Una volta, signora mia, qui era tutto Telnet

Se queste coordinate ora sono più chiare, possiamo affrontare la questione cibo di una volta. Ebbene, anche se noi ricordiamo con piacere il cibo della nostra infanzia – io alcune ciliegie mangiate sugli alberi, mio padre mi teneva sulle spalle – è bene sapere che siamo vittima di falsi ricordi. In passato la carne fresca era dura e maleodorante, la frutta aspra e immangiabile, le verdure fresche amare, il pesce puzzava, il latte diventava acido, le uova marcivano (ora le galline depongono un uovo al giorno per circa 200 giorni, prima un uovo al mese e per pochi mesi) e le malattie una costante. Esempio. Alla mia nascita ci fu una discussione tra parenti, l’oggetto era il seguente: deve essere devoto a Sant’Antonio Abate o Sant’Antonio da Padova? Il lato contadino spingeva per Sant’Antonio Abate, quello più borghese per Padova. Il conflitto riguardava, in realtà, il potere di guarigione. Sant’Antonio Abate, infatti, pare avesse potere sul fuoco sacro.

Segue su Contro l’agricoltura di una volta

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Per non dire del fatto che gli innesti producevano piante transgeniche per definizione. E per tacere il fatto che molte coltivazioni biologiche come il grano, in assenza di modifiche genetiche sono tossiche, proprio perché la natura difende il grano dalle aggressioni e non gli umani dal pane fatto con quel grano.

Non non viviamo più secondo natura, per nostra fortuna.
Anche perché secondo natura staremmo ancora cacciando, invece di dedicare le nostre energie a scrivere sui blog dal telefono.

Segnalo solo che al Ministero sovvenzionano l’Agricoltura biodinamica, che non è quella di una volta, ma quella che avrebbe potuto concepire l’Australopiteco se solo avesse avita abbastanza cervello da metterci tanto il firmware per sopravvivere all’ambiente avverso quanto le cazzate che derivano dalla superstizione.

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  1. eDue – Adesso piantala
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