Make Pontida Great Again

Secondo l’ultimo bilancio del partito, chiuso pochi giorni fa, la Lega Nord ha a disposizione liquidità per appena 165 mila euro, beni patrimoniali per 5 milioni e 671 mila euro, soprattutto sotto forma di immobili come le sedi di partito, mentre i debiti sono pari a 1 milione e 569 mila euro. A causa di questa situazione, la Lega ha licenziato cinque dipendenti, che sono passati così da 34 a 29, per i quali ha chiesto la cassa integrazione anche per il 2017 (lo erano già dal 2016).

Sono sotto processo per truffa ai danni dello Stato, per 49 milioni di euro.
E questi vorrebbero amministrare una nazione.

Da La Lega rischia di dover restituire 49 milioni di euro allo Stato – Il Post.

Das Kartell

“La vicenda diesel non è un fallimento delle singole società. È il risultato di anni di intrallazzi dell’industria automobilistica tedesca. Audi, BMW, Daimler, Volkswagen e Porsche hanno parlato fra loro per più di mille incontri. Lo smascheramento di un cartello”. Sostiene il giornale che, per circa 20 anni, oltre 200 manager di queste Case hanno avuto riunioni per coordinare congiuntamente lo sviluppo di modelli, determinare i costi e scegliere i fornitori: “Hanno cooperato in segretezza, come se fossero divisioni della stessa azienda, la German Auto Inc.: un vero e proprio cartello”1.

Bene, vi ricordate di questo? Una in tutta la Germania? – eDue

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  1. Il cartello tedesco – Der Spiegel: “Vent’anni di accordi sottobanco” – Quattroruote.it

Argent de poche

Nel 2015, quando sindaco era Ignazio Marino, i cinque stelle avevano presieduto una commissione speciale e spulcia qui, spulcia là, recupera l’Imu, adegua gli affitti, chiedi i tributi al Vaticano, rivedi le concessioni balneari, sistema gli introiti dalle associazioni sportive, fai pagare per i tavolini dei bar, e insomma bastavano questi risparmiucci per recuperare un miliardo all’anno. Solo coi risparmiucci. Poi tutto il resto. E perché Marino e i suoi predecessori non lo facevano? «Nel migliore dei casi sono conniventi, nel peggiore corrotti». Dopo, dicevano i cinque stelle, si finisce col pretendere «l’immancabile finanziamento salva-Roma». Facile no? Però, porca miseria, dei risparmiucci non si è saputo più nulla, e invece si è saputo dell’immancabile richiesta di finanziamento salva-Roma. Rimane una domanda: conniventi o corrotti?

Da Sette miliardi di complotti – La Stampa

Chiudere le fontanelle di Roma non serve a risparmiare acqua

Il 3 luglio è cominciata a Roma la chiusura graduale dei nasoni, le storiche fontanelle della capitale costruite nel 1874 e diventate uno dei simboli della città. Si chiuderanno trenta fontanelle al giorno, fino a lasciarne attive solo 85 su 2.800. Non possono essere chiuse tutte insieme perché svolgono una funzione fondamentale per l’intera rete idrica, permettendo di mantenere in pressione le tubature, che sono molto vecchie e danneggiate.

Del resto chi avesse sete può sempre rivolgersi ai venditori ambulanti, che “svolgono un servizio”, no?

Da Chiudere le fontanelle di Roma non serve a risparmiare acqua – Annalisa Camilli – Internazionale.

Fuffa, detto bene

Il messaggio, Renzi lo sa benissimo, è il cuore della comunicazione politica. Ma quello che traspare dai suoi ultimi post su Facebook è a dir poco sconfortante. Renzi sembra chiedere ai suoi elettori di ricordare quanto è stato bravo al governo e di rinnovargli la loro fiducia. Il suo messaggio è umile e dimesso, come quando scrive: «Noi non odiamo nessuno. Noi, semplicemente, proviamo a realizzare i nostri progetti». A quali progetti e a quali idee aspiri, però, non è chiaro. La visione del futuro è totalmente assente dai suoi messaggi. Negli ultimi sei mesi, l’unica proposta concreta che ha portato avanti è stata l’elezione diretta del presidente della Commissione europea, un tema che difficilmente scalda i cuori degli italiani. È questo che ha perduto negli ultimi anni: un progetto, accompagnato da poche idee chiare che siano in grado di dare concretezza alla sua visione.1

Renzi non ha alcuna idea, alcuna visione, fa solo sempre la stessa comunicazione a pippetta. E adesso non è nemmeno più ggiovane ggiovane, quindi i ggiovani lo identificano con uno che sta ancora lì dopo anni.

Vorrebbe fare il sindaco del pianeta, è convito che gli sia dovuto.
La prima volta che ha percepito un leggero calo di consenso ha dato 80 euro di mancia a quelli sbagliati e li ha chiesti indietro a quelli che ne avevano bisogno; dopo le elezioni vinte alla grande di qualche giorno fa (voti dimezzati e crollo nei grandi centri, ma a Sorcasecca l’amo a-sfar-ta-ti), ha percepito un nuovo leggero calo, sta cercando il responsabile ed intanto ha esteso la quattordicesima ai pensionati, a scapito delle prime dodici mensilità dei giovani tra i quali c’è un tasso di disoccupazione inchiodato sopra il 50% da anni.

Se dovesse percepire vagamente che potrebbe perdere le prossime elezioni Cetto Laqualunque je farà una pippa a quattro mani, prometterà un villino a testa.

Tutto arcinoto; capisco meno quelli che, pur sempre in diminuzione, gli danno ancora retta2 “perché gli vogliono bene”.

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  1. Il grosso problema di Renzi con la comunicazione – Davide De Luca
  2. Non ti reggo più – Buchi Neri

Tutti i rosa in Kamčatka

A questo punto ci si chiede da dove nasce la boutade dei carri armati. Facile da spiegare. Dopo la rottura della coalizione tra socialdemocratici e popolari tra cento giorni in Austria si svolgeranno elezioni politiche. E l’immigrazione sarà senz’altro l’argomento principale. I socialisti del cancelliere uscente Christian Kern nonché i popolari di Sebastian Kurz faranno a gara per conquistarsi i favori del partito xenofobo e antieuropeo di Norbert Hofer, che aveva persole presidenziali per un soffio. E Kurz spera di realizzare il suo grande sogno: diventare il cancelliere più giovane d’Europa.
Mercoledì il cancelliere Kern con una dichiarazione ufficiale ha messo fine alle chiacchiere. Al Brennero non ci saranno né soldati né carri armati. Fine della fiaba (elettorale).1

I soliti ancora a scalpellare la minchia con “impariamo dalle grandi democrazie”, visto che facciamo, anzi: fanno le stesse cose.
E continuano a correre appresso ai voti di quelli con l’alopecia e la zampetta alzata, che da qualche anno perdono di un soffio, e prima prendevano dosi omeopatiche di voti.
E poi grandi sospiri di sollievo.

Un po’ come quelli che Macron era la rivincita dell’Europa, e bisognava votarlo per non consegnare la Francia alla destra estrema; che pare di capire avesse i capelli biondi, che sparano troppo con le foto.

Intanto gli USA faranno pressioni per risparmiare ad Apple la multa da 13 miliardi di euro in Irlanda, mentre cancellano l’assistenza sanitaria a 26 milioni di cittadini, e la Spagna ha negato di essere una penisola mostrando una cartina di Magellano in cui si dimostra che il loro territorio sta tutto al di sopra del Danubio.

Intanto il comico fiorentino prepara il prossimo spettacolo

e il nuovo inno di Forza Italia avrà il ritornello “le caprette ti fanno ciao”.

Pare che nella nuova legge elettorale ci si difenderà usando tre dadi.

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  1. La favola dei carri armati al Brennero – Gerhard Mumelter – Internazionale

Lettera aperta a Lucia (e non solo)

In vista del Politicamp, ci scrive Lucia, 19 anni, neodiplomata (complimenti!). Ecco la sua lettera, un vero e proprio “manifesto” politico, con priorità e proposte che, in larga parte, trovano una più precisa declinazione nel “manifesto” che stiamo costruendo insieme.

Da Il Manifesto di Lucia – Possibile.

Lucia ha 19 anni, è un bene che si occupi di politica.
Però, senza che sembri un trombonismo, in politica contano le premesse.

Intanto, va premesso e chiarito a cosa serve uno Stato.
Vi rimando in calce per alcune idee sul concetto di Stato.
Brevemente, lo stato deve fornire ai cittadini formazione, legalità e servizi, e deve farlo in questo ordine perché se no non funziona.

La formazione serve a fare di animali sociali (forse sociali) delle persone e di queste dei cittadini.
La differenza tra animali, cosa che siamo tutti alla nascita, e persone sta proprio nella capacità di acquisire strumenti per capire il mondo e comunque di un metodo per capirlo in assenza di nozioni trasmissibili (ovvero ricercare, inventare), che è quello che ci ha reso tanto diversi da tutti gli altri animali.
La differenza tra persone e cittadini è la comprensione che un sistema complesso funziona se gli si danno delle regole, e che rispettarle è conveniente, prima che giusto.

Quello che ha fatto Lucia è finire la prima fase adulta di questo percorso; quando dico prima fase adulta intendo che Lucia ha terminato un ciclo scolastico (Lucia, non fermarti qui, vai avanti, studia tutta la vita, anche e sopratutto mentre lavori, sarai una persona migliore, con prospettive migliori) in cui si iniziano a usare gli strumenti per costruire sé stessi, quello che si vorrebbe essere.
Quindi la formazione deve durare tutta la vita, e va chiesto che duri tutta la vita, per non smettere mai di crescere, di migliorarsi e di completare la borsa degli attrezzi intellettuali.

La seconda cosa che si chiede ad uno Stato è la legalità.
La legalità, che manca in toto nelle riflessioni di Lucia, è il requisito necessario perché tutto quello che auspica o chiede si possa realizzare.
Legalità è necessaria perché l’aumento di gettito fiscale porti a benefici per la collettività: reintrodurre l’ICI aumenta la fiscalità e forse, forse, potrebbe portare a destinare quel gettito a ridurre le imposte per qualcuno. Ma non siamo in California, dove la destra si batte per abbattere l’intollerabile pressione fiscale al sette percento (è scritto così, 7% tanto per essere chiari). Siamo in paese in cui la pressione fiscale media è attorno al 46% e non viene quasi mai compensata da un adeguato livello di servizio (il terzo punto).
I due motivi principali per cui questa corrispondenza non c’è sono due aspetti che riguardano la legalità:
1) utilizzare il gettito fiscale per il bene pubblico e non per gli interessi privati
2) consegnare il gettito fiscale a persone che non sono talvolta né degne né qualificate ad usarlo per trasformarlo in servizi.
Parrebbe allora che la legalità debba venire come primo punto.
Ennò, perché in una democrazia con suffragio universale, se non si hanno strumenti per capire si rischia di affidare il mandato alle persone ed alle idee sbagliate.
Persone sbagliate perché perseguono interessi personali o privati a spese della collettività, o più semplicemente perché non hanno strumenti a loro volta per fare quel che sarebbe necessario.
Idee sbagliate perché alcune idee sono irrealizzabili (riconoscere la demagogia richiede strumenti), altre sono controproducenti per i fini che si prefiggono. Se non si hanno strumenti per giudicarle, si rischia di farle prevalere su quelle utili.

La terza, se le prime due non ci sono, non può funzionare.
Non solo perché potrebbe essere amministrata da gente corrotta, ma più semplicemente(!) perché amministrata da gente che non ha gli strumenti per giudicare, che forse è anche peggio.

Per quanto riguarda la Camera e il Senato ci sono sempre troppi privilegi (stipendi superiori a tutti gli altri paesi europei, auto blu etc…): la
mia proposta è che bisogna assolutamente dare un taglio netto a tali privilegi.

Premesso che non ho mai ricoperto cariche elettive di nessun tipo, e quindi non difendo nessuno e men che mai il sottoscritto, queste sono cose che si dicono e si scrivono a 19 anni. Non penso sia accaduto, ma potrei averlo detto anch’io a 19 anni.
La verità è che queste persone, nei confronti dei quali gran parte dei cosiddetti privilegi sono già stati aboliti a partire dal calcolo retributivo della pensione, non sono né troppi né troppo pagati.
La verità è che ricoprono un ruolo di fondamentale importanza visto che determinano la vita di un intero paese e di come esso si ponga nello scenario europeo prima e internazionale poi; sono quindi le persone più importanti che ci sono in Italia.
E non dico importanti nel senso deferente del termine, ma nel senso pratico, operativo.
Sono pagati molto meno di un analista senior venduto in body rental in ambito bancario, molto meno di un conduttore televisivo di quarto rango, e moltissimo meno di amministratori pubblici che hanno ridotto al fallimento o all’irrilevanza le società che erano state loro affidate.
Solo che uno paese che non si sia posto come obbiettivi i tre suddetti, ed in quell’ordine, esprime parlamentari che tramandano immutate regole tese a ripetere meccanismi sbagliati o per la propria rielezione.
Naturalmente se i parlamentari, che dovrebbero certamente essere scelti nell’intera popolazione e non all’interno di un’oligarchia – sia chiaro, vengono scelti secondo regole e per motivi opachi, e vengono proposti e una nazione che non ha strumenti per giudicarli, o peggio ancora ha problemi quotidiani talmente grandi e talmente gravi da trascurare la politica o liquidarla come perdita di tempo, sembra che il loro apporto al bene comune e il loro stipendio non siano più proporzionati.

Ma lo stipendio del parlamentare, che può anche essere un politico puro e non necessariamente un tecnico, e che per questo dev’essere anche molto preparato, fu proprio introdotto come conquista democratica, in modo che chiunque potesse accedere al potere legislativo senza doversi preoccupare del proprio sostentamento. Ridurlo avrebbe due conseguenze che non vogliamo e non possiamo permetterci:
1) che solo chi se lo può permettere faccia politica
2) che a stipendi bassi corrisponda un abbassamento della qualità media dei politici, esattamente come i mestieri meno pagati e peggio pagati finiscono per essere occupati da persone a basso valore aggiunto e finiscono per produrre lavoro di bassa qualità.

Ripeto, è solo un bene che Lucia e tutti quelli come lei decidano di fare politica; ma è anche bene che comincino a fare politica pensando a cos’è la politica.
È un’attività complessa, ingrata e logorante che richiede un’analisi approfondita della realtà ed un’idea chiara e compiuta di come la si vorrebbe cambiare.
Per poter gestire la complessità bisogna studiare e non perché esista un corso di studi di Gestione della complessità della realtà ma per avere gli strumenti per poter capire.
E poi bisogna parlare con gli altri, ascoltarli, capirli quando li si ascolta, visto che la politica può essere una passione, ma è per loro, gli altri, che la si fa.
Anche per sé stessi, ma in proporzione: tipo uno su sessanta milioni.

Io ad esempio non ne sono capace.

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  1. Il Signor E
  2. Compagni di scuola
  3. Omeopatia sociale
  4. Presto e male
  5. Appunti per un riforma del lavoro
  6. La dismissione
  7. Ecco la storia
  8. L’elemento neutro della somma