The Crimson ProjeKCt a Roma

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Su di loro, sul loro modo di suonare, sulla loro strumentazione, sulle bibliografie dei singoli e dei due terzetti che li compongono potete leggere di più e meglio ovunque, a partire da qui sotto.

giovani tromboni – King Crimson.

Quello che posso aggiungere è qualcosa di personale.
Ieri sera alla Sala Sinopoli dell’Auditorium, piena in ogni ordine e grado, si sono visti ma sentiti poco.
La colpa è intanto del fatto che la musica amplificata al chiuso viene male, indipendentemente dalla bravura di chi fa la messa a punto dell’audio. Poi per colpa del fatto che quasi tutti avevano poco ritorno nel loro monitor e chiedevano di alzare; alla fine avevano tutti il volume a palla sia sul palco che fuori, e la risultante era rumore.
La sala, per quanto ben insonorizzata ad evitare l’eco, nulla ha potuto.
Magari un po’ più basso sarebbe stato meno sexy ma più fruibile.
Alla fine sono uscito sordo ma soddisfatto.

Soddisfatto da cosa?
Beh, intanto quando hanno suonato in terzetto (a sinistra Mastellotto, Levin e Belew) è tornata la magia.
Tre mostri, senza eguali nel loro ambito, e con quelle musiche piene sature cui non potresti né aggiungere né togliere nulla.

Poi, a rafforzare quanto sopra, quando i terzetti erano rispettivamente gli Stick Men ed il Power Trio, c’era tanta tanta tecnica, ma nulla per cui valesse la pena usarla. Sembrava tutto molto saletta per sfigati un tot a ora.

Ne segue che è la musica a dar loro la possibilità di essere grandi, ma non certo come compositori, presi singolarmente.
Insomma che abbiamo scoperto che i King Crimson sono irripetibili? No, l’abbiamo confermato.

Non me ne voglia nemmeno Levin che con un buon italiano ha presentato i suoi pezzi e cantato a Break in The Sky (Uno spiraglio nel cielo).
La doppia batteria (Tobias Ralph) ed il secondo basso (Julie Slick) oltre ad essere bravi ed inutilissimi, hanno solo un po’ allungato la zuppa.
L’assenza di Fripp non ha pesato a nessuno, perfettamente sostituito (anche nell’atteggiamento) da Markus Reuter.

Per il resto, conoscendo bene i pezzi, una scaletta di quasi tre ore di fila di progressive con picchi di eccellenza.
Per gli altri, quelli che non potevano intuire cosa stessero suonando in quel momento, rumore.

Carina l’idea di rappresentare una corona con delle tende sullo sfondo.

Scaletta

A memoria, eh:

  1. B’Boom
  2. Thrack
  3. Dinosaur
  4. Frame By Frame
  5. Sleepless
  6. Neurotica
  7. Thrakattak (?)
  8. (?)
  9. Lark’s Tongue in Aspic
  10. (?)
  11. Matte Kudasai
  12. (?)
  13. Vroom
  14. (?)
  15. Firebird
  16. One Time
  17. Red
  18. Indiscipline
  19. In The Court of The Crimson King (due strofe cantata assieme al pubblico, Belew da solo, esecuzione pessima di entrambi) – bis
  20. Elephant Talk – bis
  21. Thela Hun Ginjeet – bis

* * *

Letture ulteriori:

2 thoughts on “The Crimson ProjeKCt a Roma”

  1. Pensa che ad un certo punto, tanto sono acusticamente prevenuto nei confronti del rock all’auditorium, mi sono detto che – finalmente – una serata (dal centro platea) acusticamente ok. Non ho mai amato molto i KC, ed ancora meno Fripp, diciamo che ero lì quasi per “dovere”… ma alla fine si è rivelato un gran piacere.

  2. Pingback: FracKtals | eDue

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