Il “doppiese”

La battuta «ma che stai dicendo?» è un ottimo esempio di doppiese.Con doppiese si intende una particolare variante della lingua italiana, per come la si ascolta e la si parla negli adattamenti di film, docufiction e serie TV. Il doppiese nasce dall’incontro tra due diversi fiumi di orrore: da un lato, una dizione di vecchio stampo teatrale, che si vorrebbe priva di accenti riconducibili a una città precisa, ma porta con sé una lieve cadenza romana (“e” chiuse battono “e” aperte 7 a 1); dall’altro, un metodo di traduzione per cui ogni parola del testo originale viene resa in italiano nel modo più letterale possibile.

Da Il “doppiese”, la lingua irreale delle traduzioni – Il Post

Con scappellamento a destra

dotare i circoli e i livelli territoriali del PD di competenze e ruoli professionali dedicati a specifiche attività sempre più rilevanti quali:

Pronti?

la gestione del volontariato intergenerazionale, l’aggiornamento e la gestione di database e analisi dei dati, la promozione dell’autofinanziamento e la comunicazione sui nuovi social media.

ridefinire la fisionomia dei circoli che devono diventare punto di riferimento della propria comunità.

Dopo la mozione Catalano, ed il relativo #PremioGAC, viene un’apertura all’ala No Semantics del PD:

Il divario culturale degli italiani è un problema impalpabile e profondissimo che l’adozione degli strumenti digitali ha reso ancora più grave, mentre molti sostenevano che lo avrebbe ridotto come per magia. È un tema che la politica normalmente tende a non riconoscere poiché la sua soluzione è incerta, difficile e richiede comunque tempi lunghi. E non è un tema generazionale: abbiamo molti giovani ampiamente connessi ma con modeste competenze digitali. Serve una infrastruttura di rete che raggiunga tutti, servono piattaforme digitali che modifichino e semplifichino i processi e servono inevitabilmente e il prima possibile cittadini digitali. Per questo motivo, abbiamo messo al centro di molte politiche di questi anni la creazione di infrastrutture digitali e l’accesso all’identità digitale per i rapporti con la pubblica amministrazione (si pensi a 18App). Con alterne fortune sia da parte della PA sia da parte della risposta dei cittadini. Adesso serve una politica che non si arrenda e creda con ancora più forza in una simile priorità. Anche su questo è difficile pensare a un modo migliore per prendersi cura del futuro.

Quindi

  • il divario culturale degli italiani è un problema impalpabile e profondissimo: è un problema che non è possibile rilevare e nascosto alla vista
  • che l’adozione degli strumenti digitali ha reso ancora più grave: benché non è possibile osservarlo, sappiamo che l’adozione degli strumenti digitali lo ha reso ancora più grave
  • mentre molti sostenevano che lo avrebbe ridotto come per magia: benché non è possibile osservarlo, molti sostenevano che l’adozione degli strumenti digitali lo avrebbe ridotto come per magia.

Dunque?

  • Serve una infrastruttura di rete che raggiunga tutti, servono piattaforme digitali che modifichino e semplifichino i processi e servono inevitabilmente e il prima possibile cittadini digitali: ovvero tutto quello che aggrava la situazione
  • Per questo motivo, abbiamo messo al centro di molte politiche di questi anni la creazione di infrastrutture digitali: perché aggravano problemi impalpabili e profondi
  • Adesso serve una politica che non si arrenda e creda con ancora più forza in una simile priorità: non basta il divario culturale, dobbiamo farne delle bestie.

Capite perché il populismo avanza? Perché “feddo, caddo, cacca, pipì” almeno si capisce ed ha una semantica povera ma chiara.

Questi sono pressappoco allo stesso livello, ma tolgono la semantica.
Anzi, forse non sono in grado di rimuoverla, troppo sottile; forse non sono proprio in grado di mettercela, e non hanno gli strumenti per capirlo.

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Da Mozione | Matteo Renzi.

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