Astenersi perditempo

Dicevo lunedì che stiamo diventando sempre più statunitensi.

Prendo spunto dall’articolo di Ernesto BELISARIO1 e riporto qui il mio commento sul fatto che la democrazia rappresentativa sia in crisi.

Recentemente si è diffusa l’idea che possa essere efficacemente sostituita da quella diretta – anche grazie alle tecnologie. Mi pare si dimentichi l’esperienza frustrante del condominio.
Estendere tout-court quell’esperienza a livello nazionale, significherebbe casino e basta.

Il fatto che movimenti, comitati e collettivi la usino, tralascia che questi si formano per aggregazione volontaria (i) e su temi specifici (ii), due cose che l’istituzionalizzazione della democrazia diretta deve evitare.

E si dimentica anche che non tutti vogliono e possono occuparsi di quelle cose che deleghiamo quando votiamo.

Potremmo volere fare altro, ad esempio dedicarci ad un lavoro o a un mestiere o ad un’attitudine. E senza contare che alcune cose richiedono una preparazione ben oltre quella media (in alcuni casi delle vere eccellenze).

Il problema della scarsa partecipazione lo possiamo vedere ben correlato a questioni di reddito e di prospettive.

Il primo, ben sintetizzato in Una paga da fame3 della Ehrenreich e da LaVoce.info ore fa, che erano il motivo per cui ci paragonavo agli statunitensi.

Il secondo è un problema tutto politico: il massimo della partecipazione alle elezioni c’è stato negli anni del boom, in cui a parte il reddito, c’era l’idea che i figli sarebbero vissuti in un mondo migliore rispetto a quello dei padri; c’era cioè una prospettiva, e quindi un motivo per cui si cercava di influenzare (col voto, appunto) il modo in cui questa prospettiva si potesse realizzare.

Sono anni, invece, che non fanno altro che ripeterci che il futuro sarà sempre più merdoso.
Ci hanno convinto, direi.
Il problema è che nessuno ci spiega perché mai dovrebbe essere così; noi, nel dubbio, ci asteniamo dal delegare il buffone di turno.

* * *

  1. BELISARIO, Ernesto – Se gli spettatori se ne vanno
  2. Barbara Ehrenreich – Wikipedia, the free encyclopedia (EN)
  3. Nickel and Dimed – Wikipedia, the free encyclopedia (EN)
  4. LaVoce.info – Il Punto del 25 Novembre

Ipotesi danno erariale

I giudici accolgono i ricorsi… Insomma, era tutto chiarissimo: la notifica “alla milanese” faceva a pugni, oltre che con il dettato (e lo spirito) della legge, anche con le pronunce dei sommi magistrati. Oltretutto, se fosse ammissibile ciò che stava facendo (e ancora fa) il comune, non vi sarebbero limiti ai tempi di notifica, basterebbe scrivere che l’accertamento è avvenuto nella data che più fa comodo, magari mesi o anni dopo la violazione. Una cosa giuridicamente incompatibile con tutti i principi cardine del diritto. Nonostante ciò il comune di Milano respinse al mittente le nostre obiezioni. Addirittura la polizia locale si rifiutava di accettare le istanze di archiviazione presentate agli sportelli della polizia locale e respingeva per iscritto quelle inviate per posta che, obtorto collo, era costretta a protocollare. Poi, pian piano, il sistema messo in piedi da Palazzo Marino ha iniziato a scricchiolare: i giudici di pace hanno iniziato ad accogliere i ricorsi. Fino a ieri, quando il ministero dell’interno ha messo la pietra tombale sulla questione.

…ma il Comune insiste. Nonostante ciò il Comune insiste: “Nella circolare del Ministero dell’Interno individuo gli elementi che confermano la nostra scelta di inviare a tutti coloro che hanno superato il limite di velocità la sanzione per l’infrazione commessa”, ha affermato Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e coesione sociale. Il fattore esterno, di cui parla il ministero dell’interno, che consentirebbe di superare il termine di 90 giorni è, secondo il Comune, “il numero imprevedibilmente alto di automobilisti che dallo scorso marzo hanno superato i limiti di velocità nelle 7 strade con autovelox”. Una spiegazione che, evidentemente, non sta in piedi da nessun punto di vista e che, peraltro, in passato era già stata censurata dalla Corte di cassazione. Ma allora, perché il comune insiste? Lasciamo a voi ogni considerazione…

Prendete un cittadino che viola una legge, viene sanzionato e continua a violarla.
Che fine fa?
Ecco, prendete un comune, ovvero un ente che dovrebbe amministrare il bene pubblico per conto dei cittadini che vogliono e devono fare altro (ad esempio lavorare) nel loro interesse. Mettiamo che questo comune continui a violare sistematicamente la legge malgrado tre pronunce di Cassazione.
Che fine fa?

Insiste.

Da Milano – Multe In Ritardo: Il Ministero Dà Ragione Ai Cittadini – Quattroruote.

* * *

P.S.: “Ma la questio è che qui c’è gente che ha violato il codice della strada!” Sì, certo, ma questo nessuno lo discute.
Qui si discute del fatto che “il comune, su autorizzazione della stessa prefettura, installò alcune apparecchiature per il controllo della velocità lungo alcune grandi arterie (in qualche caso dopo avere “strategicamente” abbassato i limiti di velocità)”. Punto primo: i dispositivi serviva a far rispettare le regole, o le regole erano state cambiate in modo da non poter essere rispettate?
Poi il fatto che questi insistano a dichiarare il falso in un atto pubblico.

Ecco, poi magari rimettiamo i limiti com’erano prima e vediamo quale distribuzione assumono i casi di contravvenzione.

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