Hic non sunt leones – Parte 2

Già, le applicazioni1.

È per quello che usiamo un computer, perché ci sono le applicazioni.
Ora, io col computer ci lavoro, ci passo davanti tutta la giornata. Alla lunga ci avrò passato davanti buona parte della vita cosciente.
E ci studio, anche questo da una vita.
Le applicazioni che uso le uso per scelta e per necessità; alcune le ho dovute abbandonare perché il produttore le ha dismesse come Canvas2 che incredibilmente è diventato un prodotto Windows dopo essere stata il secondo motivo per cui comprare un Mac. Quando Apple ha dismesso Rosetta e quindi ha impedito ai suoi sistemi di far girare le applicazioni PowerPC, io ero già nel tunnel della Creative Suite con la quale sono enormemente meno produttivo, ma ero preparato. Alla fine Illustrator dopo quindici versioni ha financo la possibilità di scegliere a valle la direzione e lo stile delle frecce sulle linee e persino la possibilità di far sì che la freccia stia nella lunghezza del segmento; semplicemente sublime.

Grazie a Canvas mi specializzai in illustrazione scientifica; all’epoca Freehand e Illustrator non si sognavano nemmeno le curve di Bézier e non si sognano ancora oggi di poterle editare con un semplice doppio clic su qualunque forma. Le composizioni di Canvas restano lo stato dell’arte; la possibilità di editing dei pattern e dei riempimenti vettoriali sono ancora imbattute e credo lo resteranno per molto tempo. I rettangoli con gli angoli arrotondati e la possibilità di usare a posteriori una maniglia per cambiarne al curvatura sono un sogno per gli utenti Adobe. Su Snow Leopard Canvas gira ancora, ma non è supportato da anni e resta pieno dei suoi bug d’epoca; ho tutto il pregresso e non posso perderlo.
In editoria il pregresso non è storia, ma quotidianità; si fanno nuove versioni, nuove edizioni, si fanno modifiche ed errata. Non posso e non voglio buttarlo.

Le cose nuove, però, le faccio con Illustrator (anzi Frustrator™), ma va bene; è uno standard de facto, esporta in EPS e PDF e fotocomporre con parti da Photoshop in In Design è oggettivamente più facile che non con Canvas.
Ecco, questo è un caso in cui ti rassegni a perdere la curva di apprendimento e le competenze per sopravvivere alle novità.

Ma ci sono casi in cui questo non è possibile.
Un caso impossibile è Office.
Ho molti documenti in Word che sono stati creati molti anni fa e sono costantemente aggiornati. Alcuni sono particolarmente preziosi come quelli di matematica, geometria e fisica di livello universitario, che sono file di 20, 30 MByte pieni di formule e figure. La figure fatte come sopra e le formule fatte con MathType, del quale sono stato un betatester tra i più (c)attivi.
Questi documenti sono delicati; un kerning che cambia dell’1% su 200 pagine diventa un troiaio ingestibile, indici inservibili, pagine mezze vuote per figure che vanno a pagine nuova, formule che cambiano aspetto se le editi e diventano diverse dalle altre.

Ora, qualcuno dirà che per questo c’è In Design e che word non può e non deve fare impaginazione.
Certo, ma questi file sono strumenti non fini; sono mezzi, sono attrezzi.
Quando ho iniziato a produrli (Word 5.1) Xpress costava come un’utilitaria.
Come ogni persona che lavori in un ambito industriale sa, non puoi cambiare i processi perché il fornitore cambia materiale, sopratutto senza dirtelo.

Bene, questi documenti sono .doc, e devono restare .doc.
Per lavorarci uso Office 2008.
Ecco cosa succede se si prova a passare al 2011, necessario in Lion.

Succedono fondamentalmente due cose: la prima è che l’apertura di questi documenti impiega minuti.
Sulla stessa macchina con 10.6, con Office 2008, il documento si apre in una decina di secondi.
La seconda è che il salvataggio dei documenti impiega minuti; minuti.
Ah, succede anche una terza cosa: se aprite il .doc e lo salvate in .docx, il file non viene salvato.
Non funziona il Save As... punto.
Mettiamo che funzioni (e sono all’undicesimo aggiornamento, e non funziona). Ma mettiamo che funzioni.
Lo salvate, lo chiudete, lo aprite e trovate un altro documento.
Il testo bruto è lo stesso ma tutto il resto, non c’è più.
Mettiamo che riducendo ancora la dimensione del file (capito il trucco?! nel 2012) stia tutto al suo posto.
Se scrollate il documento, ad un certo punto vi viene detto che non c’è memoria sufficiente per visualizzarne il contenuto; da quel momento può succedere di tutto. Magari ci lavorate un po’, salvate, lavorate, salvate, lavorate, salvate, chiudete, aprite, perdete tutto quello che avete fatto.
OK, non continuate a lavorarci e lo chiudete. Magari.
Non fa nemmeno quello.

Ora, qualcuno dirà che Office non lo fa mica Apple, ma io gli dirò e sticazzi non ce lo metti?!
Resto su Snow.

Anche perché anche Apple ci mette del suo.
Ad esempio con iTunes.
Sotto Lion, iTunes perde parti di sincronizzazione verso iPhone ed iPad (ad esempio la possibilità di sincronizzare gli account di e-Mail, che per chi ne ha undici come il sottoscritto…), ma sopratutto, stessa macchina, stesso disco solo una diversa partizione, ed anche puntando la stessa cartella di contenuti e loggandosi con lo stesso ID Apple pretende di autorizzare nuovamente la macchina, comunicando che si è già raggiunta la soglia delle cinque.
Passi. Poi appena colleghi l’iPhone ti dice che i contenuti sono stati sincronizzati con un utente diverso e chiede se vuoi cancellare.
Pure.
E tutto questo solo per garantirsi che tra noi adolescenti non ci si scambi Angry Birds gratuitamente3?

E poi le applicazioni non solo si usano, ma si scrivono.
Ma di questo parleremo un’altra volta.

* * *

Aggiornamento

La saga di Microsoft™ Office™ 2011 continua con il SP2. Leggete i commenti.

* * *

  1. eDue – Hic non sunt leones
  2. eDue – Antani Illustrator™
  3. eDue – A book, is a book, is a book, isn’t an e-Book

4 thoughts on “Hic non sunt leones – Parte 2”

  1. Grazie per il “report” su Office… la mia boss, ogni volta che usa Word (2008) con il nuovo OS si incazza con me perché va in crash… ero tentato di rimediare un Office 2011 per lei, ma vedo che farei prima a prenderle una tavoletta cerata ed uno stilo…

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