Detailing su Alfa Romeo 156 SportWagon

La signorina vanitosa che vedete qui sopra e nelle foto che trovate all’indirizzo seguente è la nostra Alfa 156 SportWagon:

S.Amato Car Care: Detailing su Alfa Romeo 156 JTD 1.9 del 2002.

Il detailing è stato il suo regalo per il decimo compleanno.

Detailing

Intanto va premesso che dire detailing, parlando della cura delle autovetture significa dire una cosa precisa; non è una lucidatura, non è una ceratura. È tanto vero, che con il diffondersi di questa pratica anche in Europa (e una volta tanto non sono convinto che l’Italia stia dietro nessuno in questo, almeno per capacità) sono sempre di più le macchine appena uscite dal concessionario che lo affrontano; in alcuni casi gli stessi concessionari propongono il trattamento tra gli optional, e quindi prima che la macchina venga consegnata al cliente.
Il motivo è semplice; anche le verniciature industriali in casamadre possono avere dei difetti, e comunque le verniciature d’origine non hanno nessun trattamento successivo che non sia una grossolana ceratura e spesso una ancora più grossolana e frettolosa deceratura fatte, se va bene, solo con agenti chimici.

Assenza di impurità, levigatura (e quindi lucentezza), protezione sono i tre motivi per cui il detailing è una cosa diversa da qualunque altro trattamento.
Nessuna di queste cose presa da sola serve a molto.
Nessuna di queste cose, e men che mai tutte assieme, si può ottenere semplicemente con un unico trattamento senza alcuna preparazione e senza seguire questa sequenza di intervento.

Dunque perché

Lo scopo del detailing sulla 156 non era certo quello estetico.
Che alla fine il risultato estetico sia perfino sorprendente, non c’è dubbio, ma dovrebbe essere chiaro che l’estetica è una conseguenza del lavoro e non il suo fine.
L’alternativa, dopo dieci anni passati in strada, era quella di riverniciare l’intera carrozzeria.
E non volevamo farlo per tre motivi:

  1. le verniciature industriali (pur con tutti i difetti suddetti) sono certamente migliori di qualunque verniciatura successiva, perché partono dalla scocca grezza e seguono un processo che la porta ad essere ricoperta da diversi strati di materiale.
  2. le riverniciature totali, o ripartono dalla scocca grezza o sono del tutto superficiali e vanno a poggiare su materiale vecchio. Nel secondo caso durano nulla, nel primo caso costano uno sproposito.
  3. per arrivare ad una scocca sufficientemente spoglia da poter effettuare una riverniciatura integrale, bisogna toccare troppa componentistica; questa componentistica è vecchia, e la sua rimozione può esserle fatale. Inoltre ganci, clip e perni di vario genere non sono probabilmente più in commercio. Si finisce con l’incollare pezzi che prima erano fissati a pressione i cui fissaggi si sono rotti irrimediabilmente, oppure ad usare clip e perni simili che aumentano i giochi o li hanno già non appena applicati.

Quindi lo scopo era preservare.
Non riportare in condizioni di origine; semmai tentare di creare le condizioni perché la macchina potesse continuare ad esistere.
Il detailing non è un lifting su una novantenne per farla sembrare una ventenne ricostruita da un chirurgo alcolista, è una visita specialistica seguita da una cura che consenta all’oggetto di vivere al meglio la sua età.
Almeno sulle macchine vecchie; e noi di questo parliamo: di una macchina vecchia che vorremmo ci accompagnasse ancora.
Certo che la carrozzeria non è quella che fa muovere una macchina; ma se lasciata andare si degrada con una rapidità maggiore che non tutto il resto. Si finisce col dover rinunciare ad una vettura perché diventa impossibile tenerne assieme le parti esterne. Spesso perché i pezzi non si trovano più, o perché quelli presi allo sfascio non sono affatto migliori di quelli che dovrebbero sostituire. E poi su queste macchine c’è tanta plastica; la lamiera si ricrea, si risalda e si ribatte; la plastica no.

Due parole sulla 156

Recentemente sul blog del direttore di Quattroruote, Carlo CAVICCHI1, 2, c’è stato un thread su Walter De’Silva.
In quella occasione scrivevo:

La 156 è una delle cose più belle che abbia girato sul pianeta.
E gira ancora.
Per quanto mi riguarda De’Silva può andare a lavorare anche alla Hyundai, restando uno dei più grandi designer della storia dell’automobilismo; La 156 è una macchina che dimostra chiaramente un’enorme cultura di marchio e di design. Pur essendo moderna ed avendo probabilmente salvato l’Alfa (assieme alla 147 il cui frontale è ripreso dalla 6C 2500 villa D’Este) nel dopo 155 (brrrrrr), aveva forti e chiari richiami alla storia della Casa.

Ad esempio i fori ovali attorno alla mascherina, e tutta l’impostazione del frontale sono presi dalla 2900 B.

Eppure non sono copie, non sono Fiat 500 o VW Beetle; sono evoluzioni in chiave moderna; riportano tutti gli stilemi di vetture di ben sessanta anni prima eppure proiettano il marchio in avanti.

Ecco, uno così è un grande, uno con una cultura del design enorme ed una non comune capacità di sintesi.

Alcune cose gli piacciono, è chiaro; ad esempio il muso della Golf VI (e quindi della VII) è a tutti gli effetti quello della 156 prima serie con il logo VW; i fari, l’attacco della lama cromata sul diedro, la forma della presa d’aria bassa, sono una reinterpretazione della 156 senza lo scudo Alfa, quindi più pulita ma più banale. Nulla di male, ognuno ha la sua firma.

Per tutto questo due cose:

1) sì mi dispiace molto che De’Silva se ne sia andato, perché non sono un tifoso, ma uno che lo apprezza; non è che prima fosse simpatico ed ora no. Mi spiace sopratutto perché evidentemente l’Italia non poteva dargli opportunità che altrove evidentemente ha.

2) Per la sua capacità di reinterpretare il passato senza farsene schiacciare, mi pare la persona giusta per la Golf VII.

C’è un motivo per cui riporto qui quella conversazione; perché è attribuita a De’Silva questa affermazione3:

Per capirla, un’auto va accarezzata. Va lavata. Quando c’è qualcosa che non mi torna di un modello, chiudo gli occhi e lo tocco, lo sento…

Ecco, una macchina dopo un detailing non deve avere nulla che non va, nemmeno chiudendo gli occhi e toccandola.
La 156 poi, sopratutto la SportWagon, se li riapri è ancora una delle cose più belle che gira sul pianeta.

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Il detailing sulla 156 l’ha fatto Simone AMATO4; non conoscevo personalmente Simone prima di questo lavoro, ma l’ho seguito sul suo sito e sul forum de La Cura Dell’Auto5.
M’è parsa una persona che fosse intanto mossa da passione per quel che fa, che è una condizione necessaria ma non sufficiente, e poi una persona che ha voluto crescere e specializzarsi, mettendosi in dubbio, chiedendo consigli, postando errori e poi i risultati che otteneva mano a mano. Un professionista.
Per i dieci anni della 156 mi è parso che affidargliela fosse una scelta sicura, ed i risultati sono stati del tutto proporzionati alle attese.
La macchina era messa male, anche se era stata sempre curata negli interni e nella meccanica.
Mi ha avvertito che alcune cose sarebbero potute risultare deludenti e poi non è stato così; non c’è stato nulla di deludente.
La signorina, che pure per un periodo è stata in vendita senza che nessuno la degnasse di uno sguardo, uscita dalle mani di Simone ha spinto una persona, nel parcheggio del supermercato a chiedermi se la vendessi. Ho provato a dissuaderla dichiarando il chilometraggio, 183.356, e l’età.
Beh, comunque mi ha chiesto quanto ne volessi.

Sì, ve lo sto consigliando; ma prima ha avuto la nostra macchina per le mani.

* * *

  1. Quell’odio-amore per Walter | Via Mazzocchi 2.0
  2. Il lato B della Giulietta | Via Mazzocchi 2.0
  3. Walter De Silva – Wikipedia
  4. S.Amato Car Care: Detailing su Alfa Romeo 156 JTD 1.9 del 2002
  5. Forum de lacuradellauto.it

Giocampus

Giovedì è approdata su Facebook con un gruppo dal titolo “Salviamo Giocampus”, che nel giro di 24 ore ha già raggiunto oltre 2300 iscritti. […] Sulla bacheca del gruppo internet piovono commenti: “è un progetto che funziona da anni, non si può fermare così improvvisamente senza scrupoli e perplessità…” scrive Silvia. E ancora, aggiunge Laura, “Giocampus è un’eccellenza parmigiana studiata e invidiata in tutta Italia, ma a quanto pare i nostri politici sono bravissimi a rovinare tutto”.

Poche ore dopo questo primo tam tam online, nasce anche un gruppo a difesa dei Cinque stelle. Si intitola “Giocampus: stiamo con il Comune” e in poche ore conta oltre 800 membri. I componenti del primo gruppo puntano il dito sui presunti “contatti fittizi” del secondo.

È palese che solo Internet potrà portare questo paese fuori dal pantano.

Da: Parma, salta il progetto scuola per i bambini: è rivolta contro Pizzarotti – Il Fatto Quotidiano.

Segnare al 9 ottobre sul calendario

Il condizionale è d’obbligo perchè solo il 9 ottobre si saprà se per un voto il ‘Gianni’ potrà restare sindaco o se il giudice accoglierà il ricorso della Lega Nord che non si è rassegnata a perdere la sua roccaforte e ha contestato alcune schede elettorali. “La cosa non mi preoccupa minimamente, noi siamo l’espressione di una squadra di amici che lavora a tempo pieno e vogliamo cambiare Meda. Speriamo di poterlo continuare a fare perchè è difficile ma bellissimo”.

Da: Meda, il sindaco zittisce in tv la Mussolini “per parlare dei problemi della gente” – Il Fatto Quotidiano.