Cosa fare dell’uccello (Reprise)

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In bed, going to park1.

Io non mi sognerei mai di usare un social network per raccontare i cazzi miei in tempo reale; intanto perché sono appunto cazzi miei, e poi perché l’unica risorsa scarsa e non rinnovabile che abbiamo è il tempo; pensare di impiegarne una parte per raccontare quello che resta è da mentecatti.

La notizia di oggi della vendita a pezzi degli asset di Twitter, quelli relativi allo sviluppo di app, che possiamo anche considerare non essenziali, ma certamente strutturali, pare confermare l’idea che nessuno in quel di San Francisco sappia cosa fare per tenere in piedi i tutto, a parte cercare di sistemare i conti.

Si dirà: ma avere i conti in ordine è importante.
Certo, però non è la cosa principale da fare; capisco che detta così pare strano.

La verità è che Twitter è partita da un’idea nel 2006 e non ha cambiato nulla da allora; può essere un fatto di coerenza, può essere che l’idea originale fosse MOLTO buona, ma può pure essere che non siano stati capaci di evolvere. E non riuscire ad evolvere per undici anni in un ambito come quello di Internet, significa essere rimasti indietro di due generazioni.

L’idea che si fanno quasi tutti quelli che lo usano e non siano dei troll, è che tutto pare fatto apposta per farti incazzare2; però quasi tutti ne riconoscono l’unicità e l’utilità, magari prescindendo dall’aspetto social (che, ribadisco, non necessariamente interessa tutti, perché non tutti siamo bimbiminkia) ma usandolo come aggregatore di informazioni.
Per il traffico, per il terremoto, per lo sport, ecc.

Si dirà: ma di aggregatori ne esistono quanti ne vuoi.
Certo, però nessuno ha questa sinteticità e nessuno o quasi consente di andare alla fonte, ovvero di aggregare senza intermediazione i produttori di notizie e comunque nessun altro ha la stessa malleabilità.

Casa accadrà di Twitter pare abbastanza scritto; ci volano attorno in molti aspettando di pagarlo quello che ritengono essere il giusto, oppure beccano strappando pezzi, come sta facendo Google, di nuovo, in questi giorni. Il giorno che finisse inglobato in un pulsante di una di queste piattaforme del cazzo che girano per il pianeta non mi ci troverete, e mi mancherà3, 4, sopratutto perché non necessariamente seguire qualcuno significa essere amicetto, piacersi, darsi di gomito o farsi l’occhietto.

Cioè non necessariamente essere animali sociali significa essere microcefali, un aspetto su cui i social network vincenti pare contino parecchio.

* * *

  1. eDue – Se bloggare vi pare poco (Twittare)
  2. eDue – Cosa fare dell’uccello
  3. eDue – Don’t get used to, don’t rely on anything
  4. eDue – So’ du’ minuti

Immagine da Jack Dorsey – twttr sketch, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5150577

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1 thought on “Cosa fare dell’uccello (Reprise)”

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