La caffettiera del fancazzista

Uno degli argomenti più discussi sul pianeta Terra, e forse anche dal rover su Marte per nostro conto, è quello della tecnologia.

Anzi, dire che se ne discute, è già una cosa che pare scontata e non lo è.
La discussione è una forma di comunicazione in cui almeno due soggetti (potremmo scrivere s ≥ 2) hanno parte attiva. Uno argomenta, l’altro argomenta, concorda in tutto in parte, critica, ecc. Ecco, per la tecnologia non è così; larga parte della comunicazione sulla tecnologia è unidirezionale. Gli amanti delle basi di dati potrebbero dire che è una relazione uno-a-molti; ma è così? C’è sempre uno (in genere scelto a caso tra pochi, sempre gli stessi) che parla; ma quanti sono i destinatari del messaggio? Beh, in generale sono gli altri pochi che in quel caso specifico si tacciono, in attesa che i ruoli nel gregge si invertano.
Ecco, la sensazione è che la comunicazione ad argomento tecnologico sia una struttura uno-a-pochi, sempre gli stessi, in cui l’uno sia uno dei pochi a turno.

Qui vedo già un primo problema: chi parla di tecnologia si parla praticamente addosso; al limite ne parla come si farebbe in un club di amanti del punto croce, in cui ognuno porta a turno il proprio centrino. Se va bene il centrino questa volta è nuovo, ma quasi sempre si assiste al centrino dell’ultima volta con una catenella attorno, un giro di uncinetto in più; il resto è già visto. La gran parte della popolazione mondiale, benché cresca numericamente, resta all’oscuro di questi autosbrodolamenti e preferisce dedicarsi al nuovo tatuaggio di Totti (di Beckam, ecc.) alla nuova acconciatura di Gullit, che da quando ha smesso ha messo su panza ma senza fare la cura dell’agnello però, oppure al trend degli stivali estivi che sono stivali che terminano con delle ciocie da lungomare.

Le masse s’avvicinano alla tecnologia solo quando uno ce le avvicina. Uno chi?

Se il primo dato è che pochi ne parlano e ne parlano tra loro, l’idea che uno potrebbe farsi di questo circolo è che sia una gilda di intellettuali, popolata da menti finissime che disquisiscono di massimi sistemi al livello del Monte Olimpo; di tanto in tanto costoro sollevano un sopracciglio e fulmini e saette s’abbattono sul mondo, illuminando anche se in maniera effimera una branca della tecnologia rendendola visibile ai mortali.

Ecco, no.
Una delle cose più sconcertanti è che di tecnologia, con rarissime e perlopiù invisibili eccezioni, parlano persone che per questioni curriculari ne sono strettamente avulsi. Meno ne sai e più ne parli.
Ora, potrebbe essere cattiveria gratuita, se non fosse che di queste techinstar molte vanno fiere del fatto di non saperne un cazzo. Di più, accade che costoro rivendichino biografie in cui la tecnologia è entrata tardivamente ed a seguito di un’illuminazione, come coronamento di una vita spesa o sprecata altrove. Ma se altrove era forse richiesta loro una certa preparazione, chessò come ad un garzone di gommista è richiesto di sapere che i dadi delle ruote vanno avvitati sulle colonnine dalla parte cava e non ne devono avanzare – cose così – per passare di qua e venirci a spiegare la tecnologia a costoro è bastata un’illuminazione.
Cattiveria del destino baro ha voluto, poi, che l’illuminazione in oggetto illumini il guru di turno, ma proietti ombre tutt’attorno. Quindi, anche ammesso che costoro nascano dal collasso di una stella in una supernova luminosissima, finisce che l’universo viva un’eclissi perenne. Insomma questi s’illuminano un bel dì, e poi si mettono di lena a parlarne, ma al genere umano, se va bene, non arrivano che singoli fotoni.

Uno così, al paese mio, è un disadattato, come un Bisio tènnico in Bar Sport, come un Lucianide che parla di Napoletone a Wo.
Invece, vai a capire, questi che in altri ambiti come il calcio di lunedì, sarebbero allontanati e derisi, finiscono per ingolfare il pianeta di minchiate, quando va bene, o di artifici lessicali che nascondono il nulla, nella gran parte dei casi.
Com’è possibile?

Eh, è possibile perché hanno gioco facile, parlando di cose che ignorano largamente a persone che ignorano del tutto l’argomento.
Ecco perché uno che non capisca nulla non tanto di calcio, ma nemmeno dei fondamenti con i quali discuterne tra avventori tra un cordiale e l’altro vengono rapidamente coglionati ed allontanati; perché vanno a discutere di un qualcosa in un ambito in cui la maggior parte delle persone che hanno intorno sono convinte di sapere qualcosa. Quindi vengono sgamati subito e trattati di conseguenza.
Qui, invece, si muovono in un ambito sconosciuto ai più; se ammettono loro stessi di essere ignoranti in materia, ma di aver visto la luce, vengono visti come unti, come fortunati cui è stato dato di essere partecipi di una verità che non solo non si partecipa ma di cui si ignorava l’esistenza.

E torniamo alla frase: Le masse s’avvicinano alla tecnologia solo quando uno ce le avvicina. Uno chi?

Uno che non ne capisce un cazzo, ma confessa l’incontro con la verità.
Cioè uno di noi, ma prescelto.
Ecco perché in ambito tecnologico non ci sono esperti ma guru, perché la tecnologia è una pratica esotica e l’unico modo di avvicinarla è attraverso un messia che venga da lontano a portare un messaggio.

Ora, non sorprende che questi vaniloquenti abbiano tanto credito anche nel senato dei guru, perché nessuno di quelli che vi siede ha le basi per smentirli, e nessuno ha interesse a farlo, visto che in un castello di carte se una viene mossa crolla tutto. È un circolo di cazzari che si autoalimenta, in cui la regola seconda è l’omertà e la prima è l’ignoranza.

Come faccio ad essere così sicuro di quel che dico?
Perché per la tecnologia servono basi scientifiche, che ci sono e si possono studiare.
Ma non servono basi come potrebbe essere il volume uno di Tecnologia for Dummies per poter passare al volume due, servono studi difficili e lunghi, tutti basati su solidissime basi scientifiche, al termine dei quali – anzi al termine di un primo cicli dei quali – chi li ha fatti tutto pensa fuorché mettersi a fare chiacchiere sui blog, farsi assoldare delle telco per scriverne sui siti aziendali, svendersi a case editrici generaliste per scrivere il volume nove di Internet per tutti: clicchiamo insieme.
Vanity Press, insomma, ma retribuita.

No, chi ha fatto questo percorso davvero, intanto sa che non può fermarsi perché non è possibile sapere tutto, ma sapere è un continuo che non ammette tappe intermedie se non per propedeuticità, e poi perché appunto sapendone un po’ sa a che quanto gli resta da sapere e da scoprire e non si sognerebbe mai di fermarsi ad un certo punto, sospendere l’apprendimento per cominciare a parlarne.

* * *

Intanto metto qui due appunti sul tema “esperto di tecnologia”; a giorni, forse, capirete perché.
Resti di tutto quanto sopra un dato: che ne ho le palle piene di leggere scritti di tecnologia di gente che non t’insegna mai nulla e ti racconta dei propri fantasmi o interpreta i sogni dovuti a pasti troppo pesanti per fisici adattatisi alla postura da tastiera.

Ma una cosa dev’essere chiara: chi sparla di calcio, di moda, di scooter, di sesso, di ceramica raku, di rilegatura a filo refe, di grafismi e contrografismi delle partecipazioni di nozze non nuoce al pianeta tanto quanto un millantatore che dice assurdità sulla tecnologia; perché dai tatticismi del calcio puoi prescindere, della preparazione della maionese puoi ignorare i rudimenti, dell’abbinamento cromatico tra body da mare e cappotto ecopelle puoi sbagliare la palette senza che questo influenzi in maniera decisa e definitiva la tua vita e quella dei tuoi figli se ne hai; ma non capire la tecnologia o peggio credere di averla capita grazie ad un padre spirituale o una notte insonne ti rende schiavo.

7 pensieri riguardo “La caffettiera del fancazzista”

  1. Cerco di capire, non è che approfondendo troppo un articolo dedicato ad un prodotto tecnologico si vadano a mettere toppi termini poco comprensibili a discapito della fluidità del pezzo stesso e di una comprensione difficile per i non addetti?

      1. Ma non parlavamo di tecnologia o si tratta di tutta la struttura della nuova informazione che la rete propina?

  2. Dopo i guru ci sono gli evangelist. Da me basta saper installare un prodotto, saperlo configurare e dire “che figo!” e sei subito evangelist. :-) Se non dici “che figo!” rimani guru.

    A proposito di tennologia, i miei colleghi mi hanno riferito di un nostro cliente che per un servizio web ha preso come riferimento Poste Italiane. Per la grafica. Poi, a metà progetto, hanno deciso di cambiare tipo di hardware, costringendo i nostri a ricominciare dall’inizio. (Succede più spesso di quanto si pensi.)

    Allora mi sono ricordato perché non ho mai voluto fare carriera: per non avere a che fare con certi manager illuminati dalla tennologia.

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