Sì, rottamare

Sono giorni particolari per il mondo delle auto storiche. La Legge di stabilità ha cambiato molte cose, voglio assicurare gli amici appassionati che era necessario porre rimedio a questo pazzesco aumento di certificati nel settore del collezionismo, è chiaro che il governo non poteva non intervenire. Aci sta facendo tutto il possibile affinché passi il principio che le auto storiche vadano difese con le unghie e i denti mentre è meglio rottamare il resto. Altrimenti rischieremmo un invecchiamento eccessivo del parco macchine in Italia.

Sticchi sta accusando l’ASI di aver rilasciato certificati di storicità con facilità1; lui era contrario.
Forse sì, boh.

Il problema è che tanto per cambiare, noi siam in un paese che pretende di legiferare su tutto senza mai poter applicare nulla di quanto legiferato.
Lo stato, anzi meglio alcuni che minutano leggi e decreti, pretende anche di definire cosa sia storico e cosa no.
Già questo è molto vicino ad uno stato etico.
Ma Sticchi va oltre e dice che tutto ciò che non è storico dovrebbe essere rottamato.
Bello.

Solo che il collezionismo diffuso, quello che alcuni definiscono senza superbia collezionismo popolare, è un enorme giro di soldi, oltre che un diritto dei singoli di tenere l’auto che amano (è collezionismo, è una passione) per quanto vogliono.
Qualcuno dice che possono benissimo farlo senza chiedere nulla a nessuno.
A parte che spesso non lo chiedono, ed a parte che per togliere i catorci dalle strade ci dovrebbe essere la revisione periodica (eggià), oggi non puoi tenere una macchina in cortile senza targa e senza assicurazione, e sei passibile di denuncia per trattamento non autorizzato di rifiuti speciali.
Ne segue che se io volessi tenere un’Alfasud con la quale andare ai raduni, dando da mangiare senz’altro ed in primo luogo a carrozzieri (le Alfasud sono per la ruggine come api col miele) e poi a gommisti, carburatoristi, meccanici, tappezzieri non ci arrivo.

Invece rottamiamo, riempiamo le tasche a chi poi quei rifiuti li tratta davvero in modo improprio in mezzo ai prati, e sopratutto eliminiamo l’indotto. Vai.
E pensare che uno compri un nuovo (Sticchi dice che così s’invecchia il parco circolante, ma pensa, e il soccorso ACI chi lo chiama uno la macchina nuova?) per far piacere a lui anche contando sul fatto che le scatole che vendono adesso non diventeranno mai oggetti di valore, mi pare almeno ottimistico.

Paggio di tutto, la legge ha recepito le indicazioni di ACI e ASI; quindi costoro (che sono club, lo ricordo, esattamente come la SIAE è un’associazione) hanno preteso loro di dire chi sì e chi no.
Quindi non solo lo stato s’è premurato di determinare tu sì e tu no, ma non l’ha nemmeno fatto da sé, ma prendendo per buono quello che due club, che rappresenteranno nemmeno l’1% dei cittadini insieme, hanno deciso.

Togliamo i rottami.
Volentieri, e chiudiamo anche le officine che rilasciano i bollini di revisione senza nemmeno vedere il mezzo, e chiediamoci come mai ancora oggi il PRA2,3,4 certifichi la proprietà delle vetture (in doppio, assieme alla Motorizzazione) e non s’accorga che ci sono persone nate nel ’22 con seicentotrenta macchine intestate.
Un pubblico servizio, non c’è che dire.
Forse perché per quel servizio, lo stato paga, cioè noi lo paghiamo.

E continuiamo ad appaltare anche l’etica e la morale ai privati, che restano lì in virtù di un Regio Decreto.
E parlano.

Da RIAR: Sticchi (Aci): “Rottamiamo le finte auto storiche”.

* * *

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  3. Pra, un tesoretto da 20 milioni all’anno « AutoDifesa
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4 thoughts on “Sì, rottamare”

  1. Sull’argomento sono sensibilissimo, essendo rimasto “fregato” da un’auto (diventata ventenne ad agosto), trasformata con un articolo di legge da “auto storica” ad “auto vecchia”. Usare la leva fiscale per orientare certi comportamenti non mi pare il più efficace dei modi per raggiungere il tuo scopo…
    Come il Comune di Roma che, per porre un freno al proliferare dei Bed&Breakfast abusivi, ha deciso di non rilasciare più licenze per quelli in regola. Siamo un paese fantastici.

    1. Da quando abbiamo abbandonato il sasso come mezzo di risoluzione delle controversie, la leva fiscale è IL mezzo per orientare i comportamenti.
      Se non vuoi far fare qualcosa, e simmetricamente se vuoi che si faccia, obbedisci al principio per cui “le persone reagiscono agli incentivi”, col segno naturalmente.

      Però qui non si voleva prima incentivare nulla.
      S’era solo controfirmato qualcosa scritto da altri. Poi questi hanno litigato ed hanno scritto il contrario. E qualcuno ha prontamente controfirmato pure quello.

      Capisci che non è la stessa cosa.

      È un po come il marchese Del Grillo che firma pure il calendario dicendo “tiè… e paga pure quello, chemma’mporta”.

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