La stagione delle droghe

Premesso che in genere non parlo di quello che non so e di quello che non mi interessa, non ho scritto nulla sulla morte della WINEHOUSE. Per la persona nutrivo il più profondo disinteresse (informato, una volta ho sentito da capo a piedi entrambi i dischi) e sulle cause della morte dal disinteresse discende l’ignoranza.

Ma seppure avessi aggiunto l’ennesimo coccodrillo ai tanti presenti in rete, sarebbe stato gratuito.
Sarebbe bastato non leggerlo, non ci si sarebbe perso nulla.

Non così il sociologo ALBERONI1, che vede nelle interiora di uccello, o nei fondi di picula ‘d caval una profezia nella morte di costei.
E non la scrive sul blog, ma sul Corriere della sera2, il cui editore ieri chiedeva dei soldi per poterlo leggere, almeno in forma cartacea.

In quel pezzo di sociologia da fustino, il luminare scopre che la droga è nata negli anni ’60 del secolo XX, e che da sola basta a caratterizzarlo.
Essendo io uno che studia (non uno studioso, uno studente), ogni tanto mi domando perché lo faccio visto che finirò a far terra per vermi e che tutto quanto ho studiato allora sarà inutile.
Mi rispondo che serve ad elevarmi un po’ più su dei vermi stessi e che quando ci finirò in mezzo sarò uno per il quale avranno dovuto scavare.

Mi sono reso conto che molti nello studio vedono il metodo dei lombrichi, mangiando senza gusto tutto quanto si dà loro da imparare, lasciandosi attraversare dalla materia e cacandola senza soluzione di continuità in modo da muoversi senza sforzo verso la meta, il raggiungimento di un titolo. Con la differenza che, per dirla parafrasando De Andrè, su questa non cresce niente.

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  1. ALBERONI, Francesco Il blog
  2. ALBERONI, Francesco – Il rock, la trasgressione e la stagione delle droghe 01 agosto 2011 10:13

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P.S.:

Presa in giro – da chi la riteneva null’altro che un fenomeno commerciale – facendo leva sul cognome, pure quello alcolico: “Winehouse”. Vino della casa. Vino sfuso. Artista fusa. E via così.

Non è il sociologo, è un “Giornalista, scrittore, autore teatrale, sommelier” che parla in uno dei tanti coccodrilli apparsi sui giornali; questo lo ha scritto sul Fatto Quotidiano. Ora io ho una conoscenza davvero minima della lingua inglese e dei suoi costrutti, men che mai del loro genitivo; ma voi “winehouse” come lo tradurreste? Io direi che se screeshot non è schermo della foto