Presto e male

Lavorare, non lavorare, precari, articolo 18, barricate, elasticità.

Ricordi recenti (molto recenti) mi riportano a Brunetta, Nobel mancato per passione che “Ecco le vitamine sviluppiste dopo gli antibiotici rigoristi1“.
Pare che anche questo governo, dopo aver aumentato le tasse (e qui Monti sbaglia, non è vero che la stessa cosa non l’hanno fatta quelli che gli siedono innanzi in parlamento, sono anni che non fanno altro), e chiesto scusa ai tassinari per il fatto di averli nominati invano, adesso.

Ecco adesso che?
Beh, adesso dovrebbero mettersi a lavorare su misure di sviluppo.
Faccio notare che mentre la manovra quinqies era urgente, queste misure non hanno alcuna urgenza, visto che dopo il Piano Marshall non se ne sono fatte più.

Il problema, lo si vede qui sopra, è che questi sono già al lavoro; è un modo antico di fare, una specie di programmazione per il Commodore Vic 20: cominciavi a scrivere codice e poi se non funzionava scrivevi workaround, e se non andava mettevi delle IF, e se non andava spegnevi e ricominciavi, perché programmare non è deterministico e farò la stessa cosa in modo diverso e forse migliore.

Ecco, ancora non è stata approvata la manovra, e questi già sono al lavoro su un’altra cosa.
Se magari ci pensassero un po’ su?!
Se passassero dal Commodore Vic 20 almeno all’8086 con scheda Hercules e buttassero giù due appunti sul da farsi prima di mettersi al lavoro?

Il rischio è che il primo punto di discussione possa essere “a cosa serve il lavoro?”
E il rischio è che ci si fermi lì.

Il lavoro è forza per spostamento, ma il lavoro è anche quello che ti permette di guadagnare abbastanza per andare in vacanza.
Se il lavoro diventa il mezzo con cui si raggiunge un record di produttività, allora si smette di parlare di lavoratori, e si parla solo di lavoro.
Se lavori come un, e qui si pone il problema del politically correct verso gli animalisti e verso i diversamente bianchi, e sì insomma lavori punto, non fai altro che lavorare, ma che cazzo di vita fai?

E se lavori punto e non spendi, che cazzo lavori a fare?
E se lavori sempre e non guadagni abbastanza per spendere, ma in che mondo viviamo?
E se non lavori, e non hai di che spendere, e se quel poco che spendi lo fai per necessità, come gli animali quando sbranano una preda, e spendi non del tuo ma della pensione dei tuoi, ma a cosa cazzo serve darsi una forma di stato?

Ecco, vedete, il problema è tutto lì.
Meglio mettersi subito al lavoro su qualcosa piuttosto che fermarsi un attimo a riflettere.
Quelli di Confindustria vorrebbero che fosse così per i propri impiegati, i sindacati vorrebbero che fosse così per i propri iscritti, i nostri ministri annunciano che vorrebbero fare così.

Mi pare che oggi la società sia organizzata secondo il detto della Premiata Ditta Arbore & Boncompagni: “Presto e male”.
Sembra una netta vittoria dell’entropia sulla ragione, che mi pare una buona definizione di mercato.

I diritti sono diventati come i mobiletti di Ikea: se ti piacciono ne devi prendere subito due, perché se torni domani a prenderli, a parità di prezzo pesano la metà e durano un terzo.

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  1. BRUNETTA, Renato – Ecco le vitamine sviluppiste dopo gli antibiotici rigoristi

4 pensieri riguardo “Presto e male”

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