Più che il Cepu poté l’Expo

Ho vissuto a Milano, e prima a Bergamo.
Ero domiciliato, ma non residente (contratti quadrimestrali), motivo per cui non ho mai votato per le amministrative milanesi.

Premetto che se mi chiedessero un’intervista sulla qualsivoglia non risponderei, perché l’approfondimento che può derivare dal montaggio di interviste è lo stesso di un di un sito sui petomani.
Ma ammesso pure che prima di mandarli affanculo avessi almeno sentito il motivo per cui m’avrebbero voluto intervistare, se questo fosse stato stato “che ne pensa lei dell’amministrazione meneghina” mai e poi mai mi sarei sognato di rispondere. Oppure avrei risposto equivalentemente “ma checcazzo ne so io”.

Immagino che fossi di nascita milanese di passaggio per Roma, e mi chiedessero “che ne pensa lei dell’amministrazione capitolina” non risponderei.

Al limite domanderei perché usare questi termini come meneghina e capitolina, in luogo di “di Milano”, “di Roma”. È giallo.

Mo’ qualcuno mi spiega perché ultimamente online è pieno di milanesi che dicono che “Marino è sì una brava persona, ma insomma uno come questo lì a fare il sindaco proprï non l’era mica adatto”?

Siete diventati onniscienti?

4 thoughts on “Più che il Cepu poté l’Expo”

  1. Se sia o meno una brava persona o un bravo amministratore non so, visto che vivo a S. Donato Milanese. Sicuramente con la storia degli scontrini non ha dimostrato di cavarsela molto bene. Come dicevo dalla Giovanna Cosenza, ci sono amministratori che non si schiodano nemmeno di fronte a condanne di primo grado, farsi silurare su una cosa ancora da accertare e per poche centinaia di euro non depone a suo favore, ecco. Almeno lato “comunicazione politica”.

    1. Quello che sai è quello che hai letto.

      La storia degli scontrini è molto semplice: lui ha chiesto di metterli sul sito istituzionale, per motivi di trasparenza.
      Volendoselo levare dalle palle perché nella sua goffagine tutto è stato fuorché disonesto (cosa che per alcuni è intollerabile) e quindi non ricattabile, si sono attaccati a questo, contando sul fatto che i giornali avrebbero dato risalto a qualunque cosa.

      Ti ricordo che all’inizio del mandato, fu torchiato dalla stampa perché si era fatto togliere le multe che aveva preso con la famosa Panda rossa. Peccato che in condizioni normali (di stampa, intendo), qualunque cittadino avrebbe potuto fare istanza di cancellazione in autotutela, ritenendo di essersi visto recapitare multe indebite. Ora, a me è accaduto, può dunque accadere che chi le ha emesse, si renda conto di aver sbagliato e le cancelli d’ufficio (in autotutela, appunto).
      Sui “giornali” ovviamente si scrisse che il sindaco aveva commesso un abuso facendo istanza di cancellazione. Pare che il sindaco sia meno cittadino degli altri, in certi momenti.
      Finì che le pagò, perché per legge un sindaco NON può avere pendenze con l’amministrazione che dirige.
      Certo, si sarebbe potuto dimettere.

      Anche lì, partì subito l’aha! ‘o vedi che c’aveva quarcosa d’annisconne, ‘o dicevo io, ‘o dicevo…

      Quindi, ripeto, così come io non parlo di Pisapia, non parlai di Pillitteri, non parlai di De Corato o di Albertini in mutande, ecc. e non perché non abbia nulla da dire, ma perché mi sarei basato su “notizie” di stampa, ovvero spesso il nulla, non capisco perché uno di Vaprio D’Adda o di Bellinzago Lombardo oggi debba pontificare sul sindaco di Roma, basandosi, peraltro, sul vuoto spinto di quello che può saperne uno che vive a 600 km da qui e guarda la TV o legge i “giornali”.

      Siccome non mi risulta che a Lampedusa qualcuno affronti le sorti di Marino, ma nemmeno a Rossano Calabro o a Brindisi, mi chiedo (domanda retorica, eh) se sia davvero così facile innescare l’onniscienza lombarda semplicemente facendo i complimenti ad Expo e portandolo come modello per Roma.

      Che, sia detto per inciso, è un po’ più grande ed un po’ più complessa da amministrare dell’hinterland milanese.

      Verrebbe da chiedersi perché un sindaco come Pisapia, abbia deciso di non candidarsi per il secondo mandato, pur (o forse proprio) avendo ricevuto apprezzamento dagli stessi che avrebbero dovuto sostenere Marino, e invece l’hanno fatto decadere.

      A Roma ci furono le primarie; Marino le vinse e poi vinse le elezioni.
      È vero che poi in consiglio comunale sono le forze politiche e non i cittadini a sostenere un sindaco, ma appunto queste dovrebbero rimettersi al voto dei cittadini. La soluzione trovata per le prossime elezioni sarà quella di abolire le primarie.

      http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/30/non-e-politica-e-bullismo/

      giusto per citare un “giornale” dello stesso gruppo di Renpubblica, che ha titolato “L’indagato Marino si dimette”.

      * * *

      Poi se vogliamo parlare di Marino, non sarò certo io a nascondermi dietro un dito, ma una cosa è essere goffo, supponente, avulso da alcuni fatti, altro è dimenticare chi è venuto prima di lui e cosa ha lasciato sulle ceneri di questa città.

      1. Da quello che dici appare ancora di più un problema di comunicazione e gestione dei paduli. Ok farsi silurare, che se nessuno ti vuole è inutile insistere. Ma evitare di essere mazziato era possibile. Molto IMHO, ovviamente.

        1. Secondo me aver costretto il PD a presentarsi esattamente come lo dipinge Grillo, è stato l’unico momento sottile e vincente di Marino, dal punto di vista comunicativo…

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