Spogliarsi (Adorno)

Se fossi un dio, sarei onnipotente.
Se fosse, potrei decidere di non esistere?
O rischierei, spogliati i panni dell’eterno, di continuare ad esserci in uno stato di non esistenza, di cui sarei l’unico ad essere cosciente?

So’ problemi…

Alfa Vulvia (Povera Junior)

Alfa Vulvia (Povera Junior)

Speriamo che premino il vincitore e dimentichino il nome, perche tutti quelli finalisti sono un vero schifo.

Sull’ultimo (in ordine alfabetico) poi vorrei stigmatizzare il fatto che non si sia ammesso il nome di altre soubrette, come:

– Gloriaguida (Guida, come le vere Alfa e la Gloria delle Vittorie, che poi è il plurale di Vittoria)
– Laurantonella (Laura fu un motoscafo Alfa che, assieme al Moschettiere vinse di tutto e Antonella ricorda la Golia, la Elia, ed altre come la ruggiero che ha un timbro di voce caratteristico come le Alfa, è piccola ma ha grinta da vendere)
– Serenadandina (Serena come una Alfa conscia della sua forza interiore e Dandina perché anche un dandy vorrà averne una)

Che mestieraccio il venditore di lupini…

SUVermercati

SUVermercati

Perché ogni giorno è 3X2.

Guarda che musica (Pantone, Maestro!)

Guarda che musica (Pantone, Maestro!)

Ecco…

St Anton (Come St Anger dei Metallica ma molto meno glam)

Ci hanno coinvolto in una catena di Sant’Antonio telematica, e lo hanno fatto nel modo più femminile che c’è, ovvero dicendo “tanto non lo farà, vedrete”.
Essendo non più ospedalizzato ma convalescente, ho deciso di partecipare per la mia quota per passarmi un quartodorello.

Premetto che non prolungherò la catena esplicitamente, quindi potremmo iniziare con

0) Odio le catene di Sant’Antonio.

Cinque cose che non vi ho mai detto.

Invece le sapete tutte:

1) Non mi piacciono gli esseri la cui intelligenza è curvata sotto il peso dei genitali. Quelli che fanno le cose “in quanto”. Mi piacciono quelli che li usano e ci si divertono, non quelli che ne sono schiavi.

2) Odio quelli che non m’insegnano nulla. Odio quelli che non sanno insegnare. Odio quelli che invece di insegnare sottolineano la distanza tra se e gli altri.

3) Odio quelli che il calcio, quasi più del calcio, uno sport da italiani in canottiera, calzoncini carta da zucchero con tasche, calzini bianchi e mocassini.

4) Ritengo di essere rimasto abbondantemente più maturo e disincantato della grandissima parte delle mie conoscenze, pur avendo arrestato la maturazione quando ero un bambino-troppo-cresciuto-per-la-sua-età. Avevo 11 anni e ci scrissi una canzone su:

Ehi, tu piccolo uomo
Troppo cresciuto per la tua età
ma troppo poco cresciuto per
sapere come il mondo va

5) Mi faccio un’idea negativa e quasi inscalfibile di chiunque abbia un televisore in casa. Tolgo il quasi per coloro che inoltre non hanno una libreria.

Se qualcuno di quelli collegati a lato volesse raccogliere… desista.

Embè?! (Sono una bravissima persona)

Ieri dopo circa 45 minuti passati a cercare parcheggio nella zona compresa tra via Tiburtina, Piazzale di S.Lorenzo, Piazzale Valerio Massimo, Via Giano Della Bella, Via Della Lega Lombarda e mura del Verano, incrocio un vigile.

Faccio presente che i parcheggi sotto le mura (visibilissimi dal punto in cui l’ho incontrato), sono pieni di:

  • nomadi stanziali (!) che cacano e pisciano ovunque (sono razzista, ebbene sì, verso le feci altrui)
  • romani che parcheggiano rigorosamente fuori dalle strisce blu in modo da parcheggiare gratis, e ieri era tanto vero che questi impedivano persino l’accesso al parcheggio
  • pullman che, malgrado l’autostazione recentemente costruita, PREFERISCONO parcheggiare gratis nei parcheggi delle autovetture, prendendo anche 8 posti.

Faccio ancora presente che da qualche giorno il posto è divenuto luogo di scambio tra camion e furgoni, che stanno lì belli tranquilli a passare merci dalla grande alla piccola distribuzione.

Si aggiunga al tutto che dei posti EVENTUALMENTE rimasti liberi (e non a caso) vanno considerati inoccupabili quelli vicino ai cartelloni pubblicitari, visto che i signori che vengono ad affiggere poggiano i secchi sul cofano delle macchine in sosta oppure le riempiono di schizzi di colla.

Faccio presente che, per tutto quanto sopra, ho pagato l’intera giornata 45 minuti fa e solo ora ho trovato un parcheggio (praticamente a Stazione Tiburtina).

Costui mi guarda come se fossi una ragade anale:

Embé?!

Beh, volete saperlo? Ho ancora la fedina penale pulita.

Supereroi (De senectute)

I bambini s’ingegnano (o si frustrano) per i limiti che hanno.

Ad esempio non arrivano alla maniglia delle porte, mentre i grandi sì.
Dalle prime frustrazioni (e dalle prime aspirazioni, dunque) si va formando il carattere.

Lì c’è una la prima diga della vita: quelli che prendono la sedia o semplicemente s’avvicinano col triciclo, ci montano sopra in maniera “non convenzionale” e aprono; altri fantasticano sulla capacità di librarsi in aria volando per raggiungerla. Ma a parte fantasticare la guardano.

I primi sono le persone che vivranno peggio, i razionali, i logici, gli intelligenti in genere. I secondi saranno i beneficiari del detto romanesco “Beato te…”1.

Questi ultimi avranno l’amico invisibile, magari il dono dell’invisibilità essi stessi, respingeranno le pallottole col petto e così via. Probabilmente saranno anche molto religiosi, di una religione qualunque s’intende, sempre in virtù del credere ai supereroi, ai miti, all’intervento esterno, al delegare. Come che sia, vivranno felici e contenti, almeno fino al giorno in cui l’amico invisibile è a casa febbricitante, Superman ha litigato ed ha spento il cellulare ed un TIR li prende pieni pieni.

E finiscono lì, ma felici.
Come gli animali che non hanno paura della morte, perché semplicemente ne ignorano l’esistenza.

E gli altri?
Agli altri non resta che aspettare pazientemente il sopraggiungere del rincoglionimento.

I rincoglioniti sono molto più forti ed invincibili dei supereroi.
Vivono sul loro pianeta, e gli altri si fottessero. Sono inamovibili nelle loro decisioni, almeno finché non le dimenticano.
Poi rideliberano sullo stesso argomento, magari con stessa direzione ma verso opposto alla volta precedente.
Da quel momento partono (con calma) come missili nella difesa a spada tratta della novella convinzione, fino all’amnesia successiva; e così via.

Rifanno le stesse cose milioni di volte, per evitare di dimenticarsene e dare quindi l’impressione di essere rincoglioniti.
Se nel rifare una cosa c’è coinvolto qualcuno, gli scassano il cazzo ogni volta che riparte il ciclo; se costui da segni d’insofferenza litigano per la vita (evvai!); ma poco dopo lo dimenticano e tutto da capo.

Sono molto più forti di Superman perché dimenticano.
Dimenticano i principi fondamentali della convivenza civile e della fisica.
Dimenticano, e quindi ignorano, di averti fatto prendere un colpo chiamandoti nella notte col dolore al petto e al braccio, e quindi quando accorri li trovi appesi ad una fune che dondolano fuori dalle finestre per pulire i vetri.

Quindi nulla li ferma, nulla li preoccupa, nulla li fa desistere.
Fino al restringimento arterioso successivo almeno.

E siccome l’età media s’allunga, tutti, normodotati e non, logici e passionali avremo prima o poi il diritto di vivere una decina d’anni di completo rincoglionimento da supereroi.

In questo modo la vita ci renderà obbligato quel torpore dell’intelligenza da cui siamo sempre fuggiti e potremo finalmente fingere (nei pochi momenti di lucidità, che comunque saremo convinti essere permanenti) di non capire e ridere o sorridere delle cose che nel resto della vita abbiamo capito e sofferto.

E questo è un augurio, laico, come un paradiso terrestre prima di diventare concime.

* * *

  1. Per i lettori con prefisso diverso da 06, la frase in argomento è: “Beato te che nun capisci’n cazzo”