È un problema di usabilità

Paolo Attivissimo1 rimanda ad un video di Cory DOCTOROW

In questo video (e nell’introduzione di Attivissimo) si evoca il fantasma dei dedicated devices come arma in mano al male (forse alla Spectre?) per limitare sempre più le libertà individuali.

Il computer generico, il PC che esegue qualunque programma, fonte di enorme ricchezza ed emancipazione culturale per tre decenni, è sotto attacco perché è sfuggito di mano.

Non è controllabile da aziende e governi. Ci si può far girare un programma piratato o vedere un film a scrocco. Ci si può installare un programma di crittografia che rende impossibile intercettare le comunicazioni, con grande gioia di terroristi e dissidenti. Lo si può usare per far circolare idee senza che i governi, le religioni o le aziende possano filtrarle, edulcorarle, censurarle. Rende troppo potenti i cittadini e i consumatori. Il PC è quindi un mostro sovversivo e come tale va estirpato.

Poi chiosa:

Prima che vi lamentiate che a furia di frequentar cospirazionismi sono diventato complottista, vorrei ricordare che proprio la dimestichezza con i complotti fasulli mi permette di riconoscere meglio quelli reali.

Come sapete, come avrete letto entrambi, sono sensibile a questi temi e ne ho scritto in passato più volte2,3; ma, come sapete, enunciare i problemi non è l’inizio della loro soluzione. Sopratutto se l’enunciato è scorretto.

Il problema è che le persone preferiscono device dedicati perché fanno UNA cosa e spesso la fanno piuttosto bene.
Il problema è che il computer general purpose è fatto male, richiede una grossa quantità di tempo per essere appreso, una grossa quantità di tempo per essere usato e presenta frequenti malfunzionamenti, perché si pretende che faccia tutto e tolleri o sopporti il carico di qualunque minchiata l’utente ci carichi dentro, scritta dal primo stronzo che passa, scaricata dalla qualsivoglia. Di questa fama il PC sta patendo e di questo morirà, probabilmente.
E siccome il PC presso l’utente non professionale gode di questa fama di strumento di tortura, le grandi società di informatica preferiscono non spendere soldi per migliorarlo e piuttosto li investono in oggetti con un firmware controllabile che alla fine renda lo strumento maggiormente appetibile ed amichevole per l’utente finale.

Perché

(…) è abbastanza inutile chiedere alle persone non interessate alla tecnologia di abbracciare movimenti contro o pro a priori: costoro non possono usare formati sconosciuti e periferiche liberissime ma che sembrano disegnate da sadici solo in nome di una battaglia che non è la loro.

Quindi molto prima che di complotti, il PC muore per colpa della sua versatilità da un lato (ma che interessa pochi), ma sopratutto della sua assoluta, totale, incontrovertibile mancanza di usabilità, del suo vecchiume stratificato quanto a interfaccia ed affordance in generale (mouse, tastiere, pennini, tavolette, trackpad, trackball, trackpoint, pardepall).

Le corporation non ci investono in modo da migliorarlo, perché non conviene più.
Allora potrebbero farlo coloro che non dovendovi guadagnare sopra non hanno nulla da perdere, ovvero il mondo del Software Libero e quello OSS – Open Source Software.

Invece questi tendono a riprodurre ed amplificare i difetti peggiori dei sistemi proprietari; ecco allora Ubuntu che cambia tutto tra un rilascio ed il successivo per il gusto di far vedere che è nuovo; ecco Gnome che con la versione 3 ha reso la metafora della Scrivania inutilizzabile, dando un’alternativa da Cottolengo. Ecco KDE in cui la parafrasi pitagorica è tutto è link ed ecco che l’utente sviluppa un sano timore a toccare qualunque oggetto di interfaccia perché teme le conseguenze di ogni suo clic.

Ecco, una larghissima parte del software in questione, siano sistemi operativi che applicativi, pare fatto apposta per decretare la morte del PC.
Una volta, quando i computer si prenotavano di notte per pagarne l’uso a tempo il meno possibile e si usavano in camice bianco, alcune cose erano tollerate in virtù dei vantaggi che portavano ed essendo senza alternative di sorta.

Ma oggi il diritto del non informatico (che può essere un genio nel suo ambito ma un coglione totale quanto all’uso del computer e ne ha diritto, come ho diritto io di non capire un cazzo sul come mettere una guaina su un terrazzo) di vedersi non limitato nei suoi diritti fondamentali non passa attraverso la sua presa di coscienza coatta o lo sproloquio di coloro che sanno, ma attraverso un prodotto che glieli garantisca…

Facilmente, che abbia cioè nell’usabilità lo strumento che lo convinca ad avvicinarsi.

Siccome dubito che lo stesso utente, ammesso che ne conosca l’esistenza, sarebbe anche solo marginalmente interessato alla bella talk di DOCTOROW e che se la sorbisca tutta, e pure fosse che ne colga fino a fondo i princìpi, delle due l’una: o speriamo in un mondo ideale in cui tutti siano hacker e passino la vita a aumentare i propri skills in tema d’informatica, o puntiamo ad un mondo migliore in cui gli illuminati inizino a smettere di parlarsi addosso e comincino a dire forte e chiaro che il problema principale è che la gran parte dell’informatica ha una usabilità di merda.

* * *

  1. ATTIVISSIMO, Paolo – L’imminente guerra contro il computer generico: lezione magistrale di Cory Doctorow
  2. eDue – Il Grande Cuggino
  3. eDue – A book, is a book, is a book, isn’t an e-Book
  4. eDue – Ricca’, è vecchia… (Evitatemi di riportare tutta la bibliografia sull’argomento la trovate tra link e pingback in questo post)

Immagine da http://cdn.macnn.com/news/1201/hpenvy14spectre-handsonlg1.jpg

9 pensieri riguardo “È un problema di usabilità”

  1. Mi pare che la risposta in fatto di computer sia il Mac. Non è la panacea di tutti i mali ma è incomparabilmente meno “contro” l’utente, ben lontano dalla perfezione ma molto più “usabile” di un PC. In internet invece quello che talvolta è “contro” chi ci naviga è l’organizzazione dei siti, le loro logiche criptiche, la loro mancanza di un concetto progettuale; ma questo è un altro discorso.
    Cordiali saluti, Fulvio

  2. Pingback: Air Mozilla | eDue
  3. “…costoro non possono usare formati sconosciuti ….”

    Un riferimento oscuro ed equivoco. I formati sconosciuti quali sarebbero? Il mio buon senso mi dice che un .doc, compilato ed illeggibile, è più sconosciuto di un .odt. Il secondo è un archivio che si può decomprimere, e che risulta interamente leggibile in chiaro. Molti utenti ritengono di conoscere – e trovano affidabili – entità di cui non sanno in effetti nulla. Si tratta di un problema culturale prima che tecnico: in mancanza di un minimo addestramento si cade preda di leggende surreali.

    Sul fatto che il pc muoia per i difetti che ha, ho una teoria alternativa: nel crescere di numero gli utenti sono cambiati. Una volta questi apparecchi erano appannaggio di pochi tecnici e di un manipolo di appassionati. Oggi non è così: ogni analfabeta maneggia uno smartphone. Cambiando la platea utenti è cambiata la natura dei prodotti: a costoro non interessa aprire un terminale per metterci dentro uno script che fa calcoli per interpretare prove di laboratorio. Vogliono spedire messaggi senza noie, spingendo un tasto: se è vero che ne hanno il diritto, è anche vero che non ha senso dar loro un pc che può comandare una catena di montaggio. A loro non serve, ed è giusto che se ne tenga conto.

    1. 1) i formati sconosciuti per l’utente finale sono tutti quelli che non può aprire facendoci un doppio clic sopra. Non c’è nulla di equivoco. La prospettiva è quella dell’utente finale.

      2) tutte le specifiche, tutte. che stanno dietro qualunque formato sono del tutto incomprensibili all’utente finale; l’onanismo sull’apertura/chiusura di un formato, l’essere o meno basato su SGML e sue istanze, l’essere incapsulato o meno le licenze che ci sono dietro, ecco di tutte queste cose, all’utente finale non frega un cazzo. Continuare a parlargli di cose di cui non gli frega un cazzo non fa che allontanarlo.

      3) allontanarlo, se si ha a cuore la sua libertà è controproducente perché lo consegna appunto a corporation che spingono formati chiusi e walled garden; basta parlarsi addosso. Parlarsi addosso perché se tu parli e l’intercolutore s’allontana, parli da solo.

      4) Ripeto: se si vuole aiutare gli utenti, si devono dare interfacce semplici e ambienti amichevoli. Oppure, si può continare a discutere di cose che a loro non interessano.

      5) Lo smartphone, il tablet, ed altro non sono PC. Sono computer senza dubbio, anche molto potenti. Ma non sono PC. Qui la discussione era se il PC viene ucciso in favore dei dispositivi monofunzionali perché la Spectre lo vuole o perché lo vogliono gli utenti. Io sostengo che lo vogliono gli utenti e non la Spectre, perché semplicemente “il problema principale è che la gran parte dell’informatica ha una usabilità di merda”

      1. “… l’onanismo sull’apertura/chiusura di un formato, l’essere o meno basato su SGML e sue istanze, l’essere incapsulato o meno le licenze che ci sono dietro, ecco di tutte queste cose, all’utente finale non frega un cazzo…”

        Niente onanismo (pur divertente, lo ammetto, ma non è questo il momento). Un formato aperto ti garantisce che nessuno possa decidere da solo di rendere inutilizzabile il tuo lavoro. Se non puoi guardarci dentro, allora nessuno può farlo eccetto l’azienda che lo ha creato. Così questi signori, ogni tanto, decidono che la nuova versione del programma che legge quel formato non riesce più a leggere bene i documenti prodotti in precedenza, e nessuno sviluppatore indipendente può porre rimedio al sabotaggio, nemmeno se bravissimo.

        Non è la Spectre: è semplicemente l’obsolescenza programmata. Il destino di tutti (tutti) i formati di file dei quali non siano disponibili specifiche pubbliche complete è di andare irrimediabilmente persi, o se va bene di divenire solo parzialmente leggibili. Questa cosa è inevitabile, posto che una grande azienda o vende nuove versioni dei suoi prodotti oppure declina e scompare: l’unico modo di riuscirci, oltre una certa soglia di complessità, è semplicemente forzare gli utenti ad acquisti non indispensabili, e questo non è certo un segreto e, credo, nemmeno un reato.

        Gli utenti poco informati – sempre numerosi – si possono mettere in guardia. L’importante è sapere cosa si sta facendo, poi ognuno è libero di scegliere cosa ritiene opportuno.

        Per tutto il resto sono abbastanza d’accordo.

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