La tizia del giovedì

Ci sono persone come Vic che hanno una (credo innata) straordinaria capacità di sintesi. Uno che scrive “A. viveva a S. con una moglie e un criceto, che teneva in gabbie separate, essendo molto geloso”4, ha una straordinaria capacità di sintesi.
Volendolo definire si potrebbe usare un’altra sua affermazione: David Foster Wallace (Il cui cane sarebbe David Foster Gromit), Pat Metheny, e pochi altri, hanno la capacità di usare il rispettivo mezzo espressivo per farne tutto ciò che vogliono. Hanno completa padronanza del mezzo. Piacciano o meno. Difficilmente si può dire per altri.

Tra questi va sicuramente ricompreso un duo italiano: Fruttero & Lucentini. Scritto così con la e commerciale, come un logotipo.
La premiata ditta F&L è stata una specie di A.C.M.E. – A Company that Makes Everything – e tutto quello che ha toccato ancora riluce.
Ecco, costoro erano (erano perché Liusantinì 3 è morto, Fruttero è vivo, che un dio ce lo conservi) un duo con totale padronanza dello strumento comunicativo.

Qualunque cosa volessero (o dovessero) fare, riusciva loro, perché tutto il tempo che impiegavano nell’opera, lo impiegavano nell’opera non per l’opera.
Per capirci, è la stessa differenza tra un meccanico che si decida a scoprire la causa di un difetto con tutta l’attrezzatura che ha, ed un ingegnere meccanico che non ha mai preso una chiave inglese in mano davanti allo stesso difetto. Il secondo deve prima studiare il difetto, poi scegliere l’utensile migliore, o la migliore di combinazione di utensili per affrontarlo. Dopo vent’anni, i lavori dell’ingegnere sarebbero molto migliori, perché nel frattempo sarebbe diventato anche un meccanico.

Ecco, immaginate che F&L siano nati ingegneri, e poi siano cresciuti cambiando officina (genere) appena si fossero sentiti abbastanza ferrati (un abbastanza che visto da fuori rasenta la perfezione), per passare in un’altra officina in cui fosse loro richiesto tutto il bagaglio precedente più qualcosa di nuovo.
E così via. E così da sempre.
Insomma, come se fossero nati imparati eppure potessero sempre migliorare.

Ora, chi ha letto La donna della domenica (uscito nel 1972) sa che quel libro è un giallo solo alla fine.
Nel mezzo, è un trattato di sociologia, una cronaca neorealista, una continua tirata alla Torino reale contro quella regale, uno spaccato dell’Italia degli appalti e dei lavori infiniti nel nord laborioso e torbido, un racconto della fine della generazione di nobili di cassa e non di casata che trascorrono la loro noia puntellandola con frammenti di vita.
Quindi non ve lo racconto e non vi metto il link alla pagina di Wikipedia che ne descrive la trama.

Ma vi dico che siamo di fronte alla più lampante conferma alla congettura di cui dicevo qui, quando parlavo di “giornalismo” 1.
Se una tizia, concepisce di scrivere

il giallo racconta l’indagine di Santamaria (Morelli) che cerca il colpevole dell’omicidio dell’ambiguo architetto Garrone (Castellano), trovato morto con il cranio sfondato da un fallo di marmo. L’inchiesta finisce per interessare gli amici dell’ucciso, Anna Carla Dosio (Osvart), moglie di un industriale con magnifica villa in collina, di cui il commissario s’invaghirà, e la coppia gay formata da Massimo Campi (Zibetti), giovane della buona borghesia legato a Lello Riviera (Bucci), piccolo impiegato con velleità da intellettuale.2

ovvero che la DOSIO ed il CAMPI sono amici del GARRONE nel romanzo, nella migliore delle ipotesi non lo ha letto e quindi non può che averne copiato la recensione da qualche parte (che non ho né tempo e né voglia di cercare).
Nella peggiore, l’ha letto e non ha capito quel che ha letto.

In entrambi i casi la persona migliore per quel pezzo, nella logica dell’informazione commerciale.

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  1. eDue – Informati(ci)
  2. FUMAROLA, Silvoa – Coliandro, veline e segreti per ‘La donna della domenica’ da La Repubblica.it (07.04.2011)
  3. FRUTTERO, Carlo – Mutandine di chiffon, Memorie retribuite (Mondadori, 2010)
  4. Vic – Brevi cenni biografici