Saldamente in mani altrui

Pare che sul MacBook Pro ci sia un connettore saldato sulla MoBo che consente il recupero dei dati in caso di rottura della scheda logica.
Non è importante se c’è, se davvero serve a quello oppure chissà.

Certo è che ormai i prodotti Apple sono tutti a componenti saldate e quello che una volta era un problema di ore e di un centinaio d’euro, oggi è un troiaio totale.

Adesso con le unità di massa a stato solido saldate (l’unico pezzo che era rimasto rimovibile fino a ottobre scorso), non solo è impossibile sostituirle (per tutti, eh, anche per Apple stessa), ma è appunto persino impossibile cancellarle prima di mandarle in assistenza.

E non c’è motivo, se non pippe mentali.
E sempre in tema di pippe mentali, IO non posso accedere più ai miei dati, ma loro stanno lì belli integri e Apple può accederci.

E non è importante se lo faccia gratis o facendomi pure pagare le loro pippe, quanto il fatto che dopo il cloud anche le macchine da scrivania ci hanno fatto perdere il possesso (la proprietà dei dati non serve se non in tribunale) delle nostre cose.

E dobbiamo pure chiedere per piacere per riaverle, e dobbiamo pure credere che le cancellino.
E non solo come policy, ma anche fidarci che la policy venga rispettata da qualche saldatore annoiato in cerca di svago tra scaffali pieni di macchine da riparare.

A Magnifier for the rest of Us

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Make sure you’re using the correct USB-C charge cable

You can verify that you’re using the correct version of the Apple USB-C Charge Cable with your Mac notebook and its USB-C AC Adapter.

The cable’s serial number is printed on its external housing, next to the words “Designed by Apple in California. Assembled in China.”

If the first three characters of the serial number are C4M or FL4, the cable is for use with the Apple 29W USB-C Power Adapter.
If the first three characters of the serial number are DLC or CTC, the cable is for use with the Apple 61W or 87W USB-C Power Adapter.
If the cable says “Designed by Apple in California. Assembled in China” but has no serial number, you might be eligible for a replacement USB-C charge cable.

Non è uno scherzo, eh, per sapere che cazzo di cavo state usando per caricare i nuovi MacBook Boh, dovete leggere le prime lettere del numero di serie del cavo.
Perché il Mac è facile da usare e adesso Apple fa il Campus 2, fa i telefoni oro rosa, i computer dorati, e tutto a prezzi abbordabili.
Per far sì che i prezzi siano abbordabili bisogna risparmiare su tutto; così il cavo USB-C che vi danno sul MacBook Pro 13″ senza TouchBar è diverso da quello che vi danno col MacBook Pro 13″ con TouchBar e naturalmente diverso da quello che vi danno col MacBook Pro 15″ con TouchBar.

Ecco il segreto della profittabilità di AAPL spiegato: risparmiare 10–3 centesimi di dollaro sul cavo di alimentazione dei modelli da soli 1.749,00 € e ricaricarli a quelli che partono da 3.299,00 €, perché con 1.749,00 € un cazzo di cavo da 87 W proprio non ci sta.

A breve ci sarà un app per iOS che in realtà aumentata vi consentirà di inquadrare il numero seriale di un cavo, e geolocalizzare il buco del culo più vicino cui si adatta per capacità e verso.
Ma intanto stampatevi questa nota tecnica Find the right power adapter and cord for your Mac notebook e tenetela nel portafoglio, assieme al santino di Leonardo di Noblac con dietro le devozioni che vi proteggano la fedina penale.

Lente d’ingrandimento non fornita.

L’ho preso andando in giro a piedi scalzi

Subito veloce. Per tutto il fine settimana, Alessandro ha avuto i riflettori puntati addosso. Dopo le medaglie paralimpiche, il sogno era quello di tornare in macchina e fare subito bene. Con la sua solita passione capace di muovere le montagne, si è calato nell’abitacolo della M6 GT3 con il chiaro obiettivo di andar subito veloce. Nonostante una condizione fisica non perfetta e un fastidioso mal di gola – che lui stesso ha ironicamente commentato, dicendo “L’ho preso andando in giro a piedi scalzi” – Alex ha registrato un terzo tempo nella prima sessione di prove libere del venerdì, l’ottavo tempo in qualifica per Gara 1 e il terzo tempo nella qualifica per Gara 2

Da Italiano GT – Alex Zanardi vince al Mugello – Quattroruote

Il buco dell’ozolfo

Il nodo del biossido di zolfo. L’iniziativa dell’UE va anche nella direzione di spingere verso una riduzione progressiva ma drastica di emissioni. Il boom delle elettriche, però, potrebbe avere come conseguenza proprio quella di aumentare le emissoni, in particolare quelle di biossido di zolfo. L’Agenzia europea per l’ambiente, infatti, in un recente report ha illustrato come l’aumento di biossido di zolfo conseguente ai processi di produzione dell’energia, in presenza di centrali elettriche a carbone, da qui al 2050 potrebbe essere cinque volte superiore rispetto a quello di uno scenario privo di auto elettriche. Il report ipotizza anche che l’incremento delle auto a batteria potrebbe gravare l’attuale capacità elettrica complessiva e per questo potrebbe essere necessaria la costruzione di 50 nuove centrali in tutta Europa. “Il numero crescente di veicoli a batteria avrà bisogno di sempre maggiore energia e diventerà quindi cruciale la fonte di approvvigionamento”, ha dichiarato il membro dell’Agenzia europea Martin Adams, spiegando che è sì auspicabile che venga fatto uso di fonti rinnovabili, ma è anche importante avere coscienza dei limiti strutturali di alcuni Paesi UE. Per questo, ha detto, “è necessario sviluppare un sistema di energia più sostenibile”.

Eggià, la corrente non la fa lo spirito santo, e produrla inquina.
E l’infrastruttura in un paese fatto di paesini sui cucuzzoli come il nostro sarà un bagno di sangue e provocherà necessariamente un cambiamento nella demografia.
Oltre al fatto che senza metodi di produzione alternativa, ed adeguamenti legislativi che li legalizzino, sarà sempre più difficile produrla.

Da Veicoli elettrici – L’UE vuole punti di ricarica in ogni nuovo edificio dal 2019 – Quattroruote

Massì, …

Anni in cui non solo non c’era Internet, per vostra fortuna, visto che non avete ancora capito cosa farvene (ed al momento la usate per farvi del male)1.

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  1. eDue – Corcazzomer Care

Posseduti

Nest Labs, a home automation company acquired by Google in 2014, will disable some of its customers’ home automation control devices in May. This move is causing quite a stir among people who purchased the $300 Revolv Hub devices—customers who reasonably expected that the promised “lifetime” of updates would enable the hardware they paid for to actually work, only to discover the manufacturer can turn their device into a useless brick when it so chooses.

Possesso e proprietà non sono la stessa cosa.
Benvenuti nel mondo del possesso.

Da Nest Reminds Customers That Ownership Isn’t What It Used to Be | Electronic Frontier Foundation

* * *

  1. eDue – A book, is a book, is a book, isn’t an e-Book

Sf(i)oramento

The all-new Uconnect 12.1 features a 12.1-inch high-resolution touchscreen display that is more than five times larger in the center of the instrument panel. Uconnect 12.1 is ergonomically located and provides a large 1024-by-768 pixel display of Uconnect radio and vehicle controls, as well as the ability to toggle to a law enforcement officer’s computer via a menu bar at the top of the screen.
In addition, Charger Pursuit’s new Uconnect 12.1 system can split the touchscreen to display the familiar and award-winning 8.4-inch (640 by 480 pixels) Uconnect interface.1

Un iPad mini 4 Retina costa 400 euro.
‘sta robaccia che pare un bancomat montato a centro plancia sfiora i 1500.
Sfiorerà.
Nel 2017, perché ancora non è pronto…

Dateci un maledetto buco.

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  1. FCA Announces New Fourth-Generation Uconnect® Systems at 2016 Consumer Electronics Show

Byezilla OS

Mozilla today announced an end to its smartphone experiment, and said that it would stop developing and selling Firefox OS smartphones1.

Mozilla annuncia ormai solo chiusure di progetti che se non avessero nemmeno aperto sarebbe stato meglio per tutti2.

Il problema è che non sono credibili quando dicono di voler dirottare le relative risorse su altro, a meno che non intendano quelle di coloro che devono gestire gli ulteriori abbandoni.

Sarebbe stato meglio che invece di buttare nel mucchio prodotti pessimi in fasi iniziali di sviluppo cui poi non sono seguite ulteriori novità che non fossero cosmetiche, avessero puntato sui due prodotti che aveva un senso sviluppare, ovvero Firefox e Thunderbird.

Invece il primo è ormai l’ombra di se stesso, lento e pesante; il secondo, già abbandonato di fatto da tempo, adesso vorrebbero “venderlo”.
E così come è stato per i terminali Firefox OS, uno si chiede chi sarebbe tanto coraggioso da comprarlo e poi per farne cosa.
A ben guardare le notizie sono due: una è che smettono e l’altra è che ne avrebbero venduti.

Non sono contrario a priori al concetto di comunità, anzi; però la storia di Mozilla insegna che non basta una comunità per fare di un’idea (anche buona, sebbene non sempre sia il caso) un prodotto.

Prodotto; ovvero qualcosa che qualcuno compra.

* * *

  1. Mozilla Will Stop Developing And Selling Firefox OS Smartphones | TechCrunch
  2. eDue – Firefox OS: io ce la sto mettendo tutta
  3. Firefox OS — Lo smartphone versatile — Un telefono ricco di funzioni, app e molto altro — Mozilla
  4. Geeksphone. Say ‘hola’ to the future
  5. Alcatel ONE TOUCH FIRE – Alcatel ONE TOUCH FIRE | TIM da cui è tratta l’immagine
  6. eDue – Firefox OS Simulator
  7. eDue – Fire forse, ma fox parecchio
  8. eDue – There Are Two More Things
  9. eDue – Cellulare con lentezza
  10. eDue – Bitterfox
  11. eDue – Non comprarmi non ti sento

Firefox per iOS 1.2 RC – Removal Candidate

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Dicevo della dappochezza di Firefox per iOS, però come per Firefox OS ce l’ho messa tutta prima di lasciar perdere.
Bene ho lasciato perdere.
Ho infatti scoperto che se si visita un sito HTTPS il cui certificato esiste ma non è pubblico (leggasi non è compreso tra quelli già presenti in Firefox per iOS, ovvero non lo lo è la CA che lo ha emesso), cosa che per chi FA siti non è poi nulla di strano, beh non c’è verso.

Non è come Safari che ti chiede se vuoi importare il certificato.
No, Firefox si ferma lì.
Anche io.
Anzi, m’arrendo.

Firefox per iOS

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OK, siamo solo alla release 1.1 (della 1.0 chissà) di Firefox per iOS.

Lo trovate sull’App Store.

Firefox è sempre stato un browser diverso. Intanto perché ha sempre usato un suo motore di rendering, che ora si chiama Gecko nella versione desktop, che non ha mai brillato per velocità, ma è stato senz’altro il primo ad implementare degli standard.
Il porting su iOS, però, non esiste. Firefox su iOS usa WebKit di Apple.
Quindi di questa sua diversità non c’è più traccia.
E pace.

Però, proprio perché usa lo stesso motore di Safari, i motivi per usarlo sarebbero pochi.
Tra questi pochi c’è, magari, una migliore usabilità dell’interfaccia e la comodità di avere i segnalibri (o preferiti) sincronizzati su tutti i dispositivi con Mozilla Sync.

Dunque: l’interfaccia no.
Probabilmente sarà molto simile a quella per Android (sul quale Firefox esiste da tempo), o forse l’avranno rifatta per l’occasione, ma no, niente di che.

Quindi, forse, sarà Sync.
Bene, Sync funziona, porta tutti i segnalibri del desktop su iOS.
Bene… insomma.
Intanto li porta esattamente come sono sulla versione desktop, ovvero organizzati in cartelle. Il che su un dispositivo mobile non è proprio il massimo.
Poi li mette in tre cartelle radice, Barra dei segnalibri, Menu segnalibri e Segnalibri non catalogati, che aggiungono inutilità ad inutilità.
La prima, perché la barra dei segnalibri sulla versione mobile non esiste.
La seconda perché sulla versione mobile il menu non c’è.
La terza perché non è mai servita ad un cazzo nemmeno sul desktop.

Però vabbeh.
Ennò; non va be’, perché i segnalibri così importati, non vengono utilizzati per null’altro che non sia visualizzarli ad albero.
Cosa intendo?
Se andate sul campo dell’indirizzo e iniziate a scrivere un indirizzo che SICURAMENTE avete nei preferiti, lui li ignora ed vi dà solo i suggerimenti di Google.
NON c’è modo di usare i segnalibri se non scorrendone l’albero e cliccandoci (anzi, tappandoci) sopra.
Almeno spero, perché se un modo c’è, non lo si trova nemmeno girando per preferenze sia nell’app che in quelle generali di iOS.

In pratica è come se i vostri segnalibri li aveste scritti in bella calligrafia in un quaderno a quadretti di quinta, ed ogni volte che ne volete visitare uno, doveste scriverlo a mano copiandolo dal quaderno.
Ecco no.
Ma proprio no, eh?

E poi, due di questi segnalibri, che stanno fuori dagli altri, non si possono né modificare né cancellare, e sono quelli che rimandano a Mozilla.

Ora, se uno non conosce Mozilla ed è pure curioso, va bene; però almeno fammeli cancellare. E no, niente te li tieni.
Non solo: occupano permanentemente una tab che così risulta perennemente attiva (c’è un [1] in alto a sinistra).

OK, siamo solo alla release 1.1 (della 1.0 chissà) di Firefox per iOS.

Però di questi pastrocchi in beta che vengono buttati nel mucchio senza alcuna caratterizzazione il mondo è pieno, non avevamo certo alcun bisogno dell’ennesima goccia nel mare.

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  1. eDue – Fire(d)fox
  2. eDue – Bitterfox 41.0.1
  3. eDue – Retiring Firefox Home | Mozilla Services
  4. eDue – Firefox OS Simulator
  5. eDue – Fire forse, ma fox parecchio
  6. eDue – There Are Two More Things
  7. eDue – Cellulare con lentezza
  8. eDue – Bitterfox
  9. eDue – Non comprarmi non ti sento