TidBITS: Accessibility Showdown: iPhone 6 vs. iPhone 6 Plus

It seems almost comical in hindsight, but when Steve Jobs introduced the first iPhone in 2007, he described its 3.5-inch screen as “giant.” And it was giant — at the time of the keynote, I had a flip phone with a postage stamp-sized display that was difficult for me to use, given that while I can see, I’m legally blind (for more on this sort of impairment, see Mariva H. Aviram’s series, “Computing for the Visually Impaired”). The first time I saw the iPhone in person, I was awestruck by its large, high-resolution screen. Like so many others, I eventually got one.

Sembra un articolo sull’iPhone 6, ma in realtà è un articolo che descrive molto bene le differenze di approccio di un disabile verso le tecnologie e come queste, nessuna, possa essere considerata definitiva o universale.
Il problema dell’accessibilità è sempre stato (e sarà sempre) di approccio.

In larga parte chi fa prodotti, a maggior ragione nell’informatica ma è vero in generale, non se ne cura.

Ma anche coloro che se ne curano, anche in maniera profonda a e scrupolosa, magari coinvolgendo gli utenti disabili nella gestione dei requisiti e nella loro analisi1, rischiano poi di considerare quel percorso non come un qualcosa di ciclico, ma come una qualcosa di lineare, completato il quale, s’è fatto quel che si doveva.

Ecco, no.

Da TidBITS: Accessibility Showdown: iPhone 6 vs. iPhone 6 Plus.

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  1. eDue – Suckurity through obscurity