L’onorevole morte dei cento milioni

I piani per la difesa del Giappone nell’estate del 1945 prevedevano misure di una follia demenziale. Donne, bambini e anziani avrebbero dovuto essere armati di lance di bambù e mandati all’attacco degli americani. Bombe volanti di legno pilotate da ragazzini quattordicenni, per risparmiare sul peso, avrebbero dovuto essere trasportate sulle colline e quindi catapultate contro le forze di invasione. Dove non fosse stato possibile organizzare una qualche forma di difesa, la popolazione avrebbe dovuto semplicemente suicidarsi, come avevano fatto un anno prima i civili di Saipan. In quei giorni, il diario ufficiale del quartier generale delle forze armate giapponese riportava: «L’unica via che rimane al Giappone è che i suoi cento milioni di abitanti sacrifichino le loro vite caricando il nemico per fargli perdere la volontà di combattere».

Nelle sue memorie, il regista giapponese Akira Kurosawa, che all’epoca aveva 35 anni, ricorda che a quel piano la propaganda aveva dato un nome poetico e popolare: «L’onorevole morte dei cento milioni». Quando fu annunciato il messaggio dell’imperatore, in molti credettero che fosse arrivato il momento: il paese non poteva più continuare a combattere, quindi l’intera nazione giapponese avrebbe dovuto scomparire per evitare il disonore della resa.

Da «L'onorevole morte dei cento milioni» – Il Post.

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