Nottata genovese

«E lì sono iniziati gli insulti», racconta: «”Figlio di puttana”, “pezzo di merda”, “un braccio ci mettiamo poco a rompertelo”, “tanto al lavoro domani non ci vai”».

A strattoni i tre agenti lo trascinano fino al posto di polizia della stazione. Lui cerca di spiegarsi, inizia a dire: «Sono un giornalista, lasciatemi stare». «Quando sono entrato ho iniziato a spaventarmi veramente», racconta: «Mi hanno fatto togliere le scarpe, buttato a terra il cellulare, il telefono, il tutto senza un verbale di perquisizione, niente. Ero in mano loro». Sempre stringendoli il braccio dietro la schiena. «Faceva male. Continuavano a dirmi: “stai tranquillo, ci mettiamo un attimo a romperlo”». Gli chiedono di dire scusa. Dice scusa. Ma lo mettono lo stesso in una cella di sicurezza, col piantone alla porta.

«Ho perso la nozione del tempo», continua Francesco: «Ero seduto, senza acqua, nulla, l’unico bicchiere me l’ha portato un agente impietosito alle cinque del mattino». Già, perché su quella sedia, Francesco – braghette corte, maglietta, scarpe da ginnastica, come si conviene per andare a una festa di piazza – resta per più di due ore. «Quando mi hanno convocato per rilasciarmi mi hanno ridato il cellulare: c’erano 40 chiamate senza risposta ed erano le 5 del mattino». Davanti a lui un foglio: «Era la denuncia. Per “ubriachezza manifesta”, quando neanche mi avevano fatto un alcool test, e per “oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale”». Ma lui non firma: «Primo, per l’orario: c’era scritto che mi dimettevano alle 2.30/3. Erano le cinque». E poi per il contenuto: «Ubriaco? Claudicante? Con l’alito pesante? Ero stato tutto il pomeriggio con gli amici, stavo tornando a casa con loro, autonomamente. Sì, è vero, forse non mi ero lavato i denti…». Ma la cosa più grave è la denuncia penale per resistenza: «Quando sono stato tirato giù dal treno, insultato, strattonato, tenuto per ore in cella senza niente di scritto a mio carico».

Da Per una notte sequestrato dalla polizia La denuncia di un giornalista di Rovigo.

The Animation Art of Chuck Jones

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Chuck Jones! How many hours days, weeks, months? did I spend as a youngster in front of the tube, immersed in the wild worlds of one of America’s most gifted animators? Funny, yes, humor is always present in Jones’ work, ranging from the sly to the slapstick. But beyond the humor the dramatic graphical style, coupled with a sense that he felt completely free to explore whatever extreme idea came to mind, what was really appealed to me. Perhaps his work was a factor in my decision to pursue a career in the visual arts, who knows?

Da What’s Up, Doc? The Animation Art of Chuck Jones | Graphics.com.

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