Dateci un maledetto buco

Vincono gli smartphone. In tutto questo ce n’è anche per CarPlay e Android Auto, appena sbarcati su alcuni modelli (Audi, Chevrolet, Hyundai) e in arrivo su molti altri (Audi, sulla nuova Opel Astra): ebbene, stando a J.D. Power un quinto degli intervistati non è interessato ai sistemi di mirroring per smartphone, un dato che farà inarcare qualche sopracciglio dalle parti di Cupertino o Mountain View. Stessa sorte per l’assistenza a bordo (OnStar, per fare un esempio) e i comandi vocali per dettare testi, con una percentuale di disinteressati che sale al 23 per la Generazione Y, quella dei millennial. La spiegazione, come detto, c’è: “In molti casi gli automobilisti preferiscono usare il proprio smartphone o tablet – sottolinea Kristin Kolodge, direttore del progetto J.D. Power – I dispositivi mobile rispondono ai loro bisogni, sono precisi e garantiscono una certa familiarità”. La traduzione in soldoni è una vera tegola per le Case: in pratica, i Costruttori “stanno investendo miliardi di dollari per funzionalità che non vengono utilizzate” dalla loro clientela.1

Sono anni che lo dico, e non solo qui, ma anche™ a qualcuno che conosco e che lavora nelle case automobilistiche.
Tutto quel ciarpame elettrico che popola le autovetture moderne, non serve ad un cazzo.
E non parlo della sofisticatissima provvidenziale benedetta elettronica applicata alla dinamica del veicolo ed ai motori, ma di tutte quelle colossali stronzate di cui sono infarciti gli abitacoli.

Intanto perché sarebbe vietato parlare al cellulare tenendolo in mano mentre si guida, ma non pare sia vietato programmare in assembler su un touchscreen da 5″ per alzare la temperatura del climatizzatore. Non è che è vietato parlare al telefono mentre si guida perché lo Stato ci vuole meno pettegoli; è per autoevidenti motivi di sicurezza.
Bene, quel che sfugge è perché tutte le stronzatone, che non siano telefonia cellulare mi raccomando, in auto sono non solo permesse ma perfino cool.
Premium.

E quando dico stronzatone lo dico per una serie di fatti:

  • manca il feedback tattile, quello che ad esempio ti può dare una manopola che gira, un pulsante che indietreggia a seguito di una pressione, ecc. Questi feedback ti consentono di non staccare lo sguardo dalla strada, ovvero una maggior sicurezza
  • sono fatti di tecnologia vecchia, obsoleta, per motivi imprescindibili: deve durare, vivere in condizioni estreme (macchina lasciata sotto al sole nel parcheggio di Catania-Fontanarossa per dieci giorni, hai presente? Sauris d’inverno, ecc.) e quindi deve avere dietro le spalle un lungo, dimostrabile record di affidabilità. Non è un caso se sulle stazioni spaziali si usano ancora i PowerPC G3
  • impossibilità di aggiornare con la frequenza necessaria; un po’ perché appunto è vecchiume, un po’ perché le case vogliono avere il controllo di chi sei e che fai e quindi ti costringono ad andare in officina. E però non vogliono che si sappia che fanno schifezze e quindi se va bene fanno di nascosto le migliorie in occasione dei tagliandi; che sono sempre più rari perché nel frattempo la tecnologia della meccanica – state per leggere una frase forte – evolve con più rapidità
  • le case vogliono farci i margini che non fanno sul resto; quindi ti fanno pagare questa immondizia come fosse oro
  • le case non hanno NESSUNA cultura informatica, nessuna attitudine all’usabilità ed all’ergonomia (spesso in generale ma in particolare nell’ambito dell’) informatica. Comprata da fornitori preoccupati solo di dimensioni DIN e CAN Bus, al ribasso
  • la virtualizzazione delle interfacce è un risparmio per chi fabbrica l’auto, ma è un costo addossato alla collettività.

Tutta questa merda è non solo inutile, non solo è la fonte principale di problemi delle “moderne” autovetture, non solo è pericolosa, ma sopratutto: è merda.
E nessuno vuole toccare la merda.
E nessuno, che magari ha sputato sangue per imparare tre cose sul telefono, perché non tutti sono informatici, nessuno vuole leggere trecentonovanta pagine del comodo manuale dedicato all’infotainment della macchina.
Io non faccio il DJ, io uso la macchina per andare da A a B.

Ma tutti siamo variamente innamorati dei nostri smartphone.

Bene, lo ridico per l’ennesima volta: tolte tutte le cose che DEVONO avere un feedback tattile come clima, fari, volume e preselezioni radio, ecc., cortesemente dateci un buco al centro del cruscotto, DIN per l’amordiddio DIN, nel quale possiamo mettere come accessorio una cornice dotata di un connettore di alimentazione per il nostro stracazzo di telefono, di iPad, di iPad mini, cazzi nostri, ok?!
Lì sopra abbiamo tutto, compreso il navigatore che non sembra un bancomat, la connessione cellulare, il WiFi, la musica, la rubrica, i comandi vocali, le foto del pupo, le app per il traffico, la collezione di sise, tutto quello che vogliamo avere sempre appresso.
E sapete cosa?
Ce lo portiamo sempre appresso.

Pensa che bello, invece che perdere tempo a progettare ed integrare cazzate nei cruscotti, noi vi chiediamo un buco.
Sul quale non dovete fare manutenzione, non dovete fare richiami, non rischiate di trovarvi davanti al ventilatore qualora si venisse a scoprire una falla di sicurezza e fate pure soldi perché quando cambio telefono, devo venire a cambiare il buco.

Se le case non lo capiscono e buttano soldi, cazzi loro; ma che il legislatore non capisca che tutta questa merda in macchina va vietata almeno quando essa è in movimento sono sonorosissimi cazzi nostri.

* * *

  1. Il rapporto J.D. Power – Flop Per La Tecnologia Di Bordo: “Gli Automobilisti Non La Utilizzano” – Quattroruote

5 thoughts on “Dateci un maledetto buco”

  1. Sacrosanto. I comandi in auto devono essere usabili con i guanti e senza distogliere lo sguardo dalla strada.
    La storia del cosiddetto ‘infotainment’ è iniziata (male) con le autoradio di serie obbligatorie, in genere schifosissime e con la timbrica ‘ottimizzata’ secondo i gusti del manager di turno, timbrica ovviamente non modificabile. Questa non ne è altro che la logica continuazione.
    Sto rivalutando l’approccio del gruppo VW “vi vendiamo lo chassis, il resto lo pagate a parte”, almeno un po’ di questi orrori si possono evitare.

  2. Condivisibile in linea di principio generale.
    Una piccola storiella. Dopo circa 40 anni di guida su auto con cambio manuale che guidavo facendo il tacco-punta e la “doppia debrajata” (chi ricorda questi termini) tentando sempre di usare il motore a “regime di coppia massima”, mi sono comprato un’auto con il cambio automatico …e ho scoperto un mondo del guidare rilassato.
    Lezione imparata (Lesson learned per i più preparati): I deprecati automatismi è vero che hanno tanti riscontri negativi, ma il saldo economico funzionale è sicuramente positivo e me ne accorgo quando guido in città l’utilitaria di famiglia che nella sua versione basica e poco potente si siede subito se non cambio marcia ed hala radio che perde la sintonia passando da un quartiere all’altro di Roma….
    Forse, come al solito, il meno peggio è nel mezzo.
    Ah, è vero, non ricordavo che certi ragionamenti si basano anche sul concetto di etica che tante volte resta solo un’ipotesi concettuale non industriale!
    Buon anno 2016

    1. Ripeto

      E non parlo della sofisticatissima provvidenziale benedetta elettronica applicata alla dinamica del veicolo ed ai motori, ma di tutte quelle colossali stronzate di cui sono infarciti gli abitacoli.

      Io comprerei volentieri una macchina con il TCT, ma non vedo perché debba guardare uno schermo (e distrarmi dalla guida, e davanti a cofano ci potresti essere tu) per alzare la temperatura del clima.

      Il TCT è progresso, anche perché non richiede di staccare le mani dal volante grazie ai paddle, oltre a consentire una guida più rilassata in automatico; il touch per il clima è merda in termini di affordance, oltre ad essere pericoloso e stranamente omologato per l’uso in movimento.

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