Quattroruote.app 2.0.0

Ci sono cose che si sanno e cose che si sentono.
Io che sarebbe uscita una nuova versione (o release, non è che c’ho la palla di vetro precisa ai decimi) dell’applicazione di Quattroruote per iPad me lo sentivo; diciamo che il sentore era facilitato dal recente buco di sicurezza scoperto nel meccanismo di In-app Purchase1 che Apple ha promesso di risolvere in iOS 6 (campa cavallo), ma sul quale ha messo il pannicello caldo dell’UDID – Unique Device IDentifier – che garantirebbe una maggiore tenuta al tentavo di rubare contenuti.
Comunque per gli amanti del 2.0, Quattroruote va oltre e presenta la 2.0.0.

Nulla di male, ci mancherebbe, sul fatto che chi vive del proprio lavoro cerchi di guadagnarci evitando che qualcuno glielo rubi.
Solo che io QR lo compravo prima e lo compro adesso, quindi per me una nuova versione dell’app solo per risolvere i loro problemi non è accettabile.

Dei problemi dell’applicazione ho detto qui, al direttore internet di Edidomus, al direttore della rivista Carlo CAVICCHI, che dopo una palese incomprensione a seguito della quale mi ha risposto fischi per fiaschi, ha poi avuto la corretta pensata di passare il cacacazzi-presuntuoso-di-turno appunto a chi di dovere.

In quella sede feci presente (a gente competente, ma che subisce evidentemente ritardi di processo essendo tutto questo accaduto un anno fa) che la vista, l’unica vista possibile, per i numeri della rivista a piena pagina da sfogliare sarebbe diventata, da scomoda qual’era allora, presto impossibile da usare. Scegliere di rileggere un numero di due anni prima della rivista avrebbe richiesto, tra supplementi e numeri regolari (acquistati o meno, sono elencati tutti) una trentina di sfogliamenti all’indietro.
Non si poteva contare troppo sul fatto che nel nostro ordinamento giudiziario non sia previsto il reato di tortura, perché il cliente ha una soglia del dolore molto inferiore.

Bene, in questa versione 2.0.0, finalmente c’è una modalità alternativa di presentazione affiancata a quella tradizionale per copertine a schermo pieno, ed è quella a scroll verticale a otto copertine per volta

in cui l’affordance risulta correttamente formulata.
Ad esempio, per far vedere che “sotto” ce ne sono altre (ovvero che lista non è finita con la schermata corrente), in assenza dell’ascensore laterale sempre visibile (eccazzo, con lo schermo retina petapixel uno non può tenere mica sprecati venti pixel in larghezza) dovuto alle pippe mentali dei designer di HCI di Cupertino, chi ha riscritto l’app ha pensato di visualizzarne sei per intero e due (o quattro, a seconda del punto in cui ci si trova) sfumate. Buono.

Peccato che nella vista a otto non sia possibile capire se il numero scelto lo si possiede o meno, dovendo per forza passare per la vista a copertina intera.
Dove, tralaltro, si può “scaricare un’anteprima” anche delle copie già acquistate: perché?!
In entrambe le viste, inoltre, non è più possibile leggere un numero cliccando sulla copertina, ma solo sul pulsante leggi, che in termini di usabilità è una regressione non da poco. Pessimo, ma facilmente correggibile.

Brutto anche il fatto che Invia statistiche in Impostazioni sia settato ON per default (di chi è la colpa?), e che la maledetta, inutile Cover animata sia sempre dannatamente lì

Nel complesso una versione 2.0.0 molto migliore in termini di progettazione, anche se appannata da alcune ingenuità davvero incomprensibili.
Ah, manca sempre l’app-wide search, cui si sopperisce con i segnalibri. Un po’ pochino dopo trentasei numeri, no?!

* * *

  1. eDue – Si vince col 6 e anche con l’8

Spending deppiew

In tema di Spending Review, qualcuno mi spieghi questo:

http://www.gdf.gov.it/GdF/it/Stampa/Ultime_Notizie/Anno_2012/Luglio_2012/info1294935605.html:

Un’ingente truffa perpetrata ai danni dell’Istituto Nazionale di Previdenza per i dipendenti dell’Amministrazione Pubblica (I.N.P.D.A.P.) è stata smascherata dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma, al termine di complesse indagini sulla percezione di pensioni di cui erano titolari soggetti deceduti.

Sapete cos’è (anzi cos’era) l’INPDAP, vero?
Era l’ente di previdenza dei dipendenti pubblici; quindi gente non sconosciuta la fisco, non professionisti nel settore rubinetti con sede in Benelux, non gente al nero che raccoglie brassica, non piloti di moto residenti a Londra.

No, dipendenti pubblici.
Bene, lo Stato, nelle sue varie emanazioni, non comunica allo Stato che uno è morto.
Delle due l’una:
– tutti erano morti ed erano stato sepolti nel giardino di casa ed al loro posto dei manichini a dar voce ai quali provvedevano i parenti parlando in falsetto
– questi sono morti, ne è stato constatato il decesso, rilasciato un certificato di morte e non c’è un obbligo (e probabilmente neppure mezzo) di comunicarlo agli enti previdenziali.

Immagino che dopo questo, già stasera il meccanismo di notifica ci sia, ve’?!
E teniamo la Finanza a correre appresso ai morti, quando basta una PEC?!

Grafici aereodinamici