Ho bevuto l’acqua di Flint

Di Francesco COSTA

Cinquant’anni fa la città di Flint, in Michigan, era descritta come un modello di prosperità e sviluppo: la città del sogno americano. Oggi Flint è considerata l’esempio di come quel sogno può diventare un incubo: dagli anni Novanta è una delle città più povere e pericolose d’America, e dal 2014 per quasi due anni dai suoi rubinetti è uscita acqua gravemente contaminata, che ha avvelenato la popolazione. La storia di un disastro che ha cause molto diverse – dalla deindustrializzazione al razzismo – e che permette di capire un pezzo importante degli attuali problemi di molte zone degli Stati Uniti d’America.

P.S.: Non ho idea di come si possa fare altrimenti l’embed di questo Podcast, se lo sapete commentate. Grazie.

Con scappellamento a destra

dotare i circoli e i livelli territoriali del PD di competenze e ruoli professionali dedicati a specifiche attività sempre più rilevanti quali:

Pronti?

la gestione del volontariato intergenerazionale, l’aggiornamento e la gestione di database e analisi dei dati, la promozione dell’autofinanziamento e la comunicazione sui nuovi social media.

ridefinire la fisionomia dei circoli che devono diventare punto di riferimento della propria comunità.

Dopo la mozione Catalano, ed il relativo #PremioGAC, viene un’apertura all’ala No Semantics del PD:

Il divario culturale degli italiani è un problema impalpabile e profondissimo che l’adozione degli strumenti digitali ha reso ancora più grave, mentre molti sostenevano che lo avrebbe ridotto come per magia. È un tema che la politica normalmente tende a non riconoscere poiché la sua soluzione è incerta, difficile e richiede comunque tempi lunghi. E non è un tema generazionale: abbiamo molti giovani ampiamente connessi ma con modeste competenze digitali. Serve una infrastruttura di rete che raggiunga tutti, servono piattaforme digitali che modifichino e semplifichino i processi e servono inevitabilmente e il prima possibile cittadini digitali. Per questo motivo, abbiamo messo al centro di molte politiche di questi anni la creazione di infrastrutture digitali e l’accesso all’identità digitale per i rapporti con la pubblica amministrazione (si pensi a 18App). Con alterne fortune sia da parte della PA sia da parte della risposta dei cittadini. Adesso serve una politica che non si arrenda e creda con ancora più forza in una simile priorità. Anche su questo è difficile pensare a un modo migliore per prendersi cura del futuro.

Quindi

  • il divario culturale degli italiani è un problema impalpabile e profondissimo: è un problema che non è possibile rilevare e nascosto alla vista
  • che l’adozione degli strumenti digitali ha reso ancora più grave: benché non è possibile osservarlo, sappiamo che l’adozione degli strumenti digitali lo ha reso ancora più grave
  • mentre molti sostenevano che lo avrebbe ridotto come per magia: benché non è possibile osservarlo, molti sostenevano che l’adozione degli strumenti digitali lo avrebbe ridotto come per magia.

Dunque?

  • Serve una infrastruttura di rete che raggiunga tutti, servono piattaforme digitali che modifichino e semplifichino i processi e servono inevitabilmente e il prima possibile cittadini digitali: ovvero tutto quello che aggrava la situazione
  • Per questo motivo, abbiamo messo al centro di molte politiche di questi anni la creazione di infrastrutture digitali: perché aggravano problemi impalpabili e profondi
  • Adesso serve una politica che non si arrenda e creda con ancora più forza in una simile priorità: non basta il divario culturale, dobbiamo farne delle bestie.

Capite perché il populismo avanza? Perché “feddo, caddo, cacca, pipì” almeno si capisce ed ha una semantica povera ma chiara.

Questi sono pressappoco allo stesso livello, ma tolgono la semantica.
Anzi, forse non sono in grado di rimuoverla, troppo sottile; forse non sono proprio in grado di mettercela, e non hanno gli strumenti per capirlo.

* * *

Da Mozione | Matteo Renzi.

Io sono mio

Non è l’analogico, sono le cose fatte bene che sopravvivono

Grazie a internet e alla pubblicità, che ci vende una promessa di felicità e successo piuttosto che gli oggetti stessi, viviamo sempre più nel mondo dell’astrazione. Gli oggetti in sé spesso non valgono nulla. Cain racconta che i suoi amici lo prendono in giro perché ha speso 50 sterline per comprare una cucitrice che funziona perfettamente, ma lui dice: “Godo ogni volta che la uso”. E non sarebbe bello poter dire, sul letto di morte, di aver addirittura assaporato ogni singola graffetta?1

Però, come dicevo, non è vero il contrario:

Per dire cosa?
Che se comprate un temperamatite da 500 dollari, oltre a non capire un cazzo di matite è probabile che non l’abbiate mai usato. Meglio.
E quindi il prezzo ci sta tutto.
Pure poco.
Se volete un temperamatite pensando che siano tutti uguali, e quindi se costa di più dev’essere meglio, potreste scoprire che già solo il buco ha la sua importanza.
E provatelo prima.2

* * *

  1. L’analogico si rifiuta di morire – Oliver Burkeman – Internazionale
  2. eDue – Attenti a non sbagliare buco

Cambia gioco

Non facciamola lunga con i dettagli, le cose sono precipitate. I due appuntamenti elettorali più importanti dell’anno passato – negli Stati Uniti e Gran Bretagna – sono stati vinti da messaggi non solo di destra conservatrice, ma più propriamente di demagogia bugiarda e incompetente. Presso le sinistre annaspanti e disperate guadagnano popolarità predicatori qualunquisti o letture radicali anacronistiche.

Da Cambia gioco – Wittgenstein.

… e Gegia non ha niente da mettersi

tra i conduttori e giornalisti che subirebbero un taglio dello stipendio ci sono Fabio Fazio, Flavio Insinna, Antonella Clerici, Bruno Vespa, Massimo Giletti, Carlo Conti, Piero e Alberto Angela, Amadeus e Lucia Annunziata.

La concorrenza si starà fregando le mani.

Da La lettera di Monica Maggioni sulla storia degli stipendi RAI – Il Post

Coscienze gratis

La verità è che permettere ad alcuni di violare gratuitamente le leggi in nome di ragioni così opinabili e personali come quelle “di coscienza” genera da una parte abusi e ingiustizie, e dall’altra avvilisce le stesse ragioni di coscienza. Se le nostre democrazie hanno espresso delle regole, quelle regole sono da ritenersi fondate su buoni principi, approvati dalle maggioranze: se decidiamo che non lo sono, la soluzione è cambiare le regole, non lasciare libertà di seguirle o no. Non si creano aree di giurisdizioni personali e autonome, opinabilissime, dove alcuni fanno come gli pare con lo stesso diritto con cui altri rispettano le leggi.

Dare dignità all’obiezione di coscienza – rispettabilissima – passa per l’unico tratto che la rende credibile: la disponibilità a violare la legge e pagare per ciò in cui si crede. Le coscienze gratis, son coscienze vuote.

Da Coscienze gratis – Wittgenstein