Cento miòni, Mafa’, cento miòni

il governo ha già stanziato 100 milioni di euro di incentivi per coprire i costi dei decoder. I più economici dovrebbero costare intorno ai 25 euro, più o meno come quelli disponibili nei primi anni del passaggio alla prima generazione del digitale terrestre.

Per i decoder, non per rottamare auto vecchie e inquinanti, no.
Per vedere gente che si chiama tessòro e cucina o racconta di quando ha deciso di farsi il canotto ma non lo rifarebbe. Gente che alla domanda su chi abbia scoperto l’America risponde Garibaldi, suscitando un mormorare deluso dal pubblico che suggeriva Magalli.

Parafrasando

Da Stanno per cambiare le cose col digitale terrestre – Il Post

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Oily Motion Pictures

LOVING VINCENT, the world’s first fully oil painted feature film, brings the artwork of Vincent van Gogh to life in an exploration of the complicated life and controversial death of one of history’s most celebrated artists. More than six years in the making with the help of 125 specially trained painters, LOVING VINCENT is a uniquely animated film composed of 65,000 painted frames. Drawn from meticulous research and inspired by van Gogh’s masterpieces, subjects, and 800 personal letters, LOVING VINCENT captures the world of van Gogh in a cinematic experience like no other.

Qui c’è il dietro le quinte (o, come dicono quelli forti il Making Of):

Follow The Money

Il fatto che siano uscite queste inchieste vuol dire che Weinstein ha perso la sua influenza nel mondo degli Oscar, anche per i suoi gravi problemi finanziari, ed è diventato alla fine abbastanza debole da far avere al New York Times la forza di buttarlo giù, di detronizzarlo.

Perché questa storia esce adesso e qual è la storia.

Da Hollywood e lo scandalo Weinstein: lo scoop che i media per anni non hanno pubblicato – Valigia Blu.

Fondamenti di grafite

Nel libro di Caroline Weaver The Pencil Perfect – The Untold Story of a Cultural Icon, a pagina 106, si legge:

Secondly, even with a large amount of natural graphite, more times than not, the machines stili had trouble reading the marks. This was because the electrons in the graphite were not quite small enough for use with a test-scoring machine – something that couldn’t really be fixed with natural graphite. The solution here was obvious: to develop an artificial graphite that would behave like natural graphite but contain smaller electrons.

Sapete che gli statunitensi hanno inventato il telefono, per ben due volte; la seconda volta con Steve Jobs.
Poi hanno inventato l’automobile con Henry Ford; prima avevano inventato il cavallo, mentre l’asino ancora non era stato messo in commercio perché le mulattiere non esistevano, e nemmeno la ruota1.
Quello che non sapevamo è che gli statunitensi, dopo aver inventato la matita, hanno anche inventato gli elettroni di dimensioni variabili.
Superata la sorpresa, la vera rivelazione del libro è che quelli piccoli conducono meglio la corrente.
Si ipotizza quindi l’esistenza dei carichioni, particelle che portano la carica, che si attaccherebbero più volentieri sugli elettroni piccoli, perché fanno pippa; quelli più grandi magari menano.

Tutto questo senza nulla togliere alla meritoria iniziativa imprenditoriale dell’autrice2, che tuttavia, come la Ferreri nazionale, sarebbe bene restasse in cassa.

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  1. Cochi e Renato – Wikipedia
  2. eDue – A NY hanno legalizzato le droghe pesanti

Elements

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“Elements”
from Maxim Zhestkov

First things first: this epic eye candy by experimental artist Maxim Zhestkov is 100% animation.

Self Driving

Immagine da xkcd: Self Driving

E dagli al motore

Secondo un nuovo studio realizzato da una squadra internazionale di ricercatori, ogni anno in Europa circa diecimila persone muoiono prematuramente a causa dell’inquinamento associato alle emissioni di ossido di azoto, una sostanza dannosa prodotta in abbondanza dai motori diesel. E l’Italia è in testa alla classifica.1

Credo di aver detto più volte che le automobili, quelle che non a caso chiamiamo comunemente macchine, sono oggetti nati due secoli fa e per quanto evolute sono oggetti del secolo scorso.

Però sono oggetti che pur rinnovati poco e mai per rivoluzioni sono ancora qui, con le loro caratteristiche pressappoco immutate ed i loro difetti, sopratutto, solo marginalmente mitigati.

I motivi sono essenzialmente due: sono oggetti belli, e sono oggetti che non hanno alternative, ancora oggi, dopo due secoli di storia ed uno di vita.

Che siano belli, questo sta ai gusti del singolo, ma che non abbiano alternative è oggettivo. Non voglio qui riaprire una ferita tra coloro che sostengono che le auto elettriche e quelle a guida autonoma fanno schifo e quelli cui piacerebbero entrambe ma non possono permettersele e non può permettersele il pianeta.
Oggi con ottomila euro si compra una qualunque macchinetta, mentre ne servono cinque volte tanti per un ciafroccolo a batteria.
Non sarà sempre così, ovviamente, ma oggi è così.

Ma uno dei problemi irrisolti delle macchine come le consociamo da sempre è che inquinano.
Anche questo è cambiato dai primordi, ma è cambiato qualitativamente e quantitativamente, non sostanzialmente; le macchine inquinano.

La notizia che avete letto in testa a questo post, dice che a conti fatti le normative antinquinamento sono state efficaci, nel senso che i loro bersagli li hanno centrati; ma dice anche che tutto ciò che nelle normative non c’era ha continuato come e più di prima.
Le macchine, oggi, sono omologabili solo Euro 6; la normativa Euro 6 ha due grandi nemici: il particolato e l’anidride carbonica.
Entrambi sono generati dai motori a combustione interna e da entrambi i motori a combustione interna, benzina e diesel; il primo per le alte pressioni raggiunte nei flauti dei sistemi di iniezione, che devono essere tanto alte da poter essere considerate costanti anche durante le numerose aperture dovute alle molte iniezioni per ciclo, esattamente come nei diesel. La seconda come sottoprodotto della combustione di sostanze che contengono carbonio in abbondanza di ossigeno. Nota: sì, la CO2 non è un inquinante, ma un gas serra; OK.

A differenza della normativa statunitense, però, la normativa Euro 6 non parla di ossidi di azoto.
Pare che i diesel ne emettano in quantitativi industriali pur essendo più puliti dei benzina rispetto ad altri inquinanti; gli ossidi di azoto (che sono poi il problema che ha portato al dieselgate in USA) sono irritanti e/o cancerogeni, e si possono anch’essi abbattere ricorrendo all’iniezione di urea (sissignore piscio, almeno la sua componente eponima) nei gas di combustione.
Il nostro costruttore nazionale (quello con sede in Olanda e quotazione nella borsa di Londra, per capirsi) non usa questa tecnologia.

Quello che ne segue è che l’Italia è il paese in cui c’è una maggiore emissione di ossidi di azoto; per una volta primi.

Ora, qualcuno potrebbe prendersela con il costruttore nazionale, come stanno già facendo in molti; ma riflettete su una cosa:
il diesel consente percorrenze molto maggiori e costa di meno della benzina.
Bene, su ogni litro di carburante venduto, il 52% sono accise2.
Ce n’è abbastanza per rimodulare le preferenze degli italiani.

È chiaro di chi è la responsabilità primaria di quello che si legge?

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  1. Dieselgate: L’Italia in testa in Europa per i morti per inquinamento da diesel | VoxEurop.eu: notizie europee, vignette e rassegne stampa
  2. Quanto pesano le accise sulla benzina: il costo al litro

Immagine da https://twitter.com/magnasciuttif/status/911877915104686081