Onorare i contribuenti per il sacrificio offerto alla Patria [u]

Il “Giorno del ricordo” diventa il giorno dell’amnesia e a poco più di un mese dal settantesimo della Liberazione si ribalta la storia e ciò che ha significato per mano di chi rappresenta la Repubblica nata dalla stessa Liberazione. Così, anche un fascista repubblichino può essere insignito della medaglia ricordo, “in riconoscimento del sacrificio offerto per la Patria”, nientemeno che dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, già sindaco di Reggio Emilia, città medaglia d’oro per la Resistenza e terra dei fratelli Cervi. Il tutto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E relative scorte e relative palettate sulle fiancate.
E cerimoniale e pergamene e i relativi staff che concordano le date.

Da Boldrini e Delrio onorano il repubblichino: ”Per il sacrificio offerto alla Patria” – Repubblica.it.

* * *

Adesso se pure Delrio smentisce, finisce che la medaglia gliel’ha data Dick Dastardly credendolo Mutley.

7 thoughts on “Onorare i contribuenti per il sacrificio offerto alla Patria [u]”

  1. http://www.repubblica.it/politica/2015/03/15/news/boldrini_paride_mori-109560875/

    Alcune precisazioni. Intanto l’articolo che linko. Poi.
    Mori non era fascista. Era un soldato, e come tale viene ricordato. Ma forse hai ragione tu, bisognava ammazzarli tutti, quelli che avevano intonato “Faccetta nera”… Ooops, erano il 90 % degli Italiani? Vabbè, nelle foibe sarà avanzato del posto…
    Prima di parlare (o scrivere), pensate. Le verità storiche esistono solo negli occhi di chi le legge.
    Esempio, la grande e decantata democrazia di Atene (antica). Le donne non avevano diritto al voto; Pericle inventò l’ostracismo di cui però lui stesso non fu mai vittima. Vista con altri occhi sembrerebbe una repubblica ceauseschiana (se pò dì?), più che un esempio di virtù…

    1. 1) Prendiamo atto che la Boldrini dice che c’era ma non ha capito.
      2) Mori è stato ucciso dai partigiani. Se non era fascista era un derby e quindi era partigiano. Bene ricordare il compagno Mori, allora.
      3) Era soldato, non fascista. Questa è da antologia. Era capitano o no? Come si diventava capitano sotto il fascismo, sopportando con disprezzo tutti quei saluti romani e con un profondo senso di fastidio per quello che ti circondava?
      4) Io non ho detto che bisogna ammazzare nessuno, dove l’hai letto?
      5) Mi pare ci capire che io prima di scrivere non penso.
      6) La grande e decantata democrazia di Atene non c’entra un cazzo.

      1. Mi permetto solo di ricordare che la Storia ha dimostrato che l’equazione “ucciso dai partigiani=fascista” non sempre è stata vera. Spesso. Ma non sempre.

        1. Io vorrei ricordare che la base dei logaritmi naturali è il numero e, che corrisponde ad un numero irrazionale (in particolare ad uno trascendente) e non è esprimibile come frazione o come numero decimale periodico.

          La sua espressione con 55 cifre decimali è: 2,71828 18284 59045 23536 02874 71352 66249 77572 47093 69995 95749

      2. Purtroppo non solo non pensi a quello che scrivi tu, non pensi neanche a quello che scrivo io.
        Non ho detto che non era fascista, lo era come il 90% degli italiani nel ventennio.
        La medaglia gli è stata conferita in quanto soldato, non in quanto fascista. Mio nonno era Capitano nel ventennio e non ha mai messo la divisa addosso. Quindi non è vero che per essere promossi si dovesse scendere a chi sa quali compromessi. Lui era funzionario di banca e lo arruolarono forzatamente. (Alla caduta del fascismo diventò comunista e quando ero piccolo mi insegnava “bandiera rossa”, giusto per capire.) Ovviamente non è il caso di Paride Mori, ma mi sembra che tu tenda a fare di tutta l’erba un fascio (ooops).
        Non ho detto che tu hai detto di ammazzare tutti, ma in quel periodo chi era scomodo veniva eliminato in quanto ex fascista a prescindere. Ci sono alcuni ex fascisti che dai partigiani non furono toccati in quanto utili.
        Quello di Atene era un esempio per spiegare che la storia non vissuta sulla propria pelle è interpretabile.
        A me non da fastidio il contenuto del tuo articolo. Sono convinto anche io che le istituzioni debbano rivedere molte cose su come viene ricordata la prima metà del ventesimo secolo (ma capiamoli, sono così indaffarati a stuprare il popolo italiano e la sua Costituzione che non hanno tempo per studiare…).
        A me da fastidio il sensazionalismo che vuole suscitare su una cosa che sinceramente non cambia la vita né a te né a me.
        E scusami se sono stato offensivo in qualche modo.

        1. Ma figurati se m’offendo per il fatto che mi dici che non penso e non capisco.

          Avendo avuto un nonno alpino sotto il fascismo, caporal maggiore, forse qualcosa ne ho sentito. E mio nonno non divenne mai repubblichino, ma nemmeno comunista, essendo morto a 39 anni.

          Qui si parla di uno che prima era capitano dell’esercito (non bancario, eh, proprio uno con la divisa), che poi ha continuato a servire la Pattria nella Repubblica di Salò.

          Continua a sfuggirmi quale merito possa avere costui, ma non mi sfugge che a forza di puntare sul revisionismo anche con la scusa che una targa non cambia la vita né a me né a te, alla fine stiamo riscrivendo la storia.

          Sulla reale rappresentatività e utilità di questa ed altre onorificenze si potrebbe discutere, ma cominciare a tagliare i costi di queste pupazzate, e di tutto il retrobottega che ci campa e ci costa, crisi o meno, sarebbe davvero ora.

          E questo era il motivo principale del post (donde il titolo), e mi spiace averlo dovuto ribadire per evitare ancora lo Straw Man Argument.

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