Il discorso di Sergio Mattarella del 27 maggio 2018

Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa.

Da Il testo integrale del discorso di Sergio Mattarella sul fallito governo Lega-M5S – Il Post

FCMA

Da FCMA di Gipi (Gianni Pacinotti).

Ford 127

In particolare vari centri stile americani ed europei, per esempio quelli di Dunton in Gran Bretagna, di Colonia in Germania e la Ghia di Torino, crearono delle maquette basandosi su dati forniti dagli ingegneri. Questi ultimi vennero esposti in gran segreto a Losanna (Svizzera) a clienti di vari mercati europei, in modo tale da testare l’opinione pubblica. Il prototipo scelto, dal quale discende l’aspetto esteriore della prima serie fu denominato Wolf e realizzato dalla Ghia su disegno di Tom Tjaarda e Paolo Martin, il quale dichiarò anni dopo che, per poter accelerare i tempi di sviluppo, il prototipo era stato realizzato sul pianale di una 127, dopo aver asportato l’intera carrozzeria.

Da Praticamente gemelle, ma a qualche anno di distanza: la Fiat 127 nasce nell’aprile del 1971, la Ford Fiesta nel maggio del 1976. | Ruoteclassiche

Bruno Trentin, 8 giugno 1992

Dobbiamo tagliare ogni legame compromissorio con la gestione consociativa del collocamento, degli appalti, delle assunzioni nella pubblica amministrazione perché questi sono i terreni propizi alla penetrazione della mafia, non solo nello Stato, ma anche nel sindacato. Solo così possiamo dimostrare che facciamo sul serio, che siamo, agli occhi dei cittadini, un interlocutore credibile per una battaglia contro la mafia. Proprio come riusciva a fare Giovanni Falcone che nello sfascio delle istituzioni e dello Stato sociale, a Palermo e per i siciliani, era lo Stato, uno Stato per il quale valeva la pena battersi.

Da Strage politica o mafiosa? Parla Bruno Trentin – Rassegna

I coglioni sono un problema di pancia

se distogliessimo per un momento lo sguardo dal nostro monumentale ombelico, e ci guardassimo attorno, e magari dessimo un’occhiata all’indietro, forse intuiremmo il capolavoro di un’Europa che per la prima volta nella storia ci ha riempito la pancia, e consegnato l’inestimabile libertà di essere tanto scemi.

Da Il suprematismo vittimista – La Stampa

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