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Roberto Ciotti (Roma, 20 febbraio 1953 – Roma, 31 dicembre 2013)

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Immagine da Roberto Ciotti – bluesman.

Auspici e necessità

Trasformo in post un mio commento sul blog di Alfredo Ferrante1.

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Il problema della PA è l’usabilità, o se preferite il milanese, l’affordance.
L’affordance o approcciabilità, è stata definita da Donald A. NORMAN2 e prima da Bruno MUNARI3 come la capacità di un oggetto di lasciarsi maneggiare con naturalezza.
Esempio: chi prenderebbe un ombrello e lo porterebbe in giro per la punta in metallo tenendolo in equilibrio su un dito come si faceva da bambini?
Lo si prende per il manico. E qual è il manico?
In pochi hanno questo dubbio, sebbene nessuno abbia una cultura specifica in manici d’ombrello.
Il motivo è che dei due lati dell’oggetto uno è naturalmente amichevole, l’altro no.
Uno è approcciabile, appunto, l’altro è repellente.

Rileggete l’ultima frase: lo stesso oggetto può essere tanto approcciabile quanto repellente, e la cosa in sé non è un male.
Questa differenza di parti diverse dello stesso oggetto serve a renderlo subito e più facilmente utilizzabile con profitto.
Però devono esserci entrambe; uno tutto approcciabile come una palla è limitante (per esempio metterla in tasca è un incubo); uno tutto repellente pare messo in piedi da un sadico.
La parte approcciabile favorisce il comportamento corretto, quella repellente sfavorisce quello sbagliato.

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Com’è la PA?
A parole la nostra PA è rigidamente normata in modo da essere amichevole.
Già il CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale4 nella sua formulazione del marzo del 2005 e prima ancora la Bassanini (Legge 15 marzo 1997, n. 59 e successive5) imponevano più o meno apertamente una struttura minima identica per i siti istituzionali della PA non centrali per cercare di evitare di disorientare il cittadino; ma li hai visti tu?
Le famose Fasi della vita, e compagnia si sono viste per un po’ da qualche parte per poi finire rapidamente mischiate nel fango comunicativo delle PPAA.

Prima ancora, dalla L.9 gennaio o 4/20046 in poi, o meglio dal D.lgs 8/7/2005 e successive modifiche7, fino a quello di quest’anno (cui ha contribuito anche il Vostro con un modestissimo e purtuttavia faticosissimo apporto) ovvero il DM 20 marzo 2013 (pubblicato in GU il 16.09.20138) le norme stabiliscono i criteri minimi di accessibilità per il siti web delle PA e dei concessionari e le relative sanzioni.
Che ne è stato nei fatti?!
L’ultimo monitoraggio è stato deprimente, con percentuali di attuato da prefisso telefonico del nord.

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Avete visto cosa ho fatto qui sopra?

Ho fatto il circolarista, quello che cita a memoria DM, DLGS, DPCM, DPR, Network, Chitemuort che intanto le sa tutte, e poi se ne sta lì col ditino teso come un Letta di Makkox9 (http://www.ilpost.it/makkox/2013/07/18/kazzakistan/).
E non fa altro, non conclude un cazzo.

Ora, voi pensate davvero che la mancata applicazione della stragrande parte delle norme che riguardano la PA e dovrebbero favorirne il rapporto con i cittadini, ovvero con coloro per i quali esiste, siano dovute ad una cattiveria da parte di chi lavora nella PA?

No, è un problema di usabilità10.

Perché qualcuno, nella PA, oltre che concepire e scrivere norme che finiscono lì sul portarotolo assieme alle altre per gli usi consentiti non ha realizzato un sito modello, con relativo backoffice/CMS, ad esempio prendendo prodotti di Software Libero e open source e modificandoli, in modo che le amministrazioni che dovessero mettersi in regola potessero disporne?
PA che, tra l’altro, avrebbe tutte le competenze necessarie in abbondanza e persone al suo interno che non vedrebbero l’ora.

Questo avrebbe avuto tre vantaggi immediati ed in prospettiva chissà quanti altri:

1) Software Libero11, gratuito ed a sorgente aperto fornito dalla PA per la PA; utilizzando le enormi competenze che la PA ha in sé; e non scherzo, pensate solo alle università: pensato?

2) essendo Software Libero anche i privati potrebbero scaricarlo, modificarlo e volendo rivenderlo (sissignori, sempre rilasciando il sorgente e sempre come SL), in modo da innescare un circolo virtuoso digitale che parte dalla PA, passa per il PIL e torna alla PA, a chi la fornisce e a chi la fruisce, ovvero i cittadini.

3) Servizi migliori per i cittadini.
Intanto perché garantiti in termini di comunicazione (l’uniformità di cui sopra, come primo elemento di amichevolezza); poi in termini tecnologici, perché come detto chi queste cose le insegna – università pubbliche, appunto – e gli stessi che hanno minutato la bozza del DM sono esperti nel loro campo, tra loro anche persone della PA. Quindi accessibili in base all’esperienza di costoro ed ai principi internazionali (WCAG12 in testa, ad esempio) e amministrazioni che invece di perdere tempo e soldi, possono dedicarsi al loro “core business” (o se preferite scopo precipuo) invece che ammattirsi appresso a norme e codici che non capiscono e spesso li lasciano in balia di terze parti a volte mutuate dall’agricoltura.

E, sopratutto, alla lunga un miglioramento della società; essendo il Software Libero per sua natura basato sul concetto di comunità, ed essendo la gestione dei requisiti (di quelli applicativi oltre a quelli di legge, s’intende) una fase in cui devono essere coinvolti tutti gli attori, e quindi anche i cittadini, questi avranno dalla PA delle soluzioni che li hanno avuti come protagonisti assieme a quelli che le realizzano.
Quindi soluzioni migliori in quanto più aderenti alle necessità di coloro cui sono destinate, e necessariamente migliori anche per costoro che hanno contribuito a crearle.
Ovvero cittadini più soddisfatti della PA.

In una parola, una PA usabile.

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E perché dovrebbe funzionare?
Beh, se si prende finalmente atto che la PA come qualunque altro essere pluricellulare reagisce agli incentivi, se si trova le cose già fatte, oltre che obblighi da adempiere, è molto probabile che adotterà quelle soluzioni e senza imposizione, che non funziona, ma volentieri. Vantaggi per l’economia e per i cittadini.

Il mio auspicio è che si finisca di parlare e si cominci a fare, per una PA usabile.
E se per me è un auspicio, per noi tutti è una necessità.

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  1. Due auspici semplici semplici | TANTOPREMESSO.it
  2. Donald Norman – Wikipedia.
  3. Bruno Munari – Wikipedia.
  4. Codice dell'amministrazione digitale | AgID
  5. Leggi Bassanini – Wikipedia
  6. Legge Stanca – Wikipedia
  7. Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione – Nuovi requisiti e punti di controllo per l’accessibilità
  8. Gazzetta Ufficiale DECRETO 20 marzo 2013 – Modifiche all’allegato A del decreto 8 luglio 2005 del Ministro per l’innovazione e le tecnologie, recante: «Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilita’ agli strumenti informatici». (Prot. 195/Ric). (13A07492) (GU Serie Generale n.217 del 16-9-2013)
  9. Kazzaki – Il Post
  10. eDue – È un problema di usabilità
  11. Cos'è il Software Libero? – Progetto GNU – Free Software Foundation
  12. W3C – WCAG Overview

Cominicazione Istituzionale For Dummies

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