Famo due

Questa1 mi mancava2:

Il disegno di legge contro la corruzione nella pubblica amministrazione che da circa un anno e mezzo si trascina in Parlamento e che le opposizioni definiscono “un palliativo”, prevede tra l’altro l’inasprimento delle pene per chi commette questo reato. Il minimo di 6 mesi diventa un anno, il massimo di 3 anni viene portato a quattro. E alla Camera sono stati presentati emendamenti che vorrebbero introdurre punizioni anche più severe. Il punto più conflittuale è quello della incandidabilità ed ineleggibilità dei corrotti: il testo attuale affida al governo una delega per legiferare in materia. E questo non va bene secondo la minoranza, che ritiene la materia di competenza squisitamente parlamentare e vorrebbe norme stringenti. Ora Matteo Renzi nelle sue 100 proposte per cambiare l’Italia tira fuori a sorpresa “l’amnistia condizionata” per i politici corrotti. Funzionerebbe così: se il corrotto confessa, fa i nomi dei suoi complici, restituisce l’eventuale maltolto e giura di abbandonare la politica si vedrà condonata la sua pena. La domanda è: perché? Perché i politici corrotti dovrebbero avere un trattamento di favore (probabilmente incostituzionale) rispetto a chi commette altri tipi di reato?

Eggià: perché?!

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  1. Repubblica.it – L’improbabile amnistia di Renzi
  2. eDue – Ma anche una sbagliata
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