Se mi’ nonno c’avesse avuto quatto palle

Quando ero molto più giovane, si vagheggiava (in alcuni casi si vaneggiava) di fari poli-ellissoidali, che avrebbero consentito di ridurre l’altezza dei proiettori anteriori, vero incubo per il Cx – coefficiente di resistenza aerodinamica, e creare autovetture che sarebbero state sempre più basse e profilate, avrebbero fenduto l’aria come mai prima, consumando nulla per spingersi a velocità siderali.

Poi sappiamo com’è finita, con la vettura-tipo alta come un furgone di vent’anni fa, con i fari che sviluppano altezze alpine e superfici oceaniche, oltre ad essere davvero brutti.

Ora, da qualche anno ci viene detto che ormai le aerodinamiche della vetture hanno raggiunto un punto in cui non è più pensabile guadagnare nell’ordine delle unità, ma solo in misura centesimale, e che una delle cause primarie di questo va ricercata nella superficie frontale degli pneumatici; e che il futuro sarà di gomme tendenzialmente motociclistiche.

Bene, guardando quel video, ed al netto delle vaccate del marketing, quello che si vede è un’autovettura in cui la parte frontale è quasi interamente occupata da queste palle, che ovviamente sono peggio di una colite in termini di abitabilità e sfruttamento degli spazi interni. Cioè esattamente il contrario di quanto ci viene presentato come futuro fino al giorno prima di queste rassegne.

Ora, capisco che uno che fa la ruota (per lavoro, intendo) abbia difficilmente argomenti per finire nelle notizie, visto che nelle Grotte di Lascaux già ce n’era traccia e che come tale è percepita (magari erroneamente) dal grande pubblico; però, tra brutture e futurismo, va comunque sottolineato che il grandi numeri, su scala mondiale, li fanno macchine che, materiali e farcitura elettronica a parte, sembrano sempre una Ritmo prima serie, fari a parte (che poi pure quelli sulla Juke, vabbeh…).

OK, il loro scopo l’hanno raggiunto; se n’è parlato.
Rotoliamo oltre.

* * *

Commento a Al salone di Ginevra il futuro è una palla. Di gomma | Il blog

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