Fuffa, detto bene

Il messaggio, Renzi lo sa benissimo, è il cuore della comunicazione politica. Ma quello che traspare dai suoi ultimi post su Facebook è a dir poco sconfortante. Renzi sembra chiedere ai suoi elettori di ricordare quanto è stato bravo al governo e di rinnovargli la loro fiducia. Il suo messaggio è umile e dimesso, come quando scrive: «Noi non odiamo nessuno. Noi, semplicemente, proviamo a realizzare i nostri progetti». A quali progetti e a quali idee aspiri, però, non è chiaro. La visione del futuro è totalmente assente dai suoi messaggi. Negli ultimi sei mesi, l’unica proposta concreta che ha portato avanti è stata l’elezione diretta del presidente della Commissione europea, un tema che difficilmente scalda i cuori degli italiani. È questo che ha perduto negli ultimi anni: un progetto, accompagnato da poche idee chiare che siano in grado di dare concretezza alla sua visione.1

Renzi non ha alcuna idea, alcuna visione, fa solo sempre la stessa comunicazione a pippetta. E adesso non è nemmeno più ggiovane ggiovane, quindi i ggiovani lo identificano con uno che sta ancora lì dopo anni.

Vorrebbe fare il sindaco del pianeta, è convito che gli sia dovuto.
La prima volta che ha percepito un leggero calo di consenso ha dato 80 euro di mancia a quelli sbagliati e li ha chiesti indietro a quelli che ne avevano bisogno; dopo le elezioni vinte alla grande di qualche giorno fa (voti dimezzati e crollo nei grandi centri, ma a Sorcasecca l’amo a-sfar-ta-ti), ha percepito un nuovo leggero calo, sta cercando il responsabile ed intanto ha esteso la quattordicesima ai pensionati, a scapito delle prime dodici mensilità dei giovani tra i quali c’è un tasso di disoccupazione inchiodato sopra il 50% da anni.

Se dovesse percepire vagamente che potrebbe perdere le prossime elezioni Cetto Laqualunque je farà una pippa a quattro mani, prometterà un villino a testa.

Tutto arcinoto; capisco meno quelli che, pur sempre in diminuzione, gli danno ancora retta2 “perché gli vogliono bene”.

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  1. Il grosso problema di Renzi con la comunicazione – Davide De Luca
  2. Non ti reggo più – Buchi Neri
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Tutti i rosa in Kamčatka

A questo punto ci si chiede da dove nasce la boutade dei carri armati. Facile da spiegare. Dopo la rottura della coalizione tra socialdemocratici e popolari tra cento giorni in Austria si svolgeranno elezioni politiche. E l’immigrazione sarà senz’altro l’argomento principale. I socialisti del cancelliere uscente Christian Kern nonché i popolari di Sebastian Kurz faranno a gara per conquistarsi i favori del partito xenofobo e antieuropeo di Norbert Hofer, che aveva persole presidenziali per un soffio. E Kurz spera di realizzare il suo grande sogno: diventare il cancelliere più giovane d’Europa.
Mercoledì il cancelliere Kern con una dichiarazione ufficiale ha messo fine alle chiacchiere. Al Brennero non ci saranno né soldati né carri armati. Fine della fiaba (elettorale).1

I soliti ancora a scalpellare la minchia con “impariamo dalle grandi democrazie”, visto che facciamo, anzi: fanno le stesse cose.
E continuano a correre appresso ai voti di quelli con l’alopecia e la zampetta alzata, che da qualche anno perdono di un soffio, e prima prendevano dosi omeopatiche di voti.
E poi grandi sospiri di sollievo.

Un po’ come quelli che Macron era la rivincita dell’Europa, e bisognava votarlo per non consegnare la Francia alla destra estrema; che pare di capire avesse i capelli biondi, che sparano troppo con le foto.

Intanto gli USA faranno pressioni per risparmiare ad Apple la multa da 13 miliardi di euro in Irlanda, mentre cancellano l’assistenza sanitaria a 26 milioni di cittadini, e la Spagna ha negato di essere una penisola mostrando una cartina di Magellano in cui si dimostra che il loro territorio sta tutto al di sopra del Danubio.

Intanto il comico fiorentino prepara il prossimo spettacolo

e il nuovo inno di Forza Italia avrà il ritornello “le caprette ti fanno ciao”.

Pare che nella nuova legge elettorale ci si difenderà usando tre dadi.

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  1. La favola dei carri armati al Brennero – Gerhard Mumelter – Internazionale

Vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa cattolica

Sabato primo luglio papa Francesco ha scelto un nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo. Oggi su Repubblica i giornalisti Emiliano Fittipaldi (già autore di libri sugli scandali nella Chiesa cattolica) e Giuliano Foschini hanno raccontato e documentato la storia di Ladaria Ferrer spiegando che come arcivescovo scelse (cosa permessa dai Trattati Lateranensi, ma ci arriviamo) di non denunciare per abusi sessuali un prete pedofilo: Gianni Trotta, ridotto allo stato laicale per abusi sessuali su minori da un tribunale del Vaticano, divenne allenatore di una squadra di calcio giovanile in provincia di Foggia, continuò ad abusare dei minori che continuavano ad essergli affidati e venne infine condannato.

All’inizio del Novecento la Congregazione per la dottrina della fede (CDF) era conosciuta come Santa Inquisizione e successivamente come Sant’Uffizio: è l’organismo della Curia romana che ha il compito di vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa cattolica.

Questioni curricolari, si direbbe.
Abolire i patti lateranensi sarebbe un primo segno di civiltà.

Da L’arcivescovo appena promosso dal Papa ha insabbiato un caso di pedofilia – Il Post.

Notizie che lo sarebbero

Il Parlamento ha approvato un lotto di nuove norme a sostegno dei giornali, qualche giorno fa. È difficile che lo abbiate saputo perché i quotidiani e i loro siti, che tendono a dare informazioni su ogni cosa e su ogni iniziativa politica su questa notizia sono stati molto riservati, limitandosi a segnalare unanimi il comunicato soddisfatto della Federazione della Stampa.

Da Il finanziamento strabico dei giornali – Wittgenstein

Robe difficili

Quando eravamo bambini (poi siamo solo invecchiati) girava molto una battuta sul fatto che il giallo va davanti ed il marrone va dietro.
Bene, il rosa va destra e l’azzurro va a sinistra.

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Immagine da FT.com

Internet è pericolosa

Il centro del discorso di May è stato questo: «Dobbiamo imporci di non pensare che le cose possano continuare così. Le cose devono cambiare». May ha parlato esplicitamente della minaccia rappresentata non solo dal terrorismo, ma anche dall’islamismo radicale, «una delle grandi sfide del nostro tempo»; ha aggiunto che finora «nel nostro paese c’è stata troppa tolleranza verso l’estremismo».Secondo May, il Regno Unito deve rivedere la sua strategia anti-terrorismo, di modo da «assicurarsi che la polizia e i servizi di sicurezza abbiano tutto il potere di cui hanno bisogno». May ha anche parlato della necessità di rendere più stringenti le regole di Internet, per limitare la diffusione delle idee estremiste.1

Ci si leggono anche cose come questa:

Capite il pericolo? Per qualcuno è terrorizzante.

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  1. Il giorno dopo l’attentato a Londra: gli aggiornamenti – Il Post

Bellamente Strikes Back

E io che pago il canone solo per vedere Gazebo in streaming (non avendo né possedendo la televisione dal 1996).

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