Orecchie digitali™

Massimo MANTELLINI1, rilancia un’idea che forse ho già discusso qui o forse no. Nel caso fosse no…

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È dal primo momento che ho visto un e-Book reader che ho due idee che se non fossi così poco americano avrei già messo in finanziamento su KickStarter o simili. Ora, siccome non lo farò mai, le regalo alla collettività.

Bene. Cos’hanno di diverso i libri e gli e-Book? A parte tutto il resto2 due cose:

  • l’odore
  • i segnalibri

Sul primo, dovrebbero mettere negli e-Book reader un diffusore, in modo da ovviare, sulla falsa riga del profumo alla matita per bambini venduto in Francia, che gli adulti passano ore a sniffare da Petit Bateau a Parigi. L’idea è quindi un piccolo alloggiamento che emetta odore da cartucce intercambiabili, delle dimensioni di una SD.

Sul secondo la cosa si fa interessante e possibile. Se si aggiungesse al protocollo epub (protocollo, poi, spaghetti code…) la possibilità di associare un segnalibro virtuale ad un titolo, uno potrebbe comprare (sissignore, anche comprare) dei segnalibri e metterceli. Oppure farseli come fa ancora oggi con le foglie, le foto, gli scontrini, o le recchie. Digitali.

Insomma, il limite degli e-Book rispetto ai libri è che ci si possono fare meno cose.

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Mi dicono che un’idea sarebbe già stata realizzata, anche se molto poco duepuntozzero rispetto alla mia: http://smellofbooks.com/

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  1. MANTELLINI, Massimo – Orecchie digitali
  2. eDue – An e-book, is an e-book, is an e-book, isn’t a book

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La tizia del giovedì

Ci sono persone come Vic che hanno una (credo innata) straordinaria capacità di sintesi. Uno che scrive “A. viveva a S. con una moglie e un criceto, che teneva in gabbie separate, essendo molto geloso”4, ha una straordinaria capacità di sintesi.
Volendolo definire si potrebbe usare un’altra sua affermazione: David Foster Wallace (Il cui cane sarebbe David Foster Gromit), Pat Metheny, e pochi altri, hanno la capacità di usare il rispettivo mezzo espressivo per farne tutto ciò che vogliono. Hanno completa padronanza del mezzo. Piacciano o meno. Difficilmente si può dire per altri.

Tra questi va sicuramente ricompreso un duo italiano: Fruttero & Lucentini. Scritto così con la e commerciale, come un logotipo.
La premiata ditta F&L è stata una specie di A.C.M.E. – A Company that Makes Everything – e tutto quello che ha toccato ancora riluce.
Ecco, costoro erano (erano perché Liusantinì 3 è morto, Fruttero è vivo, che un dio ce lo conservi) un duo con totale padronanza dello strumento comunicativo.

Qualunque cosa volessero (o dovessero) fare, riusciva loro, perché tutto il tempo che impiegavano nell’opera, lo impiegavano nell’opera non per l’opera.
Per capirci, è la stessa differenza tra un meccanico che si decida a scoprire la causa di un difetto con tutta l’attrezzatura che ha, ed un ingegnere meccanico che non ha mai preso una chiave inglese in mano davanti allo stesso difetto. Il secondo deve prima studiare il difetto, poi scegliere l’utensile migliore, o la migliore di combinazione di utensili per affrontarlo. Dopo vent’anni, i lavori dell’ingegnere sarebbero molto migliori, perché nel frattempo sarebbe diventato anche un meccanico.

Ecco, immaginate che F&L siano nati ingegneri, e poi siano cresciuti cambiando officina (genere) appena si fossero sentiti abbastanza ferrati (un abbastanza che visto da fuori rasenta la perfezione), per passare in un’altra officina in cui fosse loro richiesto tutto il bagaglio precedente più qualcosa di nuovo.
E così via. E così da sempre.
Insomma, come se fossero nati imparati eppure potessero sempre migliorare.

Ora, chi ha letto La donna della domenica (uscito nel 1972) sa che quel libro è un giallo solo alla fine.
Nel mezzo, è un trattato di sociologia, una cronaca neorealista, una continua tirata alla Torino reale contro quella regale, uno spaccato dell’Italia degli appalti e dei lavori infiniti nel nord laborioso e torbido, un racconto della fine della generazione di nobili di cassa e non di casata che trascorrono la loro noia puntellandola con frammenti di vita.
Quindi non ve lo racconto e non vi metto il link alla pagina di Wikipedia che ne descrive la trama.

Ma vi dico che siamo di fronte alla più lampante conferma alla congettura di cui dicevo qui, quando parlavo di “giornalismo” 1.
Se una tizia, concepisce di scrivere

il giallo racconta l’indagine di Santamaria (Morelli) che cerca il colpevole dell’omicidio dell’ambiguo architetto Garrone (Castellano), trovato morto con il cranio sfondato da un fallo di marmo. L’inchiesta finisce per interessare gli amici dell’ucciso, Anna Carla Dosio (Osvart), moglie di un industriale con magnifica villa in collina, di cui il commissario s’invaghirà, e la coppia gay formata da Massimo Campi (Zibetti), giovane della buona borghesia legato a Lello Riviera (Bucci), piccolo impiegato con velleità da intellettuale.2

ovvero che la DOSIO ed il CAMPI sono amici del GARRONE nel romanzo, nella migliore delle ipotesi non lo ha letto e quindi non può che averne copiato la recensione da qualche parte (che non ho né tempo e né voglia di cercare).
Nella peggiore, l’ha letto e non ha capito quel che ha letto.

In entrambi i casi la persona migliore per quel pezzo, nella logica dell’informazione commerciale.

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  1. eDue – Informati(ci)
  2. FUMAROLA, Silvoa – Coliandro, veline e segreti per ‘La donna della domenica’ da La Repubblica.it (07.04.2011)
  3. FRUTTERO, Carlo – Mutandine di chiffon, Memorie retribuite (Mondadori, 2010)
  4. Vic – Brevi cenni biografici

Semplicemente fisica

Giovanni TONZIG
Semplicemente Fisica
Maggioli Editore
ISBN 978-88-387-6001-2
€ 13,00

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Si dice che quando Alessandro Magno chiese a Menecmo di indicargli la strada per impararla, questi rispose: “Non esiste una via regia per la geometria”; quella geometria di allora oggi la chiamiamo matematica.
Non esiste una via regia per la matematica, e nemmeno per la fisica.
Ma esiste un via accessibile ad entrambe.

Nell’attesa che qualcuno voglia costruire quella per la matematica, ecco un libro che tutti vorremmo aver letto prima di iniziare a temere che la fisica non fosse per noi.

Qui la fisica c’è semplicemente tutta,
Qualcosa manca nell’introduzione, semmai.

Manca il riaffermare quello che Tonzig, Stallings1 e pochi, pochissimi altri hanno: voglia di farsi aiutare ad insegnare.
Perché insegnare è faticoso, ma farlo con supponenza è talmente faticoso, che tutto il resto finisce in secondo piano, anche l’insegnare in sé, per non dire delle necessità dei discenti.

Adattare la materia a chi la impara è insegnare.
Il resto è supponenza, arroganza.

Chi sono i supponenti, gli arroganti?

Quelli che insegnano per marcare una differenza, per dimostrare il delta incolmabile tra sé ed il mondo, invece che per colmare quell’epsilon che ti manca per capire.
Quelli che partono dal presupposto che la loro materia non la capirai mai, perché è la loro materia, non la tua.

Insomma gente che ha faticato, forse ingiustamente, per imparare; e che adesso si vendica.

In altri termini gente che non impara, insegnando.
Quindi una vita di comunicazione a senso unico nel vuoto, dove il suono non si propaga, un continuo monologo che, come tutti i monologhi, ne fa gente afflitta da una noia terribile.

Oppure quelli che per insegnare diventano meno rigorosi invece che più chiari, e quindi alla fine producono ignoranza.
Oppure quelli che non sanno la materia, ma pensano che insegnare prescinda da quel che si sa e sia comunque meglio che lavorare.

Tutte cose che non si applicano all’autore, per nostra fortuna.

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Note

Nota (1)

Stallings è l’autore del più famoso libro di Sistemi Operativi (assieme a Tanenbaum2 ed a Silberschatz3): non mi ha mai né visto né sentito, ma quando gli ho scritto la prima volta che avevo trovato un errore nel suo testo, invece che incazzarsi come farebbero la maggioranza dei suoi colleghi, mi ha ringraziato ed ha aggiunto quanto gli avevo segnalato all’Errata Corrige sul suo sito.
Non s’incazzò e non si risentì nemmeno quando gli contestai un errore concettuale dietro una contraddizione a distanza di tre pagine tra due affermazioni:

Mr. STALLINGS,

in your Operating Systems, Fifth Edition, International Edition book, ISBN 0-13-127837-1, EAN 9 780131 278370 (90000), at page 442 at third point describing Multiprocessor Systems (paragraph 10.1), is stated:

– Thigtly coupled multiprocessing: Consists of a set of processors that share (…)
It’s this an example of “multiprocessing” and in that case the phrase is correct, or could be better used
“Thigtly coupled multiprocessor”
expression, meaning that the “coupling” refers to processors, not to their usage?

In fact at page 445, there’s a discussion on

The use of Multiprogramming on Individual Processors

and so it seems that is not obvious at all using the multiprogramming technique policy applied to a processor in a multiprocessor environment.

Am I wrong?

Risposta:

no, you are right!

Anche qui, nessun attacco e nessuna supponenza: “no, ha ragione!”.
Aggiunse che la correzione sarebbe stata riportata nella sesta edizione.

E si noti che io ero uno studente, italiano, di una università italiana che non aveva nemmeno il suo libro come testo consigliato.

Nota (2) http://it.wikipedia.org/wiki/Andrew_Stuart_Tanenbaum

Nota (3) http://en.wikipedia.org/wiki/Abraham_Silberschatz

Niente più lettere dalla giovinezza (Vittorio Foa)

Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti e ai comunisti o filocomunisti pentiti. C’è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni

Vittorio Foa (Torino, 18 settembre 1910 – Formia, 20 ottobre 2008).

C’è un modo non tanto per ricordarlo, ma per non scordarlo più: leggerlo.

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C’era una volta il West (Ma c’era anche lui)

Qualunque cosa voi siate, qualunque interesse abbiate, qualunque epsilon piccolo a piacere possiate dedicare alla lettura, qualunque occupazione preferiate alla lettura, qualunque scusa vogliate accampare, compresi figli piccoli ed insonni, anziani cui badare, affari da seguire o da cercare, non può mancare nella vostra libreria.

Se non ne avete una, ecco un buon motivo per comprare la prima:

DONATI, Sergio – C’era una volta il West (ma c’ero anch’io). Omero Editore (2007)

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