fatto col vino suo e col cannolicchio e la madre che si tramanda da generazioni.

Sennò c’è quello balsamico.
See. Quello balsamico preso dove? Al Conad?!
E quello me lo chiami aceto balsamico?
A parte che non avevo idea di quanto costasse il vero aceto balsamico, ma avevo almeno idea delle schifezze chimiche che mettono in quello da supermercato per farlo sembrare almeno d’aspetto come quello vero?
No guarda, magari lui andava a brucare nel prato qui di fronte piuttosto che mettere l'”aceto balsamico” che gli offrivo sulla sua insalata.

Siccome non si bestemmia e non si sfancula nessuno perché le regole d’ingaggio per il pranzo erano quelle, dopo essersi fatti spiegare come vengono temperati i vetri per le tazzine serie per il caffè serio (che naturalmente non era quello servito), come vengono poi smaltiti a cazzo assieme alla differenziata normale pur essendo dei vetri che messi assieme agli altri li rendono non riciclabili per il contenuto in borosilicati, e dopo una bicchierino di sgnappa di un suo parente dell’astigiano (DOP, perché hai presente che presa per il culo è il disciplinare DOCG per le uve piemontesi?! a forza di allargare la Franciacorta arriverà a Modena…) alla fine quel natale 2009 passò.

Quest’anno sebbene nuove conoscenze universitarie mi avrebbero consentito di affrontare le equazioni con strumenti migliori, memore di quanto diceva il mio professore di Analisi I in merito all’inutile come sinonimo di sbagliato, abbiamo cambiato la missione di pace e passare da forza d’interposizione a osservatori.

Quindi niente pranzo con lo scienziato, anzi.
Quando fossero arrivati avremmo scambiato i regali e poi via per cazzi nostri.

Va tuttavia premesso che lo scienziato ha procreato uno più scienziato di lui che vive di certezze come il babbo, e che qualunque cosa affronti non solo riesce, ma primeggia.
Dopo la decorazione degli skateboard, divenuta noiosa non appena ha iniziato ad infastidire le multinazionali che gli hanno fatto una fronda che levati prima e gli hanno poi rubato alcuni sketch e dopo l’internet café chiuso nel volgere di un ciclo lunare per colpa della Pisanu e dei rumeni che fumano e i vigili lo sanno e giù verbali, durante il 2010 il piccolo principe ha scalato le vette dell’enologia.
Essendone stati edotti per tempo, abbiamo evitato accuratamente ogni possibile analogia nei regali, perché qualunque cosa avessimo proposto sarebbe stata bollata come burinata, come piscio costoso.
Quindi buono regalo iTunes, ci si comprasse il cazzo che vuole.
Per i resto della famiglia prodotti equosolidali.

Beh, equosolidali è facile a dirsi, ma tanto poi chi verifica?
Certo, riempiono le confezioni di bollini e certificati, ma questo gli fa venire in mente lo scandalo della ISO 9000.
La 9000, dice, viene venduta come certificazione di qualità, ma in realtà è solo una certificazione di riproducibilità di processo.
Se fai monnezza, purché tu la faccia sempre uguale, sei certificato.

Per la reciprocità, il nostro regalo è stato assegnato al pargolo.
Il padre deve aver deciso di sfruttare tutte le sue conoscenze (ovvero lo scibile) più quelle dell’erede al trono per darci una lezione.
Ricordando la nostra abitudine degenere di condire l’insalata con dell’aceto sedicente balsamico, ha incaricato il sangue del suo sangue di rimediare un esemplare di vero Aceto Balsamico dove sa, in virtù della recente scalata al tetto del mondo dell’enologia.
Premettendo che il vero Aceto Balsamico è maturato in rovere, altrimenti nemmeno a parlarne, ecco un’ampolla, un reliquiario, una bottiglia insomma, di Aceto Balsamico.

La prendo in consegna, la giro tra le mani, mostro una certa euforia, trattengo a stento un moto di felicità e poi affermo:
Ah, ragazzi, ma io questo lo conosco.
È il Monari-Federzoni etichetta rossa che compriamo noi al supermercato.

Vaffanculo.

* * *

Segue da qui.

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