Nihil morte certium

http://www.hpwebos.com/it/it/ il 19 agosto 2011 alle 20:54

Solo due giorni fa spiegavo della mia personale esperienza con Palm1, ed oggi HP ufficializza l’uscita dal mercato dell’hardware per morire poi lentamente in quello del software, portandosi dietro DEC, Compaq, Palm, 3Com ed altri che ha comprato per pura bulimia.
La sola differenza tra i precedenti compratori di Palm e la stessa HP è che in genere questi l’hanno spolpata e poi rivenduta come rottame; HP ha deciso di seguirla sul Transit dello stracciarolo.

Come mi pare di aver già detto n volte, pensare di stare sul mercato rivolto al pubblico (i server sono un capitolo a parte e la stessa IBM non l’ha ricompresi nella cessione Lenovo) e pensare di proporre lo stesso chassis con ventotto codici diversi2, prezzi diversi nell’ordine dei centesimi di euro e specifiche che differiscono per 12 piccoli particolari su tutta la gamma, chi non li trovasse veda a pagina 42, non è realistico.

Che lo sia pensare di fare corporate licensing alla maniera di Oracle dove conta voltaggio, numero processori fisici, processori per lama, massimo numero di client virtualizzabili per rack, numero di viti per server 1U e 3U, numero di giri medio dei dischi (purché certificati), temperatura media del capoluogo di installazione, altitudine, presenza di donne mestruate, circocentro, età, ti piacerebbe vendere fiori?, e sopratutto saper dire Caltanissetta al contrario, in un momento economico come questo e dopo che qualcuno che guardava avanti ha migrato su SAP, beh…

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  1. eDue – Non comprarmi non ti sento
  2. eDue – Debian 6 “Squeeze” amd64 su HP Pavilion dv7-6090el [Aggiornato]

5 pensieri riguardo “Nihil morte certium”

  1. Una quindicina di anni fa c’era un’azienda che aveva una politica simile. Quell’azienda aveva a listino, tra fissi e portatili, qualcosa come una trentina di modelli e ne uscivano in continuazione. Spesso quei modelli differivano, perdonami se ti cito, “per 12 piccoli particolari su tutta la gamma” o avevano “lo stesso chassis con ventotto codici diversi”. Quell’azienda arrivò sull’orlo del fallimento anche per questa politica. Quell’azienda era Apple. Al suo ritorno Jobs sfoltì il listino con la stessa determinazione di chi deforesta l’Amazzonia e questo ha contribuito alla sopravvivenza di Apple e al rilancio.

  2. Dunque, i problemi sono due:

    1) Jobs doveva|voleva salvare Apple dal fallimento; HP è ancora oggi un leader di mercato. E esce dal quel mercato per cambiare core business. È come se Apple avesse iniziato a vendere telefoni e musica online… Palm, era il leader di mercato dei palmari, che aveva inventato; non c’era nulla da salvare, c’era solo da mandare fallito. Chi l’ha fatto nel corso del tempo? Tutti ex-Apple.

    2) Apple non aveva comprato mezzo pianeta prima di essersi ridotta in quel modo.

    * * *

    Ora, se la vicenda Apple insegna qualcosa, questi non hanno capito proprio: l’HP di cui dicevo nel post, quando mi è arrivato era fuori produzione; due SETTIMANE dopo l’ordine. E se mi chiedi di citarti a memoria il suo nome non lo so. Anche mi piacesse, e non è così, non potrei consigliarlo a nessuno perché non mi ricordo il fottuto nome con trattini e numeri. E no, Pavilion non basta.
    E, se la vicenda Apple insegna qualcosa, vendere un prodotto senza un ecosistema attorno è inutile; questi poi non lo vendono nemmeno, se non sul mercato interno. Quindi se HP taglia Palm per sopravvivere forse si salva, ma se stiamo parlando di Palm, ed io di quella parlavo, …

    Infine, se HP fallisce dormo bene ugualmente.
    Esattamente come quasi tutte le aziende del mondo, Apple compresa e Gentilini esclusa.

    1. Male per HP che cambia core business in un momento in cui è leader. Vale la mia risposta sulla scelta dei dirigenti in un post precedente. E peggio per HP che si compra mezzo mondo e lo lascia marcire. Evidentemente gli ex Apple senza un Jobs che li tenga a bada fanno solo danni. D’accordo sull’esclusione di Gentilini dalle aziende che potrebbero fallire senza causare insonnia. :)

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