Chiediamo alla rete

Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha annunciato un referendum per chiedere ai suoi concittadini se vogliono accettare il piano di riforme chiesto dall’Europa e dagli altri creditori in cambio del prestito che permetterà alla Grecia di evitare la bancarotta nelle prossime settimane. Tsipras ha definito le proposte europee «umilianti» e le ha chiamate «un ricatto», ma ha anche aggiunto che rispetterà la volontà dei greci che emergerà dal voto. Il referendum, ha detto Tsipras, si terrà il 5 luglio. L’estrema sinistra di Syriza, la coalizione di cui Tsipras è leader, ha già annunciato che voterà contro l’accordo.

Abbiamo la prima istanza di governo col voto da casa.

E guarda caso è uno che si è candidato ed ha vinto promettendo soluzioni ed adesso, dopo mesi di nulla, trova il modo di addossare agli altri o la fame o la bancarotta.

Il che è piuttosto sottile, va detto; per essere uno che avrebbe dovuto governare un paese, i cazzi suoi se li sa fare alla grande.

Da La Grecia farà un referendum sul piano di aiuti – Il Post.

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4 thoughts on “Chiediamo alla rete”

  1. Il discorso è un po’ più complesso e minimizzare il tutto alla “tenuta” è una strumetalizzazione cartacea tipicamente italiana.

    La Grecia ha complessi problemi economici dettati da un tessuto industriale inesistente, un sacco di debiti dovuti a eventi preaticamente imposti, tanti eurodebiti fatti nella speranza di far ripartire un paese morto.

    Il giochino dentro e fuori dall’euro ha anche conseguenze sulle borse mondiali, guardacaso i fattori di fiducia hanno fatto alzare gli indici di ben oltre 10%. Facendo colare la bava agli speculatori.

    Ora il Governo Greco si trova davanti 2 possibili soluzioni e visto che il popolo è sovrano chiede se vogliono o no attuare il piano che la Germania (perché sono loro in primis) vuole.

    Le condizioni in Grecia sono disastrose e a mio avviso una ulteriore tassazione, un tagli alle pensioni (anche le più basse), una contrazione più avanzata sul welfare, non farebbero altro che far sofociare il tutto in un crisi ancora peggiore; il tutto spigerebbe la Grecia nelle braccia di paesi vicini disposti a finanziarli pure di far crollare (in modo simbolico) il “progetto euro”.

    Insomma ridurre tutto al “pariamoci il culo” non è proprio un gran bel modo di vedere la cosa.

    L’Italia se la Grecia esce dall’euro (cosa che dubito fortemente) perde secchi 50 miliardi.

    Vedremo.

    1. Non sono io che riduco e semplifico nulla, è che chiedere a gente stremata che ti ha votato come speranza cosa fare, mi pare davvero vergognoso.

      Ma che cazzo ne sanno quelli di cosa fare, sono alla fame e tu gli dici che scegliessero tra l’affogamento nel lago di merda o il clistere di fuoco?!

      Eccazzo, ti sei candidato a guidare un paese fuori dalla crisi, avrai una strategia?

      Poi, quanto a italianità e fenotipo politico, per motivi di origini familiari, t’assicuro che il politico è lo stesso un po’ ovunque.

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