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Non posso permettermelo (Reprise)

Pare che il governo ad angolo ottuso (parlando di emiciclo parlamentare ed in relazione al classico modo d’intendere posizionalmente gli schieramenti) che ci ritroviamo abbia deciso di riproporre la tassa sui siti. Se questo fosse, per quanto mi riguarda il blog finisce il giorno dell’entrata in vigore di questa cosa, ‘ché altro non si può chiamare.

Ma non sono d’accordo col fatto, espresso da molti, che questo provvedimento serva a fare cassa.

Leggendolo, infatti:

Con espresso riferimento a quanto pubblicato online, si spiega che l’iscrizione al ROC serve “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa” (1).

Ora, esattamente come la legge contro l’infibulazione è inutile essendo già ricompresa in altri reati, esattamente come le norme contro i lavavetri sono inutili perché tutte già ricomprese in altri reati, le richiamate norme connesse ai reati a mezzo stampa già esistono. Ma come tutti i registri (2), anche questo servirà ad estrarne un nome a caso al momento in cui servisse.

* * *

  1. da: Punto Informatico del 18.10.2007
  2. da: Questo sito il 21.01.2007

Immagine da http://www.introni.it/riviste.html

Partite Democratiche (Al 50%)

Discutevo con una donna del fatto che sembra che il 50% degli organi del PD sarà fatto di donne.

La stimo e pertanto resto sulla mia posizione: se un partito vuole fare davvero qualcosa di nuovo, non può guardare al sesso, deve guardare al valore delle persone; si scoprisse che l’80% dei candidati è donna ed è qualitativamente migliore, a quelle persone dovrebbe andare l’80% dei posti. Analogamente se scoprissimo che sono invece uomini.

Le dighe numeriche, esattamente come il numero chiuso universitario, servono solo a rendere il tutto più facilmente comprensibile a chi sta a casa in poltrona, a chi segue in TV, ma non rendono alcun servigio al paese.
Lei era d’accordo.

D’altro canto, se non si forza un po’ il meccanismo attuale, si finisce (guarda caso) alle percentuali correnti, ovvero pochi punti decimali; una sorta di garanzia contro il maschilismo, insomma.
Io ero parzialmente d’accordo.
Diciamo pragmaticamente d’accordo, ma contrario di principio per tutto quanto sopra.

Poi alla fine al nodo ci siamo arrivati.
OK, ma COME distinguere il candidato migliore?

Abbiamo tentato di tracciarne un profilo.
Civicamente istruito, onesto, sincero, libero, corretto, retto. Dotato di buone capacità organizzative ma pronto a lasciare il passo per il bene comune.

Insomma, sembrava che stessimo riproponendo il dialogo di Laganà con Cinthietta.

Lasciato il terreno degli aggettivi generici, ovviamente ognuno di noi ha iniziato a lavorare per affinità e per differenza con sé stesso, e quindi ne sono venuti fuori un candidato uomo ed una candidata donna, che non avrebbe eletto nessuno ma che piacevano molto a noi due, rispettivamente.

Abbiamo quindi desistito.
Solo su una cosa ci siamo trovati (a scherzare e) d’accordo.
Certe forme, certe analogie soffrono duemila e rotti anni di cultura maschilista.

Un candidato ideale (candidato ideale, forma maschile o impersonale?) avrebbe comunque dovuto essere uno che “non appende il cappello”, uno che “porta i pantaloni”, uno che al momento di far valere il giusto “tira fuori le palle”.
E non c’è nulla da fare, anche le donne ne sono vittima.
Infatti non avremmo voluto un candidato che non appenda la borsa, che porti la gonna lunga o che al momento giusto tirasse fuori le tette o le grandi labbra.

Forse dovremmo cominciare proprio dal colmare questo fossato che abbiamo scavato intorno alla nostra lingua madre.
Madre di tanti omuncoli e di tante metafore ormai datate.

R 20110309 1307

One Laptop Per Child (Get One, give One)

Sono convinto anch’io che accorciare le distanze conoscitive sia il solo modo per rendere le persone uguali.

Mi permetto di suggerirvi un’idea per i prossimi regali di natale.
Potreste sedere vicino ai vostri figli ed insegnarli un po’ di quel mondo affascinante che è il computer, ed è affascinante solo se lo conosci, se lo programmi; sennò rompe i coglioni dopo qualche giorno come tutte le altre cose. E potreste raccontargli la storia di un altro bambino che dall’altra parte del mondo…

Oppure aspettate che abbia 14/16 anni e mettetegli in mano uno di quei bidet con quattro ruote, quelli che sembrano un vibromassaggiatore nelle soste ai semafori, iscrivendolo di diritto alla lunghissima schiera della teste di minchia che frequentano le nostre strade senza avere un minimo di educazione civica, stradale e, soprattutto, una cazzo di patente.

R 20110309 1310

58 e non averli (Stracco ma vero)

Ho detto due cose questa settimana, durante delle conversazioni che non avrebbero avuto alcun intento autobiografico, che alla fine si sono rivelate molto più vere di quanto avessi inteso fossero.

La prima è che ritengo di vivere una vita non esente da sacrifici; non materiali, nessuna mancanza di generi di prima necessità. Intendevo sacrifici come pesantezze d’animo. Potrebbe sembrare eccessivo, ma tutto sommato è una verità.

La seconda credo sia stata una sintesi figurata della prima.
Ho detto che pur avendone parecchi meno, mi sento di vivere come un cinquantottenne.

Io non so come si sente un cinquantottenne, ma lo immagino così. Credo che il problema principale sia una questione di prospettive, di aspettative. Tutto assolutamente sopportabile, ma alla mia età sopportare non è esattamente il sentimento che dovrebbe relazionarti a quel che fai e quel che sei. Il problema principale è che non capisco se mi piaccio o meno in questo senso, ovvero se la mia personale lotta contro la banalità e l’infantilismo, iniziata fuori tempo quando ero infantile per motivi anagrafici, abbia finalmente raggiunto il suo culmine di disincanto e realizzazione, ovvero se mi sto accorgendo di essere stato un vecchio in un corpo giovane. E magari questo è ancora vero oggi, che dovrei considerarmi morettianamente uno splendido quarantenne, d’accordo con la minoranza delle persone (come dire, uno che gira con una moderata dose di personalità ad uso personale appresso).

Detto in altri termini, come mai ho smesso di mandare affanculo le persone e mi divido tra l’indifferenza ed un convinto masticazzi? E poi: è troppo tardi o troppo presto per pensare al futuro? Sono nella gabbietta e corro nella rotellina, ma se lasciassero aperto, scapperei?

As seen on WC (Sommellerie)

R 20110129 1806

Rispetto e disinteresse (Orologio e pregiudizio)

Vorrei chiarire la mia posizione relativamente al concetto di rispetto.

Io tollero quasi tutti e quasi tutte le idee, ma di molte, moltissime, non me ne frega un cazzo; alcune le trovo ridicole, idiote; anzi, alcune no.

Ho una vita sola, non posso passarla ad ascoltare stronzate.
Questo, potrebbe far pensare che io sia chiuso ad ogni dialogo in maniera pregiudiziale.

Dialogo con persone che riescano ad ottenere il mio interesse sulle proprie idee. Sono davvero pochi quelli che hanno interesse a farlo, ovviamente, ma per tutto quanto sopra, la accetto di buon grado come logica conseguenza della reciprocità, della brevità della vita e della quantità di individui sul pianeta.

In merito, non so se quelli che dicono il contrario si ritengano immortali.

R 20110430 0943