Motorola MicroTAC 8200 GSM Smart Case Battery

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Nell’anticipazione che segue, c’è anche l’Antenna Magic Extender che seguirà a breve

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Immagini da

Firefox per iOS

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OK, siamo solo alla release 1.1 (della 1.0 chissà) di Firefox per iOS.

Lo trovate sull’App Store.

Firefox è sempre stato un browser diverso. Intanto perché ha sempre usato un suo motore di rendering, che ora si chiama Gecko nella versione desktop, che non ha mai brillato per velocità, ma è stato senz’altro il primo ad implementare degli standard.
Il porting su iOS, però, non esiste. Firefox su iOS usa WebKit di Apple.
Quindi di questa sua diversità non c’è più traccia.
E pace.

Però, proprio perché usa lo stesso motore di Safari, i motivi per usarlo sarebbero pochi.
Tra questi pochi c’è, magari, una migliore usabilità dell’interfaccia e la comodità di avere i segnalibri (o preferiti) sincronizzati su tutti i dispositivi con Mozilla Sync.

Dunque: l’interfaccia no.
Probabilmente sarà molto simile a quella per Android (sul quale Firefox esiste da tempo), o forse l’avranno rifatta per l’occasione, ma no, niente di che.

Quindi, forse, sarà Sync.
Bene, Sync funziona, porta tutti i segnalibri del desktop su iOS.
Bene… insomma.
Intanto li porta esattamente come sono sulla versione desktop, ovvero organizzati in cartelle. Il che su un dispositivo mobile non è proprio il massimo.
Poi li mette in tre cartelle radice, Barra dei segnalibri, Menu segnalibri e Segnalibri non catalogati, che aggiungono inutilità ad inutilità.
La prima, perché la barra dei segnalibri sulla versione mobile non esiste.
La seconda perché sulla versione mobile il menu non c’è.
La terza perché non è mai servita ad un cazzo nemmeno sul desktop.

Però vabbeh.
Ennò; non va be’, perché i segnalibri così importati, non vengono utilizzati per null’altro che non sia visualizzarli ad albero.
Cosa intendo?
Se andate sul campo dell’indirizzo e iniziate a scrivere un indirizzo che SICURAMENTE avete nei preferiti, lui li ignora ed vi dà solo i suggerimenti di Google.
NON c’è modo di usare i segnalibri se non scorrendone l’albero e cliccandoci (anzi, tappandoci) sopra.
Almeno spero, perché se un modo c’è, non lo si trova nemmeno girando per preferenze sia nell’app che in quelle generali di iOS.

In pratica è come se i vostri segnalibri li aveste scritti in bella calligrafia in un quaderno a quadretti di quinta, ed ogni volte che ne volete visitare uno, doveste scriverlo a mano copiandolo dal quaderno.
Ecco no.
Ma proprio no, eh?

E poi, due di questi segnalibri, che stanno fuori dagli altri, non si possono né modificare né cancellare, e sono quelli che rimandano a Mozilla.

Ora, se uno non conosce Mozilla ed è pure curioso, va bene; però almeno fammeli cancellare. E no, niente te li tieni.
Non solo: occupano permanentemente una tab che così risulta perennemente attiva (c’è un [1] in alto a sinistra).

OK, siamo solo alla release 1.1 (della 1.0 chissà) di Firefox per iOS.

Però di questi pastrocchi in beta che vengono buttati nel mucchio senza alcuna caratterizzazione il mondo è pieno, non avevamo certo alcun bisogno dell’ennesima goccia nel mare.

* * *

  1. eDue – Fire(d)fox
  2. eDue – Bitterfox 41.0.1
  3. eDue – Retiring Firefox Home | Mozilla Services
  4. eDue – Firefox OS Simulator
  5. eDue – Fire forse, ma fox parecchio
  6. eDue – There Are Two More Things
  7. eDue – Cellulare con lentezza
  8. eDue – Bitterfox
  9. eDue – Non comprarmi non ti sento

Bitterfox 41.0.1

Dopo vent’anni dall’allora Mozilla Suite, dopo l’HTML5 e le webapp, dopo tutto questo, ancora siamo qui a cancellare a mano moz_favicons per evitare che questi

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diventino a caso questi

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nel 2015.
Però nel frattempo hanno fatto un SO per cellulari (‘ché definirli smartphone non è proprio il caso).
Non vedo l’ora che arrivi Firefox per iOS a convincermi di lasciarlo stare definitivamente.

iBC by Jonny Hive

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Quando uscì l’iPad io dissi che non sapevo che farmene.
Poi uscì iPad 2 ed io nel frattempo avevo riempito l’ultima libreria in casa.
Con più di duemila libri e non so quante riviste (i primi li censisco, le seconde no, ma ad esempio l’intera collezione di Ruoteclassiche sono circa tre metri lineari) in casa o io o loro.
In effetti la soluzione fu che nuovi libri (ad eccezione di quelli in cui il testo non fosse prevalente) e tutte le riviste possibili da iPad 2 in poi sarebbero stati solo digitali. E così fu.
Poi usci l’iPad Air, che adesso ancora lo vendono insieme ad iPad Air 2 (dello scorso anno) iPad mini 2 (di due anni fa), il nuovo iPad mini 4 (presentato la scorsa settimana) e l’iPad Pro (disponibile da novembre prossimo con la copertina con la tastiera e la penna da attaccare al connettore Lightning, sembra di essere tornati allo Spectrum con Interface 1).

Vabbeh.

iPad Pro ha delle caratteristiche da computer desktop, dicono loro, perché ha una grafica da simulatore Ferrari, un processore a 64 bit (anche la Mefistofele della Fiat aveva un sei cilindri avio da 21.706 cm3) e ben 4 GB di RAM (ma che non si sappia troppo in giro). E ci si fa esattamente quello che ci si fa con tutti gli altri iPad, e non ha l’antispam nel sistema operativo.

Ma, sopratutto, NON ci si fa tutto quello che NON ci si fa con tutti gli altri iPad.
Ad esempio NON ci si fa drag-and-drop di un cazzo di PDF. Ma nemmeno ci attacchi un drive USB, eh. No, devi passare per il Montana (USA) e riscaricartelo via WiFi o 4G anche se lo tieni attaccato al Mac sulla stessa scrivania.
Certo puoi utilizzare iTunes; d’altronde chi non guarnirebbe una torta con le mani sporche di merda?

Per dire cosa?
Che alla fine se uno non vuole la versione con tastiera non staccabile dell’iPad Pro, ovvero il MacBook (spoiler: non compratelo adesso, il MacBook 2 lo faranno anche Oro Rosa), ecco l’unico modo che hai per farti i cazzi tuoi con la roba tua e portartela appresso è prendere un MacBook Air i7 da undici pollici.

E pensare che c’era gente che si chiedeva a cosa potesse mai servire.
Ecco, serve a fare quello che vorresti fare con i tuoi dati nel 2015, senza far sapere tutti i cazzi tuoi ad Apple, Google, Dropbox, GnikGnok, ecc. con un’adeguata potenza di calcolo, un’adeguata capacità di memoria e, appunto la possibilità di portarti appresso un oggetto piccolo, potente e non lobotomizzato, con dentro quello che vuoi grazie alla magia del prendo-una-penna-USB-e-ci-passo-i-cazzi-miei™.
E se ho fretta e tanta roba lo faccio partire come disco e lo collego Thunderbolt 2™.

Una roba da 2015, insomma.

* * *

Immagine da B.C. Comic Strip, July 25, 2015 on GoComics.com

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Incessante lavoro di sviluppo

Pare ormai chiaro che, a meno di sorprese che negli ultimi anni sono sempre mancate, le novità di iPhone 6 S saranno il colore oro rosa, il Force Touch e la fotocamera frontale. Forse 0,17 mm di spessore dell’alluminio.

A dispetto della estrema segretezza che Apple impone a tutta la filiera, il problema principale per Cupertino è la prevedibilità. Non serve tenere ben nascosto quello che chiunque può immaginare.

La sola vera novità che Apple ha introdotto ultimamente sono i limiti artificiosi di iOS per macchine che potrebbero tranquillamente supportarne ogni novità, riservando mezze cazzate ai soli modelli nuovi.

Un esempio per tutti è lo split screen di iOS 9 che non funzionerà su iPad Air, ma solo su iPad Air 2; che quindi sarà quello che ce l’avrà, come unica nota distintiva.
Capisco che l’A8, l’A9 e l’A10 e presto anche l’A22 Autobrennero, ma capisco pure, avendo conoscenze minime di informatica, che è difficile pensare che un iPad Air a 64 bit non riesca a far girare a mezzo schermo e contemporaneamente l’app Twitter e il Calendario.

Tutto questo per dire che immagino il culo che si stanno facendo sviluppatori e traduttori per gli utlimi ritocchi alla lobotomizzazione di iPhone 6, dedicando qualche feature che i più ignoreranno solo al nuovo venturo.

E sarà un caso, ma da un po’ c’è una campagna martellante volta a sconsigliare il Jailbreak; visto che quei pochi che lo usano (a parte i cinesi che lo usano per bypassare la censura) lo fanno appunto per abilitare quelle due cose che sono artificialmente riservate a modelli che differiscono per infinitesimi di ordine superiore da quello che hanno in mano.

E intanto, ripeto da anni, 64 bit, 1, 2 o 3 GB RAM, 128 GB di memoria di archiviazione, multitasking, comparto grafico da spavento, Metal, schermi retina e non ci mettono ancora un cazzo di antispam.
Così adesso gli scassacazzi che vorrebbero venderci il Cialis o ingrandirci il pene oltre le misure dell’infelice la cui storia sta facendo il giro della rete, hanno da qualche mese anche a disposizione anche le glances di Apple Watch, il nostro stai-stressato? ce-l’hai-piccolo? da polso.

Dateci un maledetto buco

Vincono gli smartphone. In tutto questo ce n’è anche per CarPlay e Android Auto, appena sbarcati su alcuni modelli (Audi, Chevrolet, Hyundai) e in arrivo su molti altri (Audi, sulla nuova Opel Astra): ebbene, stando a J.D. Power un quinto degli intervistati non è interessato ai sistemi di mirroring per smartphone, un dato che farà inarcare qualche sopracciglio dalle parti di Cupertino o Mountain View. Stessa sorte per l’assistenza a bordo (OnStar, per fare un esempio) e i comandi vocali per dettare testi, con una percentuale di disinteressati che sale al 23 per la Generazione Y, quella dei millennial. La spiegazione, come detto, c’è: “In molti casi gli automobilisti preferiscono usare il proprio smartphone o tablet – sottolinea Kristin Kolodge, direttore del progetto J.D. Power – I dispositivi mobile rispondono ai loro bisogni, sono precisi e garantiscono una certa familiarità”. La traduzione in soldoni è una vera tegola per le Case: in pratica, i Costruttori “stanno investendo miliardi di dollari per funzionalità che non vengono utilizzate” dalla loro clientela.1

Sono anni che lo dico, e non solo qui, ma anche™ a qualcuno che conosco e che lavora nelle case automobilistiche.
Tutto quel ciarpame elettrico che popola le autovetture moderne, non serve ad un cazzo.
E non parlo della sofisticatissima provvidenziale benedetta elettronica applicata alla dinamica del veicolo ed ai motori, ma di tutte quelle colossali stronzate di cui sono infarciti gli abitacoli.

Intanto perché sarebbe vietato parlare al cellulare tenendolo in mano mentre si guida, ma non pare sia vietato programmare in assembler su un touchscreen da 5″ per alzare la temperatura del climatizzatore. Non è che è vietato parlare al telefono mentre si guida perché lo Stato ci vuole meno pettegoli; è per autoevidenti motivi di sicurezza.
Bene, quel che sfugge è perché tutte le stronzatone, che non siano telefonia cellulare mi raccomando, in auto sono non solo permesse ma perfino cool.
Premium.

E quando dico stronzatone lo dico per una serie di fatti:

  • manca il feedback tattile, quello che ad esempio ti può dare una manopola che gira, un pulsante che indietreggia a seguito di una pressione, ecc. Questi feedback ti consentono di non staccare lo sguardo dalla strada, ovvero una maggior sicurezza
  • sono fatti di tecnologia vecchia, obsoleta, per motivi imprescindibili: deve durare, vivere in condizioni estreme (macchina lasciata sotto al sole nel parcheggio di Catania-Fontanarossa per dieci giorni, hai presente? Sauris d’inverno, ecc.) e quindi deve avere dietro le spalle un lungo, dimostrabile record di affidabilità. Non è un caso se sulle stazioni spaziali si usano ancora i PowerPC G3
  • impossibilità di aggiornare con la frequenza necessaria; un po’ perché appunto è vecchiume, un po’ perché le case vogliono avere il controllo di chi sei e che fai e quindi ti costringono ad andare in officina. E però non vogliono che si sappia che fanno schifezze e quindi se va bene fanno di nascosto le migliorie in occasione dei tagliandi; che sono sempre più rari perché nel frattempo la tecnologia della meccanica – state per leggere una frase forte – evolve con più rapidità
  • le case vogliono farci i margini che non fanno sul resto; quindi ti fanno pagare questa immondizia come fosse oro
  • le case non hanno NESSUNA cultura informatica, nessuna attitudine all’usabilità ed all’ergonomia (spesso in generale ma in particolare nell’ambito dell’) informatica. Comprata da fornitori preoccupati solo di dimensioni DIN e CAN Bus, al ribasso
  • la virtualizzazione delle interfacce è un risparmio per chi fabbrica l’auto, ma è un costo addossato alla collettività.

Tutta questa merda è non solo inutile, non solo è la fonte principale di problemi delle “moderne” autovetture, non solo è pericolosa, ma sopratutto: è merda.
E nessuno vuole toccare la merda.
E nessuno, che magari ha sputato sangue per imparare tre cose sul telefono, perché non tutti sono informatici, nessuno vuole leggere trecentonovanta pagine del comodo manuale dedicato all’infotainment della macchina.
Io non faccio il DJ, io uso la macchina per andare da A a B.

Ma tutti siamo variamente innamorati dei nostri smartphone.

Bene, lo ridico per l’ennesima volta: tolte tutte le cose che DEVONO avere un feedback tattile come clima, fari, volume e preselezioni radio, ecc., cortesemente dateci un buco al centro del cruscotto, DIN per l’amordiddio DIN, nel quale possiamo mettere come accessorio una cornice dotata di un connettore di alimentazione per il nostro stracazzo di telefono, di iPad, di iPad mini, cazzi nostri, ok?!
Lì sopra abbiamo tutto, compreso il navigatore che non sembra un bancomat, la connessione cellulare, il WiFi, la musica, la rubrica, i comandi vocali, le foto del pupo, le app per il traffico, la collezione di sise, tutto quello che vogliamo avere sempre appresso.
E sapete cosa?
Ce lo portiamo sempre appresso.

Pensa che bello, invece che perdere tempo a progettare ed integrare cazzate nei cruscotti, noi vi chiediamo un buco.
Sul quale non dovete fare manutenzione, non dovete fare richiami, non rischiate di trovarvi davanti al ventilatore qualora si venisse a scoprire una falla di sicurezza e fate pure soldi perché quando cambio telefono, devo venire a cambiare il buco.

Se le case non lo capiscono e buttano soldi, cazzi loro; ma che il legislatore non capisca che tutta questa merda in macchina va vietata almeno quando essa è in movimento sono sonorosissimi cazzi nostri.

* * *

  1. Il rapporto J.D. Power – Flop Per La Tecnologia Di Bordo: “Gli Automobilisti Non La Utilizzano” – Quattroruote

Nella prossima versione la stampante termica integrata

Finalmente un SO per smartphone che permette di modificare il CSS o il JS direttamente sul telefono. Certo, se avesse anche un editor esadecimale sarebbe perfetto.

Da: ▶ Experimental New Version of Firefox_OS – YouTube.

Fine della differenziata

Finalmente si completa la transizione tra Telecom Italia (buuhh) e TIM (yupp) e l’integrazione (yeah) dei due siti, che tutti (yesss) attendevamo

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Un sito progettato per dare un solo tipo di risposte: quelle giuste.

È veloce, è intuitivo, è il nuovo strumento di ricerca. Mettilo alla prova, scoprirai quanto è semplice trovare quello che cerchi in tutte le sezioni del sito.

Schermata 2015-07-10 alle 16.11.48

Oh, hanno migrato tutto tutto, eh.
Camion unico, grande risparambio.

De(ce)rebranding

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Con l’ultima bolletta, tra le novità fantasmagoriche ce n’erano due:

1) la bolletta diventava mensile
2) il nuovo logo di Telecom Italia sarebbe stato tutto TIM

Mi arriva l’e-Mail con l’avviso delle solita bolletta bimestrale, vado sul sito per scaricarla e del logo TIM non c’è più traccia.
Pori sordi nostra…

Homepage | Telecom Italia.