Creating the STRAW

Jeffrey Roy
Person with British Accent.

Viva Cavandoli!

Le videointerviste agli animatori e ai disegnatori che hanno conosciuto Osvaldo Cavandoli realizzate per la mostra “Viva Cavandoli!”, mostra tributo al disegnatore de La linea che ha visto l’esposizione di tavole con disegni originali realizzati da fumettisti e animatori storici e contemporanei: ogni autore, con il proprio stile e i propri personaggi, ha reinterpretato i disegni o la figura di Cavandoli, per un tributo originale e personale. Più di 100 artisti nazionali ed internazionali di chiara fama hanno aderito all’iniziativa.

La mostra è stata inaugurata presso il Musil di Rodengo Saiano il 10 Aprile 2015, ed stata aperta fino al 2 Giugno 2015. Nell’estate 2015 la mostra è stata allestita presso il Musil di Cedegolo.
L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l’agenzia Quipos.

www.vivacavandoli.it
www.musilbrescia.it

Sneakered

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© Gianluca Gimini

Da Sneakered on Behance

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P.S.: Io, comunque, Pino Silvestre tutta la vita.

Mecojoni, Gian Pa’

L’alba della prima stradale Dallara. Sport che è così presente nella storia (e nell’attualità) di Dallara, che con le sue vetture ha appena messo a segno, al debutto, una doppietta alla 24 Ore di Daytona: “Abbiamo imparato dagli errori del passato”, commenta l’ingegnere. Quasi pronto con la sua primissima stradale: “Quattro ruote le ha, ma non ha neanche le portiere. Non vogliamo diventare un costruttore, non andremo oltre le cento unità all’anno, ma lo sfizio di fare un oggetto puro, per appassionati veri, dovevamo togliercelo”.

Una Dallara stradale.

Da Eventi 2017 – News, Foto e Video – Quattroruote.it

6 sempre magico?

You know, it’s true: when something exceeds your ability to understand how it works it becomes magical.

L’intento era quello di promuovere la tecnologia che c’è dietro, ma letteralmente molti l’hanno inteso come “è magico perché è oltre le vostra capacità di capire come funziona”.
Curioso, Apple si è sempre vantata di essere imbattibile quanto a comunicazione, eppure ha dato dei coglioni ai suoi clienti.
Poi se guardate il resto del video, noterete intanto che vengono fatte molte affermazioni controfattuali (“abbiamo imparato dall’iPhone”, quando in realtà iPad è nato prima ed è stato all’origine dell’iPhone), e poi che l’iPad negli ultimi sei anni non è praticamente cambiato.
Sì, certo, più fino, più fino, 2x, 4x, 8x, 16x, ma davanti ci siete sempre voi e lui fa sempre le stesse cose.

E così come non ci si produceva contenuto allora, non ci si produce contenuto adesso.
E non ci si programma.

Oggi l’iPad compie più di 11 anni, di cui esattamente 6 vissuti come prodotto.
Jobs lo presentò sul divano, e da lì alla fine non s’è mosso più di tanto.

Curiosamente l’unica vera novità che avrebbe potuto cambiarne il destino, Apple Pencil, e renderlo davvero uno strumento produttivo e rivoluzionario rispetto ai PC è arrivata per un solo modello ed ad un costo folle. E, sopratutto, contraddice l’assunto che per usarlo non servisse altro che le dita.

Non hanno imparato nemmeno quello dall’iPhone.

Palermo (RM)

Dicevo giorni fa che Twitter non cresce ma invecchia1

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Premesso che questa feature non è disattivabile, o non lo è con sufficiente semplicità che è la stessa cosa, e premesso che ovviamente ho già creato una regola che butta questa cazzata nel cestino, ma spendere soldi e tempo per sviluppare una funzione legata alla sicurezza che ha tutta l’aria di essere phishing… perché?!

E quando dico spendere soldi e tempo, intendo che hai pagato qualcuno per scrivere il codice che c’è dietro, e poi paghi la corrente necessaria ad alimentare i server su qui quel codice gira, e la corrente dei server di posta che te la mandano, per dirmi che ogni volta che faccio login da browser starei circa a Palermo, dovrebbe essere chiaro cosa intendessi dicendo che avere i conti in ordine non è sempre prioritario.

Salvo che tu non voglia fallire in piena salute.

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  1. eDue – Cosa fare dell’uccello (Reprise)

Cosa fare dell’uccello (Reprise)

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In bed, going to park1.

Io non mi sognerei mai di usare un social network per raccontare i cazzi miei in tempo reale; intanto perché sono appunto cazzi miei, e poi perché l’unica risorsa scarsa e non rinnovabile che abbiamo è il tempo; pensare di impiegarne una parte per raccontare quello che resta è da mentecatti.

La notizia di oggi della vendita a pezzi degli asset di Twitter, quelli relativi allo sviluppo di app, che possiamo anche considerare non essenziali, ma certamente strutturali, pare confermare l’idea che nessuno in quel di San Francisco sappia cosa fare per tenere in piedi i tutto, a parte cercare di sistemare i conti.

Si dirà: ma avere i conti in ordine è importante.
Certo, però non è la cosa principale da fare; capisco che detta così pare strano.

La verità è che Twitter è partita da un’idea nel 2006 e non ha cambiato nulla da allora; può essere un fatto di coerenza, può essere che l’idea originale fosse MOLTO buona, ma può pure essere che non siano stati capaci di evolvere. E non riuscire ad evolvere per undici anni in un ambito come quello di Internet, significa essere rimasti indietro di due generazioni.

L’idea che si fanno quasi tutti quelli che lo usano e non siano dei troll, è che tutto pare fatto apposta per farti incazzare2; però quasi tutti ne riconoscono l’unicità e l’utilità, magari prescindendo dall’aspetto social (che, ribadisco, non necessariamente interessa tutti, perché non tutti siamo bimbiminkia) ma usandolo come aggregatore di informazioni.
Per il traffico, per il terremoto, per lo sport, ecc.

Si dirà: ma di aggregatori ne esistono quanti ne vuoi.
Certo, però nessuno ha questa sinteticità e nessuno o quasi consente di andare alla fonte, ovvero di aggregare senza intermediazione i produttori di notizie e comunque nessun altro ha la stessa malleabilità.

Casa accadrà di Twitter pare abbastanza scritto; ci volano attorno in molti aspettando di pagarlo quello che ritengono essere il giusto, oppure beccano strappando pezzi, come sta facendo Google, di nuovo, in questi giorni. Il giorno che finisse inglobato in un pulsante di una di queste piattaforme del cazzo che girano per il pianeta non mi ci troverete, e mi mancherà3, 4, sopratutto perché non necessariamente seguire qualcuno significa essere amicetto, piacersi, darsi di gomito o farsi l’occhietto.

Cioè non necessariamente essere animali sociali significa essere microcefali, un aspetto su cui i social network vincenti pare contino parecchio.

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  1. eDue – Se bloggare vi pare poco (Twittare)
  2. eDue – Cosa fare dell’uccello
  3. eDue – Don’t get used to, don’t rely on anything
  4. eDue – So’ du’ minuti

Immagine da Jack Dorsey – twttr sketch, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5150577