Europa occipitale ed elaborazione della visione

La moneta unica non basta.
Gli Stati Uniti d’Europa, sul modello statunitense, sarebbero la soluzione ai provincialismi ed ai particolarismi.
Sarebbe intanto bene smetterla di parlare 25 lingue diverse, ed adottarne una per tutti.
Corcazzo, eh?!
Appunto.

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6 thoughts on “Europa occipitale ed elaborazione della visione”

  1. Non capisco perché Stati Uniti d’Europa implichi lingua unica. La Svizzera mica l’ha fatto. E non esiste soli il modello USA di federalismo. Il tuo “corcazzo” spero sia solo per quest’ultimo punto.

    1. In Svizzera parlano tutti Franco.
      Poi.
      Il punto è che tutti vogliono tutto a costo zero; quelli che parlano di Europa, ne parlano come qualcosa di astratto che non ha mai un risvolto concreto. Anche i cosiddetti euro-entusiasti, non rinuncerebbero a nulla per questo loro entusiasmante bene.
      Il modello svizzero non si può applicare all’Europa, perché in Europa non c’è gente che vive in cantoni contigui; in Europa ci sono 25 stati che parlano lingue tra loro incommensurabili; inutile prendersi per il culo, tu con un greco non parli, con uno sloveno non parli, con un estone non parli (anche perché lui parla un’inglese perfetto), con un tedesco (che di tutti quelli citati è il meno esotico) non parli.
      Non puoi creare un’identità europea se non capisci nemmeno cosa dicano gli altri europei.
      Almeno una seconda lingua obbligatoria, subito, a scuola deve esserci; noi e la generazione di politici che abbiamo espresso (e non ci prendiamo in giro, ormai è la nostra generazione al potere in Europa) siamo persi; l’unica è che ai nostri figli faccia schifo la nostra visione del mondo, e per farlo devono avere più strumenti.
      Prova a parlare di frontiera ad uno che ha fatto l’Erasmus e vedi se non ti sputa.
      Le frontiere sono un qualcosa che ha senso per il pastore delle prealpi.
      Il costo maggiore della UE è di traduzioni, e sono soldi buttati al cesso.
      Per due motivi:
      1) perché la scuola dell’obbligo c’è in tutta Europa, è quella la sede per rendere almeno bilingue una persona; da grande potrà anche continuare ad esercitare il cuneese stretto in casa, ma non avrà difficoltà a usare l’inglese con altre persone europee
      2) perché continuare a tradurre significa continuare a mantenere i particolarismi, al far sì che l’Europa non sia vista come una cosa inclusiva, come una naturale parte di sé, ma come un club da cui uscire portando via il pallone ogni volta che usano il tuo giacchetto buono per fare la porta.

      Te lo dice uno che ha da sempre l’Europa in casa.

      1. Così mi va già meglio. Nel senso che secondo me l’Europa Unita dovrebbe esserci. Solo che siamo un poco indietro con un progetto ragionevole. Progetto che avrebbe dovuto esserci qualche decennio fa…

  2. Nel 1796 il Congresso americano respinse per un solo voto una legge che avrebbe imposto di pubblicare gli atti del congresso anche in tedesco… Ich bin ein Amerikanisch…
    L’unità Europea è una fantastica utopia, un sogno di un mondo ideale, che non prende in minima considerazione un elemento non secondario: le persone e le loro culture.

    1. Non credo. Temo che chi è nato con la Lira in uno stato nazionale consideri utopico quello che le nuove generazioni considerano ovvio. Io quando feci il giro d’Europa in macchina persi più tempo in frontiera e controllo documenti che altro; oggi non passo più per la Svizzera proprio perché mi dà al cazzo il solo pensiero di uno che mi ferma per chiedermi cosa porta e dove va.
      E poi qui nessuno discute le culture, anzi si parla di aggiungere una nuova non di andare a sostituire. Forse chi considera l’Europa un’utopia la immagina come una grande Germania, una grande Inghilterra o una grande Francia.

      1. L’Europa delle patrie di De Gaulle ha vinto. Qualcuno disse che gli Stati Uniti nacquero e prosperarono perché lottarono contro la geografia, l’Europa unita non nascerà perché deve lottare contro la storia.

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