Per gli orfani del QL

k780-multi-device-keyboard

Premesso che l’oggetto è di un’inutilità da Guinness, e che almeno per essere wireless ha il tastierino numerico, che uno dei passi del Vangelo secondo Steve impedisce di produrre in casa madre, per quanti hanno avuto il Sinclair QL è una specie di madeleine.

Da Logitech K780 Wireless Multi-Device Quiet Desktop Keyboard

0,00 + 0,00 – 0,00 = 24,40

Schermata 2016-08-12 alle 15.00.07

Il configuratore online della Mercedes GLA Executive, fornisce alternative gratuite a pagamento.
Le alternative sono in effetti gratuite, si paga il fatto che ci siano.

E le comprano, eh?!

Una vita tutta bagnata

Ai Mondiali 2007 fu bronzo: una foto la ritrae mentre sorride, all’apparenza felice, accanto alla prima, la francese Laure Manaudou. Col tempo Fede le portò via tutto: il primato del mondo, l’oro olimpico – Pechino 2008 -, poi anche l’allenatore capellone Philippe Lucas e il fidanzato Luca Marin, detto Balù. «Balù» si fece tatuare sul piede destro. Pativa un po’ la rivalità con Alessia Filippi. Ormai collezionava scarpe col tacco alto. E aveva fatto il doloroso piercing, al capezzolo sinistro.

In questi giorni hanno crocefisso un giornalista per aver titolato cicciottelle parlando di tre atlete azzurre impegnate nelle olimpiadi di Rio.
Il titolo di questo articolo non provocherà né linciaggi, né rivolte, né rimozioni, ma nel testo, scritto in punta di Cazzullo, non si parla della gara, del nuoto, e nemmeno di lei, ma si ripercorre la sua vita come se si stesse parlando di una chianina, discutendo quali tagli resistono meglio ai diversi tipi di cottura.

Mi sono dunque preso la libertà di riscrivere il titolo del pezzo, in base al contenuto.

Da Olimpiadi di Rio 2016, Pellegrini quarta nei 200 sl: «Questione di testa? Ora vi do un pugno» – Corriere della Sera

Ma fosse l’aria di Genova

Si accorge delle telecamera e si rivolge al freelance Stefano Bertolino. «Te ne puoi andare?», dice. Poi arrivano i rinforzi e un carabiniere allontana il video-maker. «Questa è un’operazione di polizia». Lo spinge via, usando anche lo scudo anti-sommossa. Un’altra voce: «Un pubblico ufficiale gli ha detto di andarsene. Se ne vada». E non è finita. «Vada via senza voltarsi, guardi che se glielo ripeto di nuovo l’accompagno negli uffici. È un mio diritto».

Da “Serpico”, poliziotto già condannato per falso, ora insulta i migranti: “Ho sbroccato” – Repubblica.it

Remember Those Great Volkswagen Ads?

The story of the charming, honest ad campaign DDB created for VW… universally acknowledged to be the greatest and most influential of all time.

This New Technology – World’s first analog 3D printer

THIS NEW TECHNOLOGY – the World’s first analog 3D printer is an ironic foil to computerized 3D printers. 3D printing allows products to be created more swiftly and efficiently however, These products are not made by hand.

U: 4.0

U

In questo numero dell’inserto U, la controparte maschile dell’inserto femminile, parliamo di:

C’è stato un momento in cui la parola d’ordine era “empatia”. Libri, corsi, workshop insegnavano l’approccio empatico.
Poi c’è stato l’approccio “olistico”, con al seguito ogni gadget possibile di cui giustamente nessuno ricorda più.
Recentemente la “resilienza” si è imposta assieme a “quant’altro”, “e barra o” e i virgolettati fatti con indice e medio di entrambe le mani.
Da un po’ si parla di “industria 4.0”, e come i precedenti, svestiti i costumi e tornati ad imbottigliarsi nel traffico cittadino, nessuno ricorderà più cosa intendessero i teorici di questa punteggiatura.
Nella consueta ottica di servizio, ecco di seguito un bigino:

  1. Industria 1.0: Pezzi di ferro
  2. Industria 2.0: Pezzetti di ferro
  3. Industria 3.0: Pezzi di plastica
  4. Industria 4.0: Cazzate

Ricordate che quelle dell’Industria 4.0 devono essere necessariamente espresse e descritte in inglese, sennò vi sgamano.

This Alfa Romeo Montreal Plays With Light

“My general rule for cars that I purchase and drive is the aesthetic has to have a unique design, and there has to be a performance piece,” says TJ Grewal, owner of this Alfa Romeo Montreal sports car. “I’d never ever seen one in person, but I just knew that I was in love with the design.”

“The first time I ever saw a Montreal, was this one.”

L’Alfa Romeo Montreal, è nata come un bozzetto di stile statico commissionato a Bertone su base Giulia.
E quel bozzetto era davvero molto bello, tanto bello che l’accoglienza ricevuta (all’esposizione universale di Montreal del 1967) convinse o costrinse la casa madre a produrla.
Solo che nel passaggio da maquette a vettura di produzione, si decise di optare per una meccanica derivata dall’Alfa 33, pur mantenendo la telaistica della Giulia.
Quello che ne risultò fu una vettura racchia e goffa ma con tanto fascino, ed un comportamento stradale mortificante in curva quanto eccitante sul dritto, quest’ultimo a condizione che non si tentasse di fermarla se non con la dovuta calma.
La vollero fortissimamente gli statunitensi ed ancora oggi, come potete vedere qui sopra, sono completamente fucilatati per lei.
A me non ha mai fatto impazzire.

* * *

  1. This Alfa Romeo Montreal Plays With Light – Petrolicious

Strano pollo

Nel 2006, poi, un colpo alla versione matematica della teoria di Friedman arrivò dagli economisti della Georgetown Univesity Matthew Canzoneri, Robert Cumby e Behzad Diba, che pubblicarono uno studio in cui verificarono l’equazione del consumo di Eulero confrontandola con dati finanziari veri, una cosa che per qualche strana ragione apparentemente nessun economista aveva mai fatto prima.

L’economia è una scienza sociale.
Lo dicono grandi economisti, e dicono proprio “scienza” sociale.
Solo che usano scienza come sinonimo di disciplina, materia.
Scienza, invece è quella fatta verificando, non prendendo una teoria e passandola in heavy rotation in modo che divenga luogo comune.
Poi si scopre che quando una teoria macroeconomica viene trattata con metodo scientifico, di scientifico non ha un cazzo.
Sarebbe una questione meramente accademica, se non fosse che le teorie macroeconomiche sono quelle che governano il mondo.
Allora si scopre solo che che sono comode; prendi una teoria, la innalzi a a verità, la segui passo passo e la implementi nelle politiche economiche.
Quel che ne esce è che funzionava solo per coloro che l’hanno scritta, e in parte per i primi che l’hanno predicata.
Intanto chi la subisce, verifica che la teoria del pollo non funziona.
Per quanti si chiedessero cos’è, è questa: “la statistica dice che ogni anno ogni cittadino mangia un pollo; adesso io vorrei sapere: chi s’è magnato er pollo mio”.

Ricorda un po’ le teorie pedagogiche dei primi ’70, quelle che i bambini devono crescere allo stato brado sennò vengono male.
So’ venuti male; due generazioni di disadattati. Quello che l’ha teorizzata almeno ha chiesto scusa. Ma intanto abbiamo rovinato quattro generazioni.

Da C’è un problema con un’importante teoria di Milton Friedman – Il Post

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: