Bertoldo, Bertolaso e Cacasenno

Antonio DI PIETRO, in questi giorni, tra una palpatina a GRILLO ed una esternazione cossighiana su retroscena da Bagaglino, rischia (e ci sta riuscendo benissimo) di seppellire col ridicolo il fatto, in sé serissimo, della trattativa Stato-mafia e dell’eventuale intromissione della più alta carica dello Stato:

Quindi anche il leader dell’Idv è tornato sulla questione: ”A coloro che si qualificano come ‘fonti del Quirinale’ consiglio di vedere il filmato su youtube e di risentire dal vivo le dichiarazioni rese da Craxi nel formale interrogatorio davanti ai giudici del Tribunale di Milano, durante il processo Enimont”. In particolare Di Pietro dice di ascoltare cosa riferì Craxi in merito “al sistema di finanziamento ai partiti ai tempi della Prima Repubblica e come questo sistema coinvolgesse tutti i partiti, compreso il Pci dell’onorevole Napolitano, ovviamente per fatti già all’epoca non aventi più rilevanza penale, a causa del tempo trascorso e delle modalità di attuazione”.1

Non vogliamo dire nulla di quel divieto di sosta con la Fiat 600 D in Via delle Botteghe Oscure, signor presidente?!
A quando uno scoop, ottenuto in interrogatorio, sul colore dei pedalini di Giorgio NAPOLITANO?

Né si vuole qui tacere sul dato che Il Fatto Quotidiano, che pure ha avuto il merito di tirare fuori questa vicenda, la sta ridicolizzando a sua volta, portando come esempi tardive confessioni sulle simpatie politiche di Guido BERTOLASO2 e dichiarazioni di quello che Marco TRAVAGLIO definisce Il latitante (Bettino CRAXI) tratte, niente po’ po’ di meno che, dal TG5.

* * *

  1. Il Fatto Quotidiano.it – Di Pietro: “Craxi non mentì su Napolitano”. Quirinale: “Artifizi provocatori”
  2. Il Fatto Quotidiano.it – Parla Bertolaso: “Perché non escono le mie telefonate con Napolitano?”

iRoshima

Riprendo un mio commento a un post de Il Comizietto: La vergona dell’umanità.

Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, l’Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell’ordigno “Fat Man” su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, per le implicazioni etiche comportate dall’utilizzo di un’arma di distruzione di massa e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati fra gli episodi bellici più significativi dell’intera storia dell’umanità.1

È stato il primo atto del marketing moderno come lo conosciamo noi, ovvero quello veicolato dai media istantaneamente e contemporaneamente sull’intero pianeta.
Fatto in grande in modo che fosse innegabile, ma anche in modo da stabilire una leadership attraverso la paura.

Ho letto che tra la bomba di Hiroshima e quella di Nagasaki i giapponesi (i cui governanti, comunque, hanno non poche responsabilità sull’accaduto e sullo scenario mondiale del periodo) avessero già offerto la resa.
Non ricordo dove, se lo ritrovo cito anche la fonte.

Tralaltro, anche il bombardamento di Dresda2 fu un fatto di marketing, ma senza la big one, sull’altro fronte di guerra.
Se uno fosse cattivo, potrebbe dire che in Europa era prevista una campagna di terra e quindi bombardarla con l’atomica avrebbe significato poi trovarsi in mezzo al fallout3.

Spero che l’autore non nutra dubbi sul fatto che le guerre sono un fatto commerciale e che la parola marketing sia perfettamente attinente.
Per questo, se posso permettermi, la vergogna dell’umanità sono le guerre, non i singoli episodi che le contraddistinguono; prendiamo l’Olocausto4, per esempio. Non è che la sua portata sia stata minore in termini di orrore; anzi. Non meriterebbe la maiuscola anche quello, parlando di vergogna?

Si noti poi che sebbene l’Olocausto abbia fatto molti più morti che non le due bombe atomiche (anche ricomprendendo i traumi postumi nel tempo), per il primo esistono i negazionisti, per le seconde no. E si badi che appartengono allo stesso conflitto.

Per finire, e non voglio sembrare polemico in nessun modo, l’Olocausto non m’è venuto in mente per sminuire l’argomento del post originario, ma per analogia lessicale: olokaustos ovvero “bruciato interamente”4.

* * *

  1. Wikipedia.it – Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki
  2. Wikipedia.it – Bombardamento di Dresda
  3. Wikipedia.it – Fallout nucleare
  4. Wikipedia.it – Olocausto

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Sul tema segnalo: Internazionale » Opinioni » All’ombra di Hiroshima.

Meno parlamenti? [u]

Ecco la traduzione inglese dell’intervista che Mario MONTI ha rilasciato a Der Spiegel: Interview on the Euro Crisis with Italian Prime Minister Mario Monti – SPIEGEL ONLINE nella quale avrebbe detto che

per uscire dalla crisi i governi dovrebbero farsi condizionare meno dai rispettivi parlamenti

Invece, leggendola, c’è scritto

Monti:
I can understand that they must show consideration for their parliament. But at the end of the day, every country in the European Union has a parliament as well as a constitutional court. And of course each government must orient itself according to decisions made by parliament. But every government also has a duty to educate parliament. If I had stuck to the guidelines of my parliament in an entirely mechanical way, then I wouldn’t even have been able to agree to the decisions that were made at the most recent (EU) summit in Brussels.

SPIEGEL:
Why not?

Monti:
I was given the task of pushing through euro bonds at the summit. If governments let themselves be fully bound by the decisions of their parliaments without protecting their own freedom to act, a breakup of Europe would be a more probable outcome than deeper integration.


Scrivevo:

Non so se l’abbia detto, se chi lo riporta come virgolettato lo faccia traducendo ad sensum o letteralmente, e se la stessa frase nel contesto assuma un ruolo diverso.
Pare anche che i tedeschi si siano parecchio risentiti di questa frase, da alcuni riportata come “prima gaffe” o “boomerang”.

Facciamo finta che l’abbia detto.

Ora, parlamento e governo sono la stessa cosa?
No, né il presidente del consiglio dei ministri (ah, con questo premier avete rotto il cazzo), né i ministri debbono essere parlamentari.
Posso esserlo, ci mancherebbe, ma non devono.
Il governo deve ottenere la fiducia in parlamento1 dopo la nomina da parte del presidente della repubblica (per gli esterofili “settebel” in analogia con premier di cui sopra?!).

Non mi pare esista una norma che imponga ad un governo il farsi condizionare dal parlamento.
Il governo porta proposte di legge (in varie forme) in parlamento; lì il parlamento esplica il suo ruolo, che può essere di modifica, di approvazione, di rifiuto.
In questo può condizionare il governo, che se ritiene che un provvedimento sia cruciale per la sua sopravvivenza (in termini di incarico) o per quella del paese tutto, può chiedere il voto di fiducia2, ovvero legare l’approvazione del provvedimento alla sua esistenza. Che in genere prosegue.

In realtà, pare che solo l’1,2% delle proposte di legge di origine parlamentare (escludendo il governo in fase propositiva) divenga legge3.

Con tutti i condizionali d’obbligo (c’è la stampa di mezzo) pare quindi che dopo l’attività di governo Mario MONTI si candidi al nobel per la banalità.
I detrattori, poi…

* * *

  1. Governo Italiano – La formazione del governo
  2. Voto di fiducia – Wikipedia
  3. Fine corsa mai, solo una proposta su cento diventa legge – ilVostro Quotidiano Online

Cosagarbugli

Pare che ieri Umberto BOSSI abbia stigmatizzato il Fermo e Lucia (poi conosciuto come I promessi sposi), perché

Tra le tante frasi ripetute, Umberto Bossi ha avuto un guizzo, introducendo un nome nuovo nell’elenco dei nemici giurati della Lega: Alessandro Manzoni. Lo scrittore, reo di essersi piegato alla volontà del Re di trovare una lingua che unisse l’Italia, si è meritato l’appellativo di “traditore” e “canaglia”. “Siccome per fare una nazione serviva una lingua – ha affermato – il re trovò un grande traditore, una canaglia, cioè Alessandro Manzoni e gli fece scrivere “Fermo e Lucia” e aggiunge: “Per questo motivo si studia a scuola- continua – non perché è una grande opera, visto che è un mattone, ma perché era scritto nella lingua italiana”

Ci vuole convincere che l’ha letto o che in famiglia ci sono intellettuali che gli scrivono i discorsi?

Da: Bossi su Alessandro Manzoni: “Canaglia che ha unito l’Italia, la sua opera è un mattone” – Il Fatto Quotidiano TV

CandyBar, Mountain Lion, and Beyond

In origine c’era IconCollector.
Ma funzionava solo con le icone 32*32, e sul Mac OS X 9, anzi meglio sull’8.5.1, ‘ché già sul 9.0.4 aveva qualche problema, aggravatosi via via fino alla 9.2.2.
Poi un giorno quelli di Iconfactory se ne uscirono con Pixadex

Che era una specie di IconCollector on steroids, che in più aveva un’area (QuickDrop) che rendeva facile personalizzare le icone a piacimento.
Funzionava, era fatto bene, supportava le icone 128*128; quanto poteva durare?
Poco.
Il tutto fu ceduto a Panic Inc. (ottima azienda), con una certa propensione alla checcazzeria, che prese Pixadex e, ci mise attorno un prodotto rivolto agli adolescenti di tutte le età, ovvero CandyBar.

Ora, il problema è che se Pixadex NON contava se non minimamente sul sistema (sulle sue specifiche sì, ovviamente, ma non sulla sua implementazione), CandyBar come inutility per la personalizzazione di tutte le icone di sistema in una sola botta, contava pesantemente sulla di lui disponibilità ad essere toccato da terzi.
Infatti:

CandyBar, Mountain Lion, and Beyond

August 3rd, 2012
A quick update on CandyBar!

Updated for 10.8.
First, we’ve updated CandyBar for Mac OS X 10.8! You can now customize the 10.8 system icons. Just launch the app and click the big “Update” button to get the latest IconData.
But there’s a catch, or two: in Mountain Lion, Apple changed how the Dock is rendered, so it’s no longer possible to customize the Dock’s look. (You can still customize the indicator lights!) Also, CandyBar still can’t change the internal icons of Mac App Store apps, due to code signing.

CandyBar, although simply changing files on disk, has always fallen into a slightly-uncomfortable-for-us grey area of existence. It seems clear to us that there will undoubtedly come a time (soon?) when CandyBar can no longer customize system icons at all. So, what do we do?

Now free, and unsupported.
Since we’re unsure about the long-term future of changing system icons, we’re not comfortable charging money for CandyBar, and we’re also not comfortable simply making it disappear, instead we’re going to make the current CandyBar free — but unsupported.
That said, being CandyBar fans, we’ll strive to keep CandyBar up-to-date with minor 10.8 releases, so you can keep using it for the foreseeable future! But, if something major changes, on the level of the Dock changes in 10.8, we can’t guarantee compatibility.

Da: Panic Blog » CandyBar, Mountain Lion, and Beyond.

Ne segue che per chi come il sottoscritto, ha pagato Pixadex per fare una cosa e si è trovato costretto a pagare di nuovo CandyBar per una cosa che non gli interessava ed adesso si trova probabilmente senza nulla. Speriamo solo che a forza di chiederglielo, si convincano a strappare CandyBar da Pixadex, ed aggiornino quest’ultimo per la icone 1024.

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