Pomi di cambio e manici di scopa

Lavorare come prima, e meno dei colleghi delle altre città, guadagnando di più: in tempi di crisi, il miracolo avviene nell’Ama della stagione M5S a Roma. Dal primo gennaio l’azienda (con soldi pubblici) corrisponde ai 7800 dipendenti l’aumento di stipendio stabilito dal nuovo contratto nazionale, ma non esige che lavorino due ore in più alla settimana e anche la domenica, com’è previsto dallo stesso contratto e avviene nel resto d’Italia. I documenti che pubblichiamo dimostrano che l’Ama, che aveva voluto e difeso il contratto, sotto Natale ha cambiato linea, vantando l’appoggio del Comune azionista, di cui è sindaco Virginia Raggi, e arrendendosi ai sindacati interni. Tra questi l’Usb, che in campagna elettorale sosteneva la Raggi a colpi di battaglieri volantini interni. Le altre aziende del settore, in una riunione ad hoc svoltasi ieri, hanno definito l’intervento del Campidoglio «anomalo e improprio», frutto di una gestione politicizzata che «rischia di far saltare il contratto nazionale».1

Beppe ha capito come si governa Roma con un ragionamento semplice: visto che Alemanno, prima di Marino che ha fatto una finaccia, è durato il giusto: ha iniziato ad usare i soldi pubblici, in quantitativi ingenti, per comprare consenso. Quella dei netturbini che recepiscono il contratto nazionale nella parte riguardante l’aumento stipendiale, ma non nella parte relativa all’aumento della produttività è una storia con una deja-vu:

Un articolo sul Corriere della Sera spiega i termini del nuovo accordo, che non risolve i problemi di debiti di ATAC e anzi potrebbe aggravarli: i dipendenti potranno lavorare meno ore (736 all’anno, contro le 1.100 dei lavoratori della metropolitana di Milano e le 950 di quella di Napoli), non dovranno usare il badge e potranno usufruire di una costosa corsa speciale della metro riservata a chi finisce il turno, che riduce i tempi da poter utilizzare per la manutenzione della rete e dei treni. Qualche giorno fa l’assessore all’Urbanistica di Roma, Paolo Berdini, aveva detto che senza un intervento di manutenzione straordinaria la metropolitana di Roma rischia di chiudere in primavera, ma quell’intervento dovrebbe pagarlo lo Stato e non il comune di Roma. Pier Maran, assessore all’Urbanistica di Milano, ha commentato la notizia così: «I fondi per trasporto pubblico a livello nazionale non bastano anche perché qualcuno li spreca togliendoli agli altri. Atac solita vergogna»
I dipendenti di ATAC sono stati una grossa base elettorale del Movimento 5 Stelle a Roma, dopo aver contestato moltissimo l’ex sindaco Ignazio Marino.2.

In questo caso, questi novelli Fratelli d'(una parte d’) Italia si giustificavano dicendo che se un’azienda va male (rileggere, prego: Atac va male) non è certo colpa dei dipendenti. Per riaffermare il concetto, poi passa ad occuparsi proprio di quei dirigenti:

Il che suona un po’ strano per un’azienda che fatica a pagare i fornitori ed ha grossi problemi nell’erogazione dei servizi. Grane sottolineate dall’assessore alle Partecipate Massimo Colomban che, prima di Natale, descrisse l’ultimo anno di Atac come quello dello sprofondo rosso. Ma si è deciso di «transare» per risolvere un problema nel format dei contratti sottoscritti dai manager fra il 2010 e il 2012: allora si prevedeva una parte variabile legata agli obiettivi raggiunti, solo che gli obiettivi non erano mai stati specificati. Il caso è salito a galla nell’esame del ricorso che ha riportato in Atac Franco Middei, dirigente licenziato da Marco Rettighieri e ora di nuovo nei ranghi aziendali. La transazione su Middei è quindi diventata un modello da applicare ai dirigenti con l’obiettivo di evitare accantonamenti e tornare in possesso di 3 milioni di euro. Per ripartire: «Atac si impegna per l’anno 2017 — si legge nel documento di accordo — ad assegnare a ciascun dirigente gli obiettivi individuali annuali entro e non oltre il 30 aprile 2017 e, a partire dall’anno 2018, ad assegnare a ciascun dirigente gli obiettivi individuali annuali entro e non oltre il 28 febbraio di ciascun anno»3

Senza dimenticare che di tutto questo, dell’ascesa del comico genovese, dobbiamo sempre ringraziare il PD ed il comico fiorentino.

* * *

  1. Più soldi per lavorare meno. Regalo M5S ai netturbini romani
  2. Il nuovo accordo sui trasporti a Roma – Il Post
  3. Corriere della Sera
  4. eDue – Fantasia al potere
Advertisements

1 thought on “Pomi di cambio e manici di scopa”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...